Angelica, “Sconosciuti superstar”: recensione e streaming

Sconosciuti Superstar è il nuovo album di Angelica, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Factory Flaws, distribuito da The Orchard.

Sconosciuti Superstar è il terzo disco di Angelica, che, con un back to the roots, viene pubblicato lo stesso giorno in cui, cinque anni fa, è stato pubblicato il primo disco Quando finisce la festa. Composto da undici tracce e scritto con la partecipazione di Calcutta e Domenico Finizio, il nuovo album contiene un sound variegato ma omogeneo allo stesso tempo: si va dalla disco a ballate organiche, passando per chitarre distorte, synth e arpeggiatori senza strappi al motore, confermando l’abilità della cantautrice di mescolare tutto quello che le piace senza porsi limiti.

Ho iniziato a scrivere questo disco che ero molto arrabbiata persa, un po’ confusa. Poi, anche grazie proprio alla genesi del disco, alla sua lavorazione, alla scrittura che mi ha aiutata ad affrontare un sacco di temi, l’ho finito che ero una nuova persona. È stato per me un disco curativo ed evolutivo. Ho trovato la mia voce e ho cantato quasi tutto a casa, in una zona di comfort e di pace.

Questo anche grazie a Calcutta che ha messo a disposizione sempre le sue attrezzature e il suo tempo e a Pietro Paroletti (che ha prodotto quasi tutto il disco) e che si è reso disponibile a venire a Bologna spesso per lavorare in questo flow casalingo che dava un tocco in più alle canzoni, rispetto alle giornate canoniche a Roma in studio (che comunque abbiamo fatto, soprattutto nella prima fase dove abbiamo registrato anche le batterie con Alberto Paone). Questo modo di lavorare calmo ha creato una vibe di libertà e di relax intorno a ogni traccia che abbiamo registrato. Che fosse una parte di synth o una voce.

Perché Sconosciuti Superstar? Ero a Roma in una notte di zone rosse mentre facevo la promo al mio album precedente. Quella notte, su quel “democristiani, sconosciuti, superstar, ci si rivede quando il mondo finirà” si è accesa una luce e ho capito subito che il mio terzo disco si sarebbe chiamato così, un po’ come i tempi che viviamo, un po’ come diceva Andy Warhol, un po’ come l’altalena in cui ci muoviamo in questo mondo un po’ superficiale che, se non stiamo attenti, porta a sentirsi delle superstar per non sentirsi delle merde. Per compensare questa mancanza di equilibrio si tende ad esagerare sia in un senso che nell’altro ma il fatto è che non siamo né degli sconosciuti, né delle superstar

Angelica traccia per traccia

Angelica usa una parola che non sentivo da un po’ (“democristiani”) in Sconosciuti superstar, title track che si occupa anche di aprire l’album con modalità abbastanza vintage, un po’ sussurrando un po’ sensualeggiando, in un pezzo che finisce per divertire.

C’è un po’ di Viola Valentino nelle vene di Angelica, e lo dimostra Acqua ossigenata, un pezzo pop che corre e balla con leggerezza, a celebrare il fatto di aver finito le lacrime ma non le energie. “C’è una strofa da riempire solo per un’esigenza discografica“, ma la ragazza conosce il mestiere e lo padroneggia con maestria.

La chitarra impegna l’incipit de La mia metà, che poi accelera un po’, raccontando di come faccia schifo mezzo mondo (solo mezzo? C’è troppo ottimismo qui). Concetto interessante quello di Contromento: “Vorrei annegare in libertà” è la richiesta, anche se poi si parla di feste, di balli lenti, di luci strobo, in un pezzo soffice e strano.

Il synth dardeggia un po’ in SOS, anche se il contesto in cui ci si muove è sempre molto morbido e confidenziale, a dispetto anche di una chitarra un po’ Strokes. Ci si ferma un attimo a ringraziare, ma non necessariamente per elogiare: Grazie a te ho imparato cos’è l’odio“, ci racconta questo breve intermezzo.

Si cita Mina in Non rispondo, canzone che viaggia sulle negazioni e su un background musicale abbastanza scarno ma significativo. Ecco poi la disinvolta, e piuttosto calcuttiana, Milano Mediterranee: “guai a chi si ferma” nella metropoli, tra le luci e i pescecani.

Me lo tengo per me torna a toni intimi, anche se soltanto per poco: “Lo sai che credo nei miracoli/ma non credo in me“, mentre il battito cresce e le idee sfarfallano quasi quanto i suoni.

Si ritorna a concetti marini con Bye Bye, che nuota fra la gente senza salvagente. Qui l’ambiente sonoro è molto scuro ma senza minacce, anzi con qualche abbraccio tra funk e blues.

Voci mescolate e con l’eco aprono Surfare, che conclude il disco con immagini (ancora una volta marine) tutto sommato dotate di una certa leggerezza, a dispetto della malinconia.

Testi scritti bene, nessun esibizionismo vocale, grande senso pop: Angelica arriva al terzo disco sapendo bene quali leve tirare e come muoversi, nonché con chi collaborare per fare un disco divertente e intenso, che mostra molte facce ma senza perdere neanche un briciolo di coerenza.

Genere musicale: pop

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