Federico Baroni: senza tanti fronzoli

È disponibile nei negozi e su tutte le piattaforme digitali Non Pensarci (Artist First), l’album di debutto del busker e cantautore romagnolo Federico Baroni.

Hai già qualche anno di carriera alle spalle ma sembra che questo album sia decisamente una svolta per te. Come ci sei arrivato?

Sì, come hai detto ho un po’ di anni di sana gavetta e live alle spalle, fatte tra strada, piccoli e grandi palchi. Questo disco non è che il riassunto di questi 5 anni di musica ed esperienze personali. Un insieme di tantissime emozioni che ho trovato il modo di raccontare con questo disco, che rappresenta ovviamente una svolta per me. Un punto di arrivo e allo stesso tempo un punto di partenza.

Racconti che quasi tutte le canzoni del disco sono autobiografiche. Metterti a nudo nelle canzoni ti è risultato naturale o hai fatto fatica?

In realtà no, non ho fatto fatica poiché non è stata una scelta pensata ma nata in modo molto naturale. Mi è sempre piaciuto parlare in modo semplice e diretto, senza tanti fronzoli, è così è stato anche per il disco. Non ci sono storie inventate ma solo esperienza vere, che ho vissuto in prima persona e che ogni sera sentivo il bisogno di raccontare tramite una frase, un suono, una parole... una canzone. 

La maggior parte dei brani sono stato scritti di getto, non impiego quasi mai più di due giorni per finire una canzone perché penso sia qualcosa di vivo che vada raccontato subito. Su alcuni dei pezzi del disco ho lasciato la prima bozza registrata della voce, in camera mia, perché in studio non riuscivo mai a rifarla con la stessa empatia. Volevo che arrivassero all’ascoltatore le stesse vibrazioni che avevo nell’esatto momento in cui l’ho scritta. Sono convinto che anche inconsciamente le persone sappiano riconoscere e preferiscano qualcosa di sincero da qualcosa di costruito e io con le mie canzoni vorrei essere più sincero possibile. Ci tengo molto.

Puoi raccontare qualcosa della tua esperienza da busker?

È l’esperienza più bella che un artista possa fare. Ho iniziato a suonare per strada dopo un viaggio di due mesi in Inghilterra da solo. A Liverpool ho provato per la prima volta a suonare per strada e mi sono detto: "Che figata! Appena ritorno in Italia devo fare questo". Da lì ogni weekend andavo in via del Corso a suonare. Piano piano venivano sempre più persone.

Il primo Summer Tour nel 2014, il primo Street tour all’estero, a Londra, nel 2016 e poi in giro per tutta Italia fino a oggi. Le persone che si fermano lì lo fanno soltanto se gli trasmetti qualcosa. Nessuno è obbligato o forzato. Questo è il modo più vero di fare musica e di capire se hai davvero qualcosa da dire e da trasmettere o no. L’esatto opposto del talent, che, per quanto sia una esperienza che consiglio per farsi notare (se fatta con la testa) spesso influenza l’opinione del pubblico con tantissime variabile che poco hanno a che fare con la musica. Consiglio a tutti i musicisti di provare almeno una volta a suonare per strada. È un’esperienza che ti cambia.

“Diverso” tratta di omosessualità. Vorrei sapere come nasce la canzone

Ho definito anche questa canzone autobiografica, seppur l’abbia scritta per un mio amico, perché in molte sue parole mi ci sono ritrovato anche io. La canzone è nata in seguito a una confessione che questo mio amico ha voluto fare con me, dichiarandomi per la prima volta di essere omosessuale.

È stato come uno sfogo, mi ha raccontato tutto quello che aveva dentro e appena sono tornato a casa ho scritto questa canzone quasi semplicemente riportando le sue parole, le sue frasi. Nelle strofe è lui a parlare, mentre nel ritornello sono io che gli rispondo. La sua paura, il suo timore di essere definito diverso l’ho sentito molto vicino alle emozioni che stavo provando io in quel periodo, in bilico tra ciò che gli altri volevo per me e ciò che invece volevo fare io della mia vita. Fare musica.

Hai alle spalle esperienze con “X Factor”, “Amici”, “Sanremo Giovani”. Se dovessi dare un consiglio a un diciottenne che pensa di fare una strada simile alla tua, quale sarebbe?

Prima di arrivare a fare un’esperienza del genere cercate di fare più gavetta possibile. Suonate ovunque, anche gratis, per farvi le ossa e cercare di arrivare il più preparati possibili. Sia a livello artistico, con un progetto già avviato, sia a livello personale. Dovete essere sicuro di ciò che volete fare e non farvi condizionare dalle pressioni alle quali inevitabilmente, in situazioni del genere, saresti sottoposti.

E soprattutto non guardate mai il talent come un punto di arrivo ma sempre con un mezzo per arrivare dove volete. Un progetto solido che dura nel tempo si costruisce passo dopo passo, con tanta calma. A ogni modo è un’esperienza che consiglio di fare perché a me ha fatto aprire gli occhi e fatto crescere molto.

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