La “confezione” è quella di un kolossal, almeno per i canoni della musica indipendente italiana: il mastering di Joe Lambert (Animal
Collective, The National, Deerhunter), le collaborazioni con Laura
Burhenn e Orenda Fink, la recensione (ancorché fortemente discutibile) su Rolling Stone.

Ma chi se ne frega della confezione: quello che conta è la sostanza, e su Circles, il nuovo disco firmato dai News for Lulu di sostanza ce n’è davvero molta.

Il quintetto pavese (composto da Matteo Baldrighi, Nicola Crivelli, Emanuele Gatti, Andrea Girelli, Umberto Provenzani) prende il nome da un disco dell’88 di Zorn, Frisell e Lewis.

Quello dei NFL è pop, non c’è dubbio, ma sciacquato nelle migliori acque d’Inghilterra e d’America, profumato di modernità ma con un occhio molto attento a ciò che dell’antico può servire.

Il coretto (un po’ Killers) e il ritmo di basso quasi disco dance che introducono Into nowhere possono risultare fuorvianti, infatti la band abbassa presto i toni e vira verso acque più tranquille.

Ma se la prima canzone del disco sfiora i cinque minuti, a partire da Spring burns che segue si scende sulla classica distanza dei tre minuti, e non la si lascerà che per rari episodi: il pezzo in questione provoca sensazioni sparse e reminiscenze che vanno dai Lush agli Suedehead e oltre, mostrando buone qualità complessive.

Follow and run muove il discorso su piani morbidi e sfrutta appieno le qualità vocali delle pregiate ospiti, il tutto con una disinvoltura rimarchevole. Grin and bear it viaggia ancora a ritmi molto moderati e li adorna di cori, ma lascia più spazio all’elettricità della chitarra.

Si continua con Eagles, scintillante fra i chiaroscuri, che lascia spazio a Say Hello with a Wave, che fa salire il livello di intensità e segnala un buon lavoro di chitarra.

Più veloce il ritmo di New Year’s Eve, presumibilmente il cuore del disco, che accelera i ritmi di batteria e utilizza tutti gli ingredienti a disposizione per costruire un piccolo mondo pop.

Rain inizia con un battito e si avventura su sentieri quasi minimalisti, prima di correggere la rotta (e di far pensare ai Supertramp, o agli Wilco, o a chi preferite voi, purché di livello).

Molto più acustico il lavoro su Your Uniform, mentre Flowers in the oven si muove su accordi di pianoforte e su controversie sonore ridotte ad armonia.

Oh no si identifica per uno dei pezzi più aggressivi del disco, di cui però non deve sfuggire l’ottimo groove di basso e il lavoro acido della chitarra. Chiusura piuttosto pacificata che si affida a Circles, che rientra in parte in ambito dream pop, ma senza esagerare con gli svolazzi.

Le canzoni dei News for Lulu godono di una struttura solida, di piedi saldamente ancorati a terra pur con una testa sognante nei cieli dell’indie.

Il giudizio in ogni caso, è chiaro: quanto dista Pavia da Londra, New York, Omaha o Detroit? Un po’. Ma ascoltando il disco dei News For Lulu si direbbe che stiano a poco più di un battito di ciglia.