Un’ondata di shoegaze, pischedelia, post rock, nostalgia di anni Ottanta e Novanta sembra attraversare la musica indipendente italiana, di questi tempi: al filone si iscrivono, a pieno titolo, anche i Kisses from Mars, che però sono tutt’altro che dei novellini.

La band ravennate infatti è attiva da diversi anni e ha prodotto di recente un nuovo lavoro, Not Yet, che si caratterizza per sonorità fluttuanti, una certa libertà nell’uso della chitarra, pensieri mai troppo tranquilli.

Il disco si apre con Dissolves, vasta e un po’ malinconica ballad costruita su evoluzioni di accordi in cui la voce arriva molto tardi e preferisce la recitazione al canto.

Dopo le esplosioni finali del pezzo precedente, arriva (She is) Naked in the rain: un nemmeno troppo sottile filo d’inquietudine percorre tutta la lunghezza della canzone, a causa di una sezione ritmica piuttosto ossessiva nei comportamenti.

Dreams risponde perfettamente al titolo: un percorso strumentale onirico tra suoni morbidi, anche se la sensazione di irrequietezza non si spegne mai. Butterfly si muove sugli stessi paesaggi eterei, ma con un cantato corale che aggiunge forza al pezzo.

Molto meno scintillante il tessuto di Land of Starshine, che parte muovendosi su acque oscure: la chitarra prende il sopravvento con gradualità. Il disco termina con i quindici minuti di cammino al buio che prendono il nome di Not Yet: una marcia lenta e intensa, si direbbe anche dolorosa, anche in questo caso guidata dalla chitarra.

Possono tornare in mente dischi degli Arab Strap, si possono fare paragoni anche più antichi, più o meno tutti situati nell’arco costituzionale che va dall’indie rock allo shoegaze al dream pop eccetera.

Ma è la sostanza a contare: la forza che i Kisses from Mars esprimono all’interno di questo disco, completo e complesso, non si può sottovalutare. “Not Yet” si connota per coraggio e intensità, è vibrante dall’inizio alla fine e si lascia alle spalle un’aura pensosa davvero notevole.