Fuori Buconero, il nuovo singolo de La Trappola di Dalian. Si tratta di un brano cupo, con chitarre arrabbiate. Abbiamo rivolto qualche domanda alla band.
Ciao, come è nato il vostro nome d’arte La trappola di Dalian?
Dalian era il cane di Alessio, il nostro batterista. Quando facevamo le prove nella sala accanto al cortile dove si trovava (tuttora la stessa), ci vedeva arrivare con gli strumenti e iniziava subito ad abbaiare in modalità “guardiano”. In quei momenti non era proprio molto amichevole ed era un po’ come sentirsi in “trappola”. Era la nostra mascotte, la costante del nostro progetto. Quella variabile che non poteva mai cambiare. Il nome della band nasce da questo.
E’ uscito da poco Buconero, come è nato questo brano?
Questo brano è nato perché siamo rimasti sconvolti dalla vicenda di Paolo Mendico, il quattordicenne di Latina che si è tolto la vita lo scorso anno perché vittima di bullismo da parte dei suoi compagni di classe. È una tematica che ci tocca parecchio per varie ragioni e volevamo mandare un messaggio attraverso la musica: bisogna ricordare sempre che chi abbiamo davanti ha un’anima che merita rispetto e che le parole hanno un peso!
C’è un verso di “Buconero” che racchiude meglio il significato dell’intero brano?
“Ho visto quelle facce ben impressa nella mente, la stessa gente che mi ha condannato senza dire niente” è la frase più intensa del brano perché racchiude la nostra denuncia nei confronti di un sistema omertoso, immaginando che chi è vittima di bullismo e sta per compiere un atto estremo, negli ultimi istanti, veda la sua vita scorrergli davanti agli occhi e con essa anche le facce delle persone che gli hanno fatto del male e che hanno fatto finta di nulla.
Il rock è sempre stato un linguaggio di denuncia. Pensate che oggi abbia ancora la forza di scuotere le coscienze?
Come dicevamo prima, le parole hanno un peso: se si scrive un brano sincero e con le parole giuste, che arrivino al cuore dell’ascoltatore, allora sí, il rock può avere ancora la forza di smuovere le coscienze.
Se poteste far ascoltare “Buconero” a una sola categoria di persone chi scegliereste e perché?
Sicuramente gli studenti, perché i giovani possono fare la differenza. Possono fermare il bullismo denunciando gli episodi all’istituzione scolastica e sostenendo con intelligenza e coraggio un compagno di classe, un amico o un conoscente. Molto spesso il bullo continua a fare ciò che fa perché nessuno interviene per mettergli un freno. L’azione collettiva e l’intelligenza emotiva possono fare la differenza.
Cosa vi augurate che accada dopo l’ascolto di “Buconero”: una riflessione personale o una discussione collettiva?
Ci auguriamo che questa canzone arrivi a più giovani possibili e che la famiglia di Paolo possa sapere che la sua storia non è stata dimenticata.
Guardando al futuro, quale argomento sentite l’urgenza di raccontare nelle vostre prossime canzoni?
Ci sono tanti argomenti di cui abbiamo urgenza di parlare e lo abbiamo fatto nei brani che usciranno da qui al 2027. Preferiamo però parlarne a tempo debito. In un modo o nell’altro, per un artista, qualsiasi brano scritto è una sorta di urgenza espressiva.

