Quarto e nuovo disco per i Cosmetic: con Nomoretato tutto fa pensare a una ricerca di maturità per la band (qui la recensione), che abbiamo il piacere di proporre come prima intervista del 2015.
Quarto album e nuovo cambio di formazione: mi sembra che “Nomoretato” voglia in molti sensi essere una prova di maturità da parte vostra. Sbaglio?
Tutt’altro, è un disco in cui ci siamo tolti parecchi sfizi che prima avevamo paura fosse troppo presto per concederceli! Se c’è della maturità speriamo vivamente che non offuschi la voglia di divertirci che abbiamo e che avevamo nei giorni in cui l’abbiamo registrato!
Per la prima volta vi siete affidati a un produttore esterno: perché? Come è stata l’esperienza?
Claudio è prima di tutto un musicista anche lui e per caso ci eravamo trovati a parlare di tecniche di registrazione, legate dapprima a come i Granturismo avevano fatto il disco, la sua band, e di lì a poco ci siamo trovati a considerare seriamente l’idea di coinvolgerlo in veste di produttore e siamo molto contenti del risultato!
Brani acustici, registrazione su nastro e perfino ascolto di musica soul durante le registrazioni: state cercando di cambiare direzione oppure è soltanto un processo di completamento?
Più che di completamento parlerei di un temporanea “zoomata” su di un altro aspetto finora poco esplorato; un paio di brani acustici ci sono sempre stati su ogni disco, e un certo tipo di registrazione su nastro sottolinea un aspetto che specialmente a Bart era sempre interessato ovvero il “low-fi” la registrazione a bassa fedeltà che ha sempre caratterizzato i nostri brani almeno in fase di pre-produzione casalinga.
Per esempio in Conquiste c’è un brano che in pochi hanno notato ma è stato tenuto l’originale delle pre-produzioni e ha un suono molto sporco, Lo Spavento.
Mi ha incuriosito molto (anche per il titolo) “Occhi gialli sull’isola del mondo”: come nasce?
Quel pezzo era nato come uno strumentale con quel ritmo sghembo poi durante i mesi delle prove abbiamo aggiunto sempre un nuovo pezzo ed è arrivato a diventare una sorta di suite con tanti elementi in ballo, per prima cosa abbiamo aggiunto la voce, poi i cori e la variazione col pianoforte, poi la divagazione strumentale al centro e infine il finale noise, e per noi è diventato una sorta di “mondo a parte” nel disco come se fosse un mondo piatto fatto a isola popolato da un etnia con problemi al fegato.
