Loris Dalì pubblica Quasi morti, brano incluso in un ep di prossima uscita, in cui l’artista riflette con ironia e disincanto sul confine tra la vita e la morte. Il testo si sviluppa come un dialogo sospeso, forse tra un “appena morto” e un “ancora vivo”, fino alla conclusione in cui emerge la consapevolezza di aver sprecato tempo ma di possederne ancora. L’idea di sentirsi “quasi morti” diventa così un modo alternativo per riaffermare la propria vitalità.
Un brano fuori dagli schemi
La canzone si discosta dalle convenzioni più diffuse nel panorama discografico contemporaneo, sia per la durata – cinque minuti e mezzo – sia per l’approccio produttivo. Dalì è entrato in studio con alcuni musicisti che lo accompagnano da tempo, protagonisti a loro volta di diversi progetti artistici come Giulia’s Mother, Bolena, Maltese e Monkey Talkie Project. L’incisione è avvenuta in presa diretta, restituendo un suono autentico e immediato, nato nel corso di una sola giornata di registrazioni.
Il videoclip e la dimensione collettiva
La forza di Quasi morti risiede nella sua semplicità, documentata anche dal videoclip: una ripresa fedele di sette musicisti che suonano insieme in una stanza, senza artifici né montaggi. Alla batteria Carlo Fasciano, alle percussioni Giorgio Barberis, al basso Paolo Fasciano, alla chitarra acustica grifobomboclat, alle tastiere Paolo Adduce, alla chitarra elettrica Andrea Baileni, mentre Marcello Nigra cura l’audio e il video.
Le parole dell’artista
Dalì descrive così la genesi del brano:
A Torino, dopo due concerti dal vivo, siamo entrati in studio per registrare questa canzone con alcuni vecchi amici, tutti musicisti di grande sensibilità. Dura più di cinque minuti, ha una lunga coda strumentale e l’argomento è tutt’altro che divertente. Forse Quasi morti è la canzone giusta per non avere successo
