Lostatobrado, “Ahimé”: la recensione

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Lostatobrado, band bolognese composta dai musicisti e sound designer Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra pubblica il suo nuovo album Ahimè per Locomotiv Records.

Ahimè è espressione sonora e immaginifica del desiderio di riuscire a vivere nel qui e ora, riscoprendo quel contatto con noi stessi e con la natura che ci circonda, nonostante tutte le incoerenze, incognite e assurdità della contemporaneità: un elogio alla bellezza della temporaneità della vita, perché è proprio lì che risiede la nostra unicità. 

Con le sue otto tracce dalla struttura circolare, Ahimè ritrae un mondo allo scompiglio, una caotica messa in scena in cui ognuno sceglie le proprie maschere per recitare le proprie parti. Un viaggio personale e collettivo tra musica e immagini, per riabbracciare la nostra essenza e quella del mondo. Perché in fondo, l’unica cosa che davvero conta sul grande e caotico palcoscenico della vita è trovare il proprio ruolo da recitare, scoprire il proprio modo di vivere nel presente.

Lostatobrado traccia per traccia

Il disco de Lostatobrado si apre con Tane: un inizio con tratti drammatici e molto marcati, intenso e appassionato, con caratteristiche cantautorali a prescindere dalle sonorità elettroniche. Il pezzo si allunga a definire panorami cupi e dolorosi.

Più allegra e saltellante, ma forse in modo paradossale, Auguri, che ha un retrogusto di canzone popolare, allineata lungo un battito regolare e piuttosto antico.

Un battito, invece, rimbalzante quello che caratterizza Chiome, che si sviluppa da un’introduzione minimale per allargarsi gradualmente, con piccoli suoni a loop per compiere un viaggio a più tappe, sia dal punto di vista ritmico, sia da quello emozionale.

La commistione folk/elettronica torna di attualità con (Ancora) Auguri, una reprise e anche un intermezzo prima di un altro intermezzo, quello ancora più breve e poetico di Sveno.

Ecco poi Pergole, altro brano che parte molto piano per poi allargarsi e farsi clamoroso e vibrante. Una forte aspirazione verso l’alto si registra in un brano che alla fine si fa, appunto, aereo e leggero, sfumato e tratteggiato, fino a una voce lirica finale.

Rintocca la campana di Ahimé, prima di lanciarsi in un sentiero luminoso iperaccelerato e sintetico, che arrangia le proprie dinamiche secondo logiche potenti e aggressive, finendo in un parossismo molto rumoroso.

Chiusura più stabile quella che è assicurata da Cusna, molto contemplativa e animata da caratteri ancestrali.

E’ un incontro curioso e singolare quello che si celebra nel disco de Lostatobrado, forte utilizzatore di elettronica ma evidentemente animato da sentimenti e origini molto terrene, nel senso della terra e dell’origine, nonché delle radici della canzone, con qualche accenno lirico o giù di lì.

Non a caso la definiscono “musica elettroacustica post-agricola”, per un genere che salta via del tutto la fase elettrica e urbana, con tutte le sue ansie. Ma la parte più importante è la scrittura di un disco intelligente e plastico, capace di innovare e di rispolverare antichità nel contempo, con una cura del dettaglio importante.

Genere musicale: elettronica, alternative

Se ti piace Lostatobrado ascolta anche: Muriel

Pagina Instagram Lostatobrado

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