Migliaia di Frammenti di Luce è il titolo che Luframilia ha scelto per il suo album d’esordio come solista. Un disco frutto del lavoro di anni. Pur non essendo stato ideato come concept album, Migliaia di Frammenti di Luce è collegato da una sorta di filo conduttore che lo caratterizza come espressione di estremi: il contrasto fra buio e luce, staticità e movimento,  paura e coraggio, rabbia e amore…

“Migliaia di Frammenti di Luce è un album che si può ascoltare di notte, nella propria stanza, tra le proprie angosce periferiche, dentro rullantoni scuoti-anima, chitarre distorte di ansia e plettrate in cerca di speranza, mentre fuori dalla finestra le luci dei palazzi si mischiano a quelle delle stelle.” — Luframilia

Luframilia traccia per traccia

Dopo Eclisse, introduzione piuttosto drammatica, ecco il punk rock (ma molto esteso nel tempo e soggetto a cambi di scenario) di Caos, piuttosto sorprendente e incendiaria.

Il rock non è un episodio: Resisto e non combatto picchia altrettanto e si rivela (a dispetto del titolo) altrettanto combattiva.

Parte piano L’eremita postmoderno, uno dei brani già presentati come singoli, ma a dispetto delle premesse anche qui si fa largo un sound apertamente rock e un testo che incita alla rivolta personale.

C’è un po’ di Working Class Hero all’interno di ROAC (certo “La società/si nutre di te/come fossi un bigné” Lennon difficilmente l’avrebbe scritto).

Dimensioni acustiche quelle di Migliaia di frammenti di luce, title track, ballata e momento di tranquillità benvenuto. Si torna però a picchiare molto presto: ecco infatti Nel vuoto, altro brano dalle sonorità esplosive.

Gravitazionale è un mid-rock che sa di anni Novanta. Parte con calma Viaggio nel tempo, un po’ più sognante degli episodi precedenti, con esiti però ascendenti a livello sonoro.

Non pulite questo sangue attacca in modo veemente, sostenuta da un drumming potente e da un cantato molto fitto. Amori telecinetici torna all’acustico e al sognante.

Si va sul funereo con Estrema Unzione, brano scarno e adirato. Si parte da concetti di oblio con Dimenticare la polvere, altro brano che parte piano e accelera di colpo.

C’è anche il violino, insieme a una voglia di fuga, in Apocalisse, che chiude con dolcezza un album piuttosto aspro.

A dispetto dell’apparenza tranquilla, Luframilia ha evidentemente un cuore rock e un’attitudine da contestatore, che nel suo album d’esordio emerge in modo plateale. Non tutti i brani del disco sembrano perfettamente a fuoco, ma suonano tutti molto sinceri. Certo un po’ di selezione e un po’ di sintesi avrebbero aiutato.

Genere: rock

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