Produci, consuma, crea è il secondo disco di Matteo Crea, prodotto da Michele Mariola, per Edizioni di Zona e distribuito da The Orchard Italia. Il lavoro è stato registrato, mixato e masterizzato da Cristiano Gizzi presso il Vault Studio di Roma.
Matteo Crea, cantattore fiorentino classe 1995, è stato definito come una delle voci più originali della sua generazione, grazie alla sua scrittura diretta, ironica e profondamente contemporanea.
Fin da giovane scrive canzoni e monologhi, suona la chitarra e recita. Nel 2006 debutta al cinema con N (Io e Napoleone) di Paolo Virzì e nel 2014 è protagonista in Short Skin – I dolori del giovane Edo di Duccio Chiarini. Nel 2022 interpreta Iacopo, uno dei tre protagonisti del film Margini di Niccolò Falsetti, pellicola selezionata alla Settimana Internazionale della Critica della Mostra del Cinema di Venezia che gli vale due prestigiose nomination come Miglior Canzone Originale: ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento.
Parallelamente, la sua carriera musicale prende forma: nel 2022 pubblica il suo primo album, Io non sono mai felice, per Latarma Records/BMG Italia. Il disco, che affronta in modo poetico e diretto temi come la salute mentale, il sesso, i giovani e il lavoro, gli permette di esibirsi in tutta Italia, aprendo anche il concerto dei Green Day al Firenze Rocks e consolidando notevolmente la sua fan base. A partire da febbraio 2024 Matteo lancia un nuovo progetto live, un mix di monologhi teatrali e canzoni d’autore che presenta nei teatri e nei club nei panni di un bizzarro “Agente Immobiliare”.
Matteo Crea traccia per traccia
Introduzione apre il disco e grazie alle note di un pianoforte lontano e il rumore di bambini che giocano, proietta subito l’ascoltatore all’interno di una cornice sonora legata alla nostalgia e ai ricordi. Il megafono, onirico, enuncia: “Produci, consuma, crea”, omettendo una sola lettera allo slogan capitalista “produci, consuma, crepa” e aprendo la riflessione sulla possibilità dell’uomo di generare e creare, nonostante il sistema che si trova ad attraversare e, spesso passivamente, accettare.
Prosegue con un carattere ironicamente estivo Abitudine, primo dei due singoli pubblicati in anteprima, che affronta la voglia e la difficoltà di uscire da una routine che fossilizza.
Anticipata dalla voce di Matteo Cannalire, Produci consuma crea, traccia che dà il nome al disco, ha un tono decisamente più tagliente. La produzione esalta bene il testo, che non si risparmia nelle critiche. Crea, qui, sembra voler dare corpo sonoro alla sensazione generale di frenesia e soffocamento che spesso la società porta a vivere: il riff di basso è serratissimo e la ritmica trascina il brano fino alla fine, in cui l’accumulo di melodie non dà respiro e porta a un epilogo quasi gridato.
Al centro, spicca Gatto nero, una ballata molto ben riuscita, pulsante di significato e ascoltabile su vari livelli. Musicalmente si possono notare, nelle seconde voci, chiari riferimenti a un folklore vocale primitivo, quasi magico, accostati invece alla tenerezza di una serenata chitarra e voce. Testualmente questa canzone ribalta il senso della paura, raccontando che è difficile trovarsi in un mondo in cui tutto spaventa, tranne le cose tradizionalmente riconosciute come terrificanti.
Intermezzo, monologo messo in musica, raccoglie le riflessioni mosse sino a ora, introducendo un nuovo punto di vista, quello della disillusione adulta. L’arrangiamento rende tridimensionale la riflessione, portandola a essere più commovente che cinica.
Tuo padre continua il discorso, descrivendo una frattura generazionale tra i giovani che lottano e il disincanto dei grandi, che credono che non sia più necessario farlo. Sulle stesse sonorità prosegue Milioni milioni che ironizza sul feticismo dei numeri (“milioni di visualizzazioni, milioni di cuori, milioni di soldi”) contrapposto a quello che è il vero desiderio di un artista: creare poesia, fare la differenza e “scrivere canzoni”, spesso a discapito di una popolarità numerica, fasulla o reale che sia.
Canzone per noi è una dichiarazione d’amore verso le persone che abitano l’universo affettivo di Matteo, che lui protegge dal racconto pubblico che da di sé ma a cui confida di ispirarsi. Conclude il lavoro Nel mondo che ho in testa, in cui il cantante progetta un futuro utopico seppur possibile, sognato ma realizzabile.
Produci consuma crea prosegue un solco già tracciato nei lavori precedenti: Matteo Crea non si trattiene dall’indagare il mondo fuori di sé, per criticarlo e maledirlo, ma lo usa anche come specchio di se stesso, delle proprie paure e fragilità.
Le tematiche di cui tratta non sono il suo solo punto di vista ma rappresentano la voce di una vera e propria generazione, che non fatica a riconoscersi nelle sue riflessioni, nei suoi dubbi o nelle sue speranze e a sentirsi, dunque, vista e rappresentata. Nonostante una testualità a tratti complessa da seguire, Crea mostra melodie curate e una produzione molto elegante, capace di conferire una leggerezza inaspettata che, senza banalizzare, risulta essere necessaria.

