Con un passato, agli esordi, come batterista dei Julie’s Haircut, Giancarlo Frigieri si è incamminato poi per la propria strada. Che, va detto, è piuttosto produttiva: si chiama Troppo tardi infatti il settimo disco della sua carriera, il primo da Distacco del 2014.

Tra canzoni elettriche e riferimenti classici, tra esperimenti vocali e invenzioni di vario tipo, Frigieri misura la propria ispirazione con un disco dalle molte facce.

Giancarlo Frigieri traccia per traccia

Il disco si apre su Nakamura (non è dato sapere se ci siano riferimenti all’omonimo centrocampista della Reggina e del Celtic Glasgow di qualche anno fa, ma comunque): con un forte e robusto contorno noise, il brano si articola come una sorta di ballata elettrica, sotto la quale non è difficile scorgere l’impronta del cantautore (con qualcosa in comune con Guccini, e non soltanto per la “r” moscia, né per la provincia di provenienza).

Si passa poi attraverso Galleria, che al contrario della traccia precedente appoggia il testo su un tappeto molto minimale, che si ispessisce nella seconda parte della canzone. Nel mondo che faremo si muove nei vasti territori che stanno tra il folk e la dance, con qualche tocco oriental-tzigano, vagando apparentemente senza una direzione chiara.

Totalmente diverso l’umore di Elicotteri e cani, che ha l’andamento della ballata intensa e malinconica, instillata di chitarra elettrica e con il mood della canzone “old style”. Il limite ha caratteristiche acustiche, un ritmo moderato e un cantato molto fitto: un buon brano alt-pop che può far pensare a ottime band italiane contemporanee.

Si passa rapidamente a Motivi familiari, che tra lente melodie mediterranee instilla un loop della frase “ti amo”, detta però in finlandese, a mo’ di ritmica sottostante: una storia d’amore, evidentemente, con un finale non proprio zuccheroso.

Il basso “a voce”, tipo Bobby McFerrin, caratterizza Fiori, che per il resto può contare su una chitarra elettrica color blues acido. Si chiude con la dolce Il chiodo, dolce per quanto riguarda le sonorità, anche se il testo ha un chiaro retrogusto amarognolo, anche se talvolta ironico, come in buona parte del disco.

Dire che un disco è “interessante” potrebbe sembrare analogo a definire una ragazza “simpatica”: e invece no, il disco di Frigieri è proprio degno di interesse, perché c’è un lavoro intenso sia per quanto riguarda i testi, non immediati ma appunto degni di interesse e approfondimento, sia per sonorità giocose e articolate.

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