Leon Faun, “Fase Rem”: la recensione

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Esce Fase Rem, il nuovo album di Leon de la Vallée, in arte Leon Faun, per Walkin’ Records, distribuito da The Orchard. Anticipato dai singoli Polvere da sparoBuia melodia e Mon amour, il progetto arriva a due anni dal precedente lavoro e si presenta come un viaggio emotivo che attraversa inconscio, dormiveglia e risveglio. Il percorso culmina simbolicamente proprio con l’uscita dell’album e il ritorno artistico e personale di Leon Faun nella scena rap.

Il racconto si muove dall’oscurità verso una luce ancora instabile, in una dimensione sospesa in cui opposti come sogno e realtà, ombra e chiarezza, continuano a convivere. Il tema centrale è quello del sogno, inteso non solo come esperienza notturna ma come spazio percettivo e creativo. Il disco nasce infatti dall’esigenza di ritrovare spontaneità e libertà espressiva, abbandonando sovrastrutture e aspettative per tornare a una dimensione più autentica del fare musica.

Leon Faun, traccia per traccia

Il disco si apre con Polvere da sparo, un brano ruvido e nervoso, costruito su un flusso fitto di immagini urbane, rabbia e fragilità, soprattutto nel finale. Sayonara lavora su un immaginario diverso. Il testo impulsivo, che si sviluppa come un susseguirsi serrato di immagini, racconta relazioni tossiche, palco, soldi, ego e tradimento.

Molto accattivante il beat di Mon amour, prodotto prevalentemente a partire da sample ritmici e vocali. Il ritornello resta nella testa, diretto e convincente. Il tema centrale è una relazione che continua a tirare verso il basso: desiderio, rabbia, dipendenza emotiva e fuga si mescolano in modo diretto, in un racconto pieno di riferimenti alla cultura pop.

Due ore, dal carattere decisamente più narrativo, sposta l’attenzione sul conflitto interiore dopo la fine di una relazione. La propria interiorità è rappresentata come un rifugio, ma anche come luogo di attesa snervante e portale verso un mondo ancora più tormentato.

Network feat. Sick Luke è una traccia nervosa, attraversata da una grande urgenza espressiva, che racconta il sovraccarico del sentirsi fuori posto. La sensazione di disconnessione non è solo tecnologica, ma anche emotiva e artistica.

Con Scissione il disco sembra cambiare rotta. La produzione si arricchisce e comincia a emergere la tridimensionalità di un genere più teatrale. La traccia è bipartita: da un lato una cupa riflessione disillusa, con sonorità molto vicine a quelle della colonna sonora di un videogioco; dall’altro una base più prossima a una ballad hip hop.

Buia melodia, uno dei singoli che hanno anticipato l’uscita del disco, si infila perfettamente nel solco del fantasy rap.

Niente da Far West è preceduto da un’introduzione recitata, Il risveglio. E’ un pezzo “country” in cui Faun mostra che la sua cifra è sperimentare non soltanto tra i linguaggi, sommando teatro, musical, melodie e videoclip estremamente curati, ma anche tra i generi. Il risultato è una traccia molto piacevole, tra le più brillanti e accattivanti del disco.

Decisamente più urban, Morti d’amore decolla con un ritornello pop-punk efficace, divertente ed estivo. La linea punk prosegue con In punta di piedi. Qui l’artista propone immagini chiare e una melodia coinvolgente, che rende il ritornello ancora già cantabile: “Resti in punta di piedi per non svegliarmi da quest’incubo che sei. Guardi me come se dovessi cambiarmi, dovessi ammazzarmi… ancora

Con Ultimi secondi si torna a un immaginario fantastico. La produzione, più eroica e scura, viene impreziosita da scelte vocali molto interessanti nel ritornello, svuotato e affidato alla voce sintetizzata. Un valzer, con una voce femminile, chiude il disco con l’ultima traccia, la title track Fase Rem. La canzone mostra una doppia anima interessante: da una parte l’apertura quasi sentimentale, molto melodica; dall’altra una scrittura più rap, cinica e disillusa, su sesso, soldi, hype, Milano, industria e vuoto.

Fase Rem si configura come un invito a recuperare autenticità e a rimettere al centro i propri sogni, intesi come aspirazioni profonde. Più che un racconto lineare, l’album si sviluppa come un’esperienza emotiva e concettuale, capace di muoversi tra dimensione reale e immaginaria, trovando nella sincerità espressiva il suo elemento chiave.

La produzione è curata, supporta bene il testo e l’intenzione narrativa, seppur in alcuni momenti manchi di forza. Apprezzabili e piacevoli sono gli esperimenti tra i generi musicali, che rendono eterogeneo il lavoro e ne permettono un ascolto sempre attento.

Faun si muove bene tra le parole, proponendo immagini chiare, definite e forti, che talvolta rischiano però di affollarsi. Il testo è ricco e musicale, ma alcuni passaggi sembrano più costruiti per il suono che per il senso; l’effetto complessivo è quindi energico, ma a tratti frammentato. La massima forza viene raggiunta quando l’artista propone la propria identità in maniera naturale, senza ricorrere a slang o caricature.

Leon Faun sarà in tour nei principali club italiani, con una tournée che partirà il 18 ottobre dai Magazzini Generali di Milano.

Chi è Leon Faun

Leon Faun è un artista romano classe 2001. Fin da piccolo cresce immerso nell’arte, che per lui diventa linguaggio naturale e terreno d’esplorazione. A dodici anni scopre il rap, trovando in quella forma d’espressione un modo per dare voce alla sua immaginazione. Poco dopo inizia a scrivere i primi testi, sperimentando sonorità e visioni insieme al produttore Duffy, con cui darà vita a un sodalizio creativo destinato ad accompagnarlo nei suoi progetti futuri.

Dopo i primi brani e l’ep Endless, prodotto da Duffy e Tha Supreme, nel 2018 pubblica Animus, il primo singolo con il nome Leon Faun, inaugurando un percorso artistico fortemente riconoscibile. Tra il 2018 e il 2019 dà vita al progetto Le Cronache di Mairon, una serie di brani che fondono immaginario fantasy e rap contemporaneo, imponendolo come una delle voci più originali della nuova scena italiana. Tra questi spicca Oh Cacchio, certificato disco d’oro e con oltre 16 milioni di stream.

Nel 2020 pubblica GaiaLa follia non ha età e Occhi Lucidi, anch’esso disco d’oro, che confermano la sua cifra stilistica: una scrittura evocativa, dal tono fiabesco e simbolico, sostenuta da una tecnica solida e da un’impronta sonora inconfondibile. Il 25 giugno 2021 Leon Faun pubblica il suo album d’esordio C’era una volta, interamente prodotto da Duffy. Il disco include collaborazioni con MadameErnia e Dani Faiv, oltre ai contributi di Sick Luke in Freddie Vibes ed Eiemgei in CamelotOcchi Lucidi e nella sua versione orchestrale.

Parallelamente alla musica, Leon scopre nel cinema un’altra forma d’espressione capace di amplificare il suo immaginario. Debutta come attore nel film La terra dei figli di Claudio Cupellini e successivamente partecipa a Piove di Paolo Strippoli, con cui nel 2023 firma anche la regia del videoclip Vestito male. L’esperienza cinematografica diventa così una naturale estensione della sua visione artistica, in cui suono e immagine si fondono in un’unica dimensione creativa.

Il 21 marzo 2024 pubblica l’album LEON, anticipato dai singoli Anima Profezia: un progetto che segna un’evoluzione matura e introspettiva, dove mito e realtà si fondono in un linguaggio personale e autentico, confermando Leon Faun come una delle personalità più visionarie e versatili della scena urbana italiana.

Genere musicale: hip hop

Pagina Instagram Leon Faun

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