Mauro Cesaretti, l’intervista: raccontare un progressivo smarrimento

Mauro Cesaretti, l’intervista: raccontare un progressivo smarrimento

Incomincia con il singolo Alla Luna il lungo percorso che porterà il cantautore Mauro Cesaretti al suo nuovo album. Abbiamo parlato con lui, cercando di scoprire qualcosa di più a proposito della sua nuova uscita e dei suoi programmi futuri.

Alla Luna nasce dall’immagine di una relazione che si consuma più nel silenzio che nel conflitto. Qual è stata la scintilla che ti ha portato a raccontare proprio questa forma di distanza?

La scintilla è stata proprio l’idea di raccontare una fine che non arriva necessariamente attraverso una grande esplosione, ma attraverso un progressivo smarrimento. Ci sono relazioni in cui a un certo punto ci si accorge che non si litiga neanche più davvero, perché manca proprio la volontà di comunicare. Gli sguardi vanno altrove, le parole diventano sempre più difficili e persino una persona che abbiamo davanti può diventare lontanissima.

Mi interessava raccontare quel momento in cui capisci che non basta essere fisicamente vicini per esserlo davvero. È una distanza che si costruisce lentamente, attraverso il rancore, la gelosia, le incomprensioni e soprattutto attraverso tutte quelle cose che non si riescono più a dire.

Il titolo richiama l’espressione “abbaiare alla luna”, cioè parlare senza essere ascoltati. Quando hai capito che questa metafora poteva diventare il centro della canzone?

L’immagine dell’abbaiare alla luna mi è sembrata immediatamente perfetta perché contiene due elementi fondamentali della canzone: il grido e l’impossibilità di ottenere una risposta. È una protesta che rimane sospesa, rivolta verso qualcuno che non può o non vuole ascoltare.

Nel momento in cui ho collegato questa espressione alla dinamica di una relazione ormai consumata dall’incomunicabilità, ho capito che poteva diventare il cuore narrativo del brano. Non è soltanto parlare inutilmente: è continuare a cercare un contatto anche quando dall’altra parte sembra non esserci più nessuno disposto ad ascoltare.

Nel testo emerge un rapporto in cui gelosia, rancore e incomunicabilità prendono progressivamente il posto del dialogo. Quanto c’è di osservazione della realtà contemporanea e quanto, invece, di esperienza personale nella scrittura?

C’è sicuramente un’osservazione della realtà contemporanea, perché credo che il tema dell’incomunicabilità sia molto presente nelle relazioni di oggi. Allo stesso tempo, quando scrivo, difficilmente riesco a separare completamente quello che osservo da quello che ho vissuto o sentito.

Alla Luna nasce quindi da una dimensione universale più che personale. Non volevo raccontare semplicemente la storia di due persone, ma una dinamica nella quale potessero riconoscersi in molti: il momento in cui smettiamo di ascoltare, accumuliamo rancore e continuiamo a stare insieme senza incontrarci davvero.

Il verso “sarà che ormai dentro quel cellulare abbiamo perso la voglia di amare” mette al centro il rapporto tra tecnologia e relazioni. Secondo te oggi siamo davvero diventati più incapaci di ascoltarci?

Credo che la tecnologia non sia necessariamente il problema: lo è il modo in cui la utilizziamo. Possiamo essere sempre connessi, ma essere raggiungibili non significa essere presenti.

Nel brano il cellulare diventa il simbolo di questa distanza: può occupare lo spazio che prima apparteneva a una conversazione o a uno sguardo. A questo si aggiunge il bombardamento di contenuti sui social, dai cosiddetti guru dell’amore su TikTok e Instagram, che spesso finiscono per influenzare il nostro modo di giudicare le relazioni.

Ogni storia è diversa e non esiste una regola universale. Questi contenuti possono ampliare le nostre vedute, ma soprattutto per i più giovani rischiano di creare confusione e farli sentire sbagliati quando la loro esperienza non corrisponde a quella raccontata online. Alla Luna nasce anche da questa contraddizione: essere sempre più connessi e, allo stesso tempo, sempre meno capaci di ascoltarci davvero.

Il bridge introduce però una possibilità diversa, legata al riconoscimento delle proprie colpe e al perdono. Perché era importante non lasciare la canzone in una dimensione esclusivamente dolorosa?

Perché non credo che il dolore sia interessante soltanto quando diventa una condanna. Mi interessava lasciare aperta una possibilità.

Nel bridge emerge l’idea che forse per ricominciare bisogna prima smettere di cercare un colpevole e avere il coraggio di riconoscere anche le proprie responsabilità. Chiedere scusa può sembrare un gesto molto semplice, ma all’interno di una relazione spesso è una delle cose più difficili da fare.

Non volevo che Alla Luna fosse una canzone sulla fine e basta. Volevo che contenesse anche la possibilità di una rinascita attraverso il dialogo e il perdono.

Pagina Instagram Mauro Cesaretti