Il nuovo album di Mauro Ermanno Giovanardi si intitola E poi scegliere con cura le parole (Woodworm Label). Prima di svelarsi completamente il 20 marzo, questo album ha cominciato a farsi ascoltare dal 30 gennaio, con la pubblicazione di un mini ep di quattro brani, e dei singoli Veloce e Anni Zero.
E poi scegliere con cura le parole è un lavoro che prende forma, prima di tutto, nella sua costruzione sonora. La parte musicale del disco è stata sviluppata insieme a Leziero Rescigno, che ha co firmato la produzione artistica di tutto il lavoro e con LeLe Battista alla consolle per le registrazioni.
I testi nascono invece da un lavoro corale, che potremmo definire un vero e proprio collettivo della parola: l’artista ha coinvolto un gruppo di autori e musicisti con cui ha scritto i brani a quattro mani. Tra di loro figurano Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà, Alessandro Cremonesi dei La Crus, Cheope e Anastasi.
Tra quelli fatti da trent’anni a questa parte è il mio disco più pensato, soppesato, aspettato… e anche il più travagliato. Al suo interno, tra le sue pieghe, c’è tutto il mio modo di essere e il mio approccio alla musica: fatto di disciplina, costanza, sacrificio e, contemporaneamente, di amore, rispetto, senso etico, morale ed esistenziale. È, tra tutti, il disco più esistenzialista che abbia mai realizzato. Un’esistenzialità che però non si lascia trascinare né trascina nell’oscurità, nel maelström del malessere, ma che viene affrontata con una certa leggerezza. Una “leggerezza pensosa”, per dirla con Calvino nelle Lezioni Americane – racconta Mauro Ermanno Giovanardi – È stato un progetto travagliato perché il suo percorso parte da lontano, da prima che scoppiasse il Covid. Credo che senza la pandemia sarebbe stato un disco diverso: sicuramente sarebbe uscito almeno cinque anni fa e sarebbe stato, a tutti gli effetti, qualcos’altro. Durante il periodo pandemico ho deciso di metterlo in stand by per lavorare a un nuovo capitolo dei La Crus, per poi riprenderlo nel 2022, chiuderlo quasi del tutto e sospenderlo nuovamente per pubblicare, nell’aprile del 2024, “Proteggimi Da Ciò Che Voglio”. Un’uscita che è stata un episodio nei nostri percorsi ormai solisti, e non una nuova ripartenza o rinascita della band: una bellissima e appagante esperienza, che però difficilmente avrà un seguito
Il tour
Annunciate le prime date del tour che partirà il 20 marzo da Busto Arsizio. Durante questa prima data, sarà possibile ascoltare l’album in anteprima live e partecipare al release party, subito dopo lo show.
20 MARZO – BUSTO ARSIZIO (VA) – BAFF – Teatro San Giovanni Bosco
10 APRILE – TORINO – CPG Torino
23 APRILE – COMO – Strade Blu – Nerolidio Music Factory (Talk + showcase)
2 MAGGIO – PESARO – Urbica
Mauro Ermanno Giovanardi traccia per traccia
E’ la voce di Giovanardi che apre il disco, quasi da sola, a parlare di disillusione e di parole che non vengono più: la malinconia de Il Buio nella Pelle apre il disco con calma e toni notturni. “Se ormai vale più un post/che saper scrivere canzoni/…/questo posto non è il mio“.
Tocca poi a Veloce, che non sembra voler “correre correre” (anche se poi l’autocitazione si materializza). Qui si accelera, ma è soprattutto una constatazione di quanto sia difficile tenere il passo. “Il futuro è una piazza di spaccio“: la metafora si approfondisce nei dettagli e disegna speranze probabilmente tradite.
Si viaggia rapidi anche ne La Coscienza della mia Generazione, che indossa vestiti pop per raccontare un fallimento allargato e trasversale: “Gli ultimi perdenti della storia” hanno qualche alibi ma anche molto da farsi perdonare, mentre gli archi lavorano alle spalle della voce.
Più lenta e cantautorale, cantata con voce profonda, ecco Anni Zero, che canta il decennio più negletto e un ritorno nostalgico anche a livello sonoro. Una canzone veramente d’altri tempi che racconta come però il cambiamento non si fermerà e saremo tutti spazzati via dal tempo.
C’è un protagonista biblico in Amore Giuda: sulle note del pianoforte e con un certo swing si narra del più famoso dei traditori della storia. Anche se poi è solamente il tentativo di sfuggire all’infelicità il motore di molti tradimenti apparenti.
E’ tempo di cantare Di Struggente Amore, anche se su ritmi ballabili e anche con una certa sensualità suggerita, anche con lo scopo esplicito di allontanare i mostri. C’è una richiesta morbida ma decisa in Fermami, anch’essa sostenuta dal piano, per un disegno complessivo soffice ma piuttosto doloroso.
In mezzo ai detriti e ai bisogni di certezza, ecco Per cantare più forte, che serpeggia quanto a suoni ma che si alza con la volontà di “ingannare la morte e sentirmi più vivo“: la musica come strumento di vita non è proprio un inedito, ma c’è molta sincerità nel cantato di Giovanardi.
Questioni di orgoglio e di realtà quelle che si affrontano ne Il Numero che Viene Dopo: l’ego affoga alla ricerca di contromisure per lo più difettose. La ricerca dell’amore si scontra con le difficoltà del presente, in una confusione ideale sempre più complicata.
Bassi fluidi e segni da decifrare invece contraddistinguono le anse di Un errore: “E’ l’anarchia del desiderio il mio padrone“. Le luci si abbassano invece per Non Credo nei Miracoli, che parla della necessità di spingere per arrivare in cima. Introspezione e risonanze di canzone d’autore “antica” accompagnano un brano gentile anche se capace di spronare.
Ci sono il pianoforte e gli archi, ma c’è anche un certo ritmo in Ogni Voglia di Noi Due, forse il brano più “La Crus” del disco: “Questa vita è troppo corta per non viverla così“. Un amore che può sorprendere è forse l’unica risposta possibile al presente.
C’è un senso di solennità che accompagna Ha ragione Schopenauer (che, lo ricordiamo, non era celebre per l’ottimismo), a chiusura del disco. Il senso di smarrimento e l’inquietudine sono le ultime impressioni che lascerà l’album.
Lavoro complesso anche se pop, il nuovo album di Mauro Ermanno Giovanardi ha molte più domande che risposte, come da tradizione consolidata. E ha un’aura cantautorale più fitta rispetto a lavori precedenti, nonostante gli spunti pop, elettronici, perfino dance, non manchino. E nonostante la penna che firmi il tutto non sia soltanto di chi canta.
Ma è la sostanza del racconto a risultare densa: troppe le cose da comunicare, troppa la vita che scaturisce da versi ponderati e pesati al grammo. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti, anche se, già dal primo brano, si intuisce che tutto potrebbe essere uno sforzo vano, in un presente ingovernabile. Ma ne vale sempre la pena, al di là di tutto.
Chi è Mauro Ermanno Giovanardi
Mauro Ermanno Giovanardi è un cantautore raffinato e poliedrico, da più di 20 anni sulla scena musicale italiana come interprete, autore, performer, produttore discografico e direttore artistico. Tra i creatori della scena underground in Italia, fonda nel 1993 i La Crus, band dirompente che cambia le regole della musica alternativa italiana.
Solista dal 2007, i suoi lavori sono espressioni di ricerca di atmosfere sempre diverse eppure accomunate da un’impronta inconfondibile e sincera, libera di muoversi fra il rock, il pop e la tradizione cantautorale italiana. Pluripremiato nel corso della sua carriera, ha ricevuto per quattro volte la Targa Tenco, oltre ai riconoscimenti del Premio Ciampi, del Premio Lunezia e del Premio De André.
Nel 2011 partecipa al Festival di Sanremo con Lo confesso, imponendosi come il vincitore morale di quella edizione e raggiungendo il primo posto nella classifica EarOne come brano più trasmesso dalle radio italiane. Negli anni ha sviluppato un rapporto molto intenso con il teatro lavorando a diversi spettacoli.
È stato fondatore insieme a Manuel Agnelli, Giacomo Spazio e Carlo Albertoli dell’etichetta indipendente Vox Pop, con più di 100 numeri di catalogo stampati e distribuiti sia in Italia che all’estero. Direttore artistico di diversi festival di musica e letteratura, “Assalti al Cuore”, “Parola Cantata”, “Equilibri” e “La Mia Generazione Festival”, dove si racconta quanto la stagione musicale degli anni ‘90 sia stata culturalmente importante e dirompente per gli anni a seguire, sia in Italia che nel resto del mondo.
A marzo 2024 dopo quasi 16 anni di assenza è uscito un nuovo disco dei La Crus, Proteggimi Da Ciò Che Voglio accolto in maniera entusiastica sia dal pubblico che dalla stampa. Un lavoro capace di far convivere il suono classico della band con quello contemporaneo, impreziosito da ospiti prestigiosi come Carmen Consoli, Colapesce e Dimartino, Vasco Brondi e il filosofo Slavoj Zizek.

