tra parentesi è il primo album di miacaracarolina (Carolina Lidia Facchi), prodotto a Cividale del Friuli da Francesco Imbriaco con mix e mastering di Leonardo Duriavig (Labaunsi Studio). In queste parentesi si raccolgono melodie, pensieri, incontri, ferite, lotte quotidiane, in un disco che racconta i suoi primi tren’anni di vita.
La parte visiva del progetto è stata affidata a Mattia Garbarini e Valentina Frigo: una serie di copertine nate da tempere, penne, evidenziatori e pastelli per restituire l’identità dei singoli brani.
miacaracarolina è una cantante, autrice e ricercatrice vocale. Si avvicina alla musica all’età di cinque anni, inizia lo studio del pianoforte e a otto entra nel Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala di Milano, diretta dal Maestro Bruno Casoni. Si forma al Conservatorio “G. Verdi” di Como, dove si diploma in canto con lode e menzione d’onore, e prosegue gli studi al Conservatorio “G. Verdi” di Ravenna con un master dedicato alla musica del Novecento e alla contemporaneità.
Negli anni prende parte a numerose produzioni liriche e cameristiche, collaborando con realtà come il Teatro Ponchielli di Cremona, il Ravenna Festival e Divertimento Ensemble, e sviluppa una ricerca personale sulla voce come strumento narrativo ed emotivo. Parallelamente si dedica alla scrittura e alla ricerca sulla vocalità queer e sulla rappresentazione delle identità LGBT nella storia della musica popolare. È fondatrice di La Salvavoce, progetto di divulgazione e formazione dedicato alla voce in transizione di genere.
I suoi studi sono pubblicati su La Voce Artistica (Volontè Edizioni) e nel volume Voci Ribelli – rappresentazioni vocali queer (Solos Media, 2026). Nel 2025 vince una borsa di studio come compositrice presso il CET – Centro Europeo di Toscolano, la scuola di Mogol, nell’ambito del progetto “Compositori”. Come artista si muove tra musica antica ed elettronica nel progetto Hypnosis electro duo, e tra cantautorato e racconto personale nel suo alter ego miacaracarolina. Con questo nome firma il suo primo album, Tra parentesi (2025), un disco che raccoglie in forma poetica e sonora i suoi primi trent’anni di vita.
miacaracarolina traccia per traccia
Con gentilezza e una certa gradualità, America apre il disco in modo piuttosto solare e impetuoso. Le caratteristiche sono quelle di un cantautorato pop esplorato con attenzione, tra le girandole del cuore e ricordi estivi.
C’è un incontro frettoloso ma di grande impatto con Miele, che ripercorre tutte le possibilità che non sono state esplorate. Il mood è morbido, più ottimista che il contrario, nonostante gli “avrei voluto” superino nettamente ciò che la realtà ha proposto.
Non limita gli epiteti Maledetto imbecille: anche qui si racconta una relazione non andata benissimo, ma il tono è più ironico, nonostante gli insulti e le giustificazioni di un lui un po’ deficitario. E con una certa autocritica finale.
Ci pensa la vita cambia decisamente atteggiamento e umore, impostando una ballad sorretta dagli archi e dalla malinconia. Il pathos del brano raggiunge il culmine e poi discende morbidamente, in un brano che viaggia sulle ipotesi.
Si prosegue in tristezze e nostalgie con Non mi abbandono, che ha parti sognanti e quasi favolistiche, benché sembri raccontare, questa volta, sensazioni presenti e attuali. Ma sembra, appunto.
Torna a modalità più movimentate e anche aggressive Non ti va mai bene niente, che mescola privato e pubblico (con qualche riferimento a una certa premier donna, madre e cristiana). Il messaggio del titolo diventa un ariete contro perbenismo e patriarcato.
Molto più morbida ma non meno intensa Niente fiori, orchestrata sulle note del pianoforte e su una dolcezza di fondo che però cela amarezze importanti. Il disco si chiude con desideri espressi da Adesso passa, che si confronta con la necessità di qualcosa di concreto che non sia soltanto il superare la crisi del momento.
C’è un ventaglio di emozioni espresse nel dettaglio da miacaracarolina nel suo esordio, che sa essere fresco quando la sensazione lo richiede e profondo quando invece c’è da scavare. E Carolina non sembra volersi tirare indietro in nessuna circostanza: affronta le situazioni, si dispera e si diverte, scrive e presta attenzione, soprattutto alla propria interiorità ma non solo.
L’atteggiamento generale della scrittura si può definire “indie” per una certa malinconia che emerge anche quando c’è il sorriso, ma la cura del suono è un po’ più vintage, da cantautrice, con un mondo di riferimento più classico e radicato. Un ottimo lavoro e un ottimo debutto, predicato su nemmeno mezz’ora di canzoni capaci di scorrere ma anche di lasciare segni

