Mille, “Risorgimento”: la recensione

Risorgimento è il primo album solista di Mille, anticipato dai singoli Il Tempo, Le Febbri, La Sete, C’est Fantastique e UMPM (un maledettissimo posto migliore), ma anche dal release party milanese di qualche sera fa.

Due anni di scrittura per una rinascita personale: Mille ha raccontato di aver compiuto una svolta, dal punto di vista professionale e umano. Elisa in qualche modo ripartita da capo, con un nuovo team e con nuovi propositi.

Nonché con nuove canzoni/confessioni, che parlano di realtà contemporanea, senza prescindere dai sentimenti. E infine con Garibaldi, omaggiato anche sulle magliette del fan club: un curioso punto di riferimento sia per il titolo del disco sia perché anche lui, di Mille, se ne intendeva abbastanza.

Mille traccia per traccia

Dopo l’intro/title track Risorgimento, breve e in qualche modo solenne strumentale, ecco UMPM (un maledettissimo posto migliore): non è l’età per fare una serie di cose, ma ce ne sono molte altre che si possono fare per tenere a bada una vitalità che prorompe in tutta evidenza. De André parlava di fiori e letame, Mille dei bagni della stazione, ma in fondo l’idea è la stessa.

Visioni apocalittiche ma anche molto elettriche quelle che sfilano davanti ai nostri occhi ne Il Tempo, le Febbri, la Sete: cose che passano ma a quanto pare lasciando qualche segno. La voce di Mille sottolinea, incalza, a volte esplode con passione, per un pezzo che glorifica le proprie contraddizioni.

Questioni di occhiaie e di anfetamine per reggere le Due di notte: il gin tonic non è acqua santa e i pensieri vanno nascosti dietro agli occhiali scuri perché inconfessabili. Si parla di amore ma in modo molto carnale, anche se non si capisce se è storia di una notte o di tutta la vita. L’importante è farsi trascinare dall’impeto del brano, che si fa ascensionale pur essendo partito da concretezze notturne.

C’est fantastique impazza fin dalle prime note, rallentando un po’ ma giocando con le note alte (e ricordando i paragoni con la voce di Antonella Ruggero, qui particolarmente a segno). “La gente è stanca/non scopa non dorme/arriva scema al 27“: la vita è fantastica ma non proprio per tutti, così si può provare a ballarci sopra, sapendo che non sarà un rimedio definitivo.

Si rallenta un po’ per raccontare Gli Amanti: appaiono anche gli archi, mentre si parla di una storia di periferia con molto amore. I codici sconto aiutano a fare figli, in una realtà molto tossica, e non soltanto perché “i bagni di Milano hanno un problema con la cocaina“. Brano molto classico nell’andamento, ma con un testo che sa guardare al presente.

Si sopravvive alle guerre ma non alle cover band (stirpe maledetta): Una lama gioca su chitarre e divaricazioni vocali, dal basso verso l’alto. Come con i Ministri in altro disco uscito oggi, anche qui incontriamo Dio, che stava in un autogrill fra Rho e Milano (insomma sta ovunque ma mai dove dovrebbe). Ci sono anche gli inverni della DDR in una canzone sicuramente singolare e abbastanza impazzita.

Ora viene fuori che i Video Hard fanno male: non c’è veramente più religione. Ma al di là di questa contrarietà iniziale, si affronta un brano che taglia e cuce con la chitarra elettrica e con un drumming bello ruvido. “Parlo con tutti/ma non vuol dire che io sia a posto”: alcune metafore e allusioni sessuali si alternano in un pezzo che in realtà parla molto più di vita che di porno.

E a proposito di porno, è con un porno che si apre Artiglieria pesante, che parte come ballatona lenta e avvolgente, salvo poi mandare tutto all’aria con ritmetti e coretti, ma anche con parentesi liriche e barocche, una teatralità accentuata, riferimenti che vanno da Mozart a Raffaella Carrà.

C’è Rachele Bastreghi a duettare su Tour Eiffel, che chiude l’album: la nostra vita è un romanzo su un foglio excel, mentre affrontiamo (male) le nostre immaturità. C’è anche la chitarra acustica per completare i suoni comunque morbidi del brano. Il dialogo con Rachele funge da ulteriore legittimazione anche del salto di livello che Mille compie con questo disco.

Buona, anzi ottima la prima per Mille, che non soltanto trova la sua voce nelle canzoni di questo disco d’esordio, ma la rende assolutamente peculiare. Scrittura fitta e profonda, a volte torrenziale, vocalità davvero notevole, immagini fulminanti.

E una cura del suono molto capillare, con molta voglia di rock che a volte deborda e deraglia fino al dancefloor, ma rimanendo comunque sincera e trascinante. Ma sono comunque i testi a rimanere centrali, a volte anche brutali, raccontando un presente sempre più difficile da raccontare.

Con ironia (e con parecchi porno) Mille costruisce una personalità artistica con una svolta importante e molto sostanziosa. Il suo Risorgimento è del tutto evidente e merita di essere ammirato da un numero molto vasto di persone.

Genere musicale: pop, cantautrice

Se ti piace Mille ascolta anche: Margherita Vicario

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