Vacuità è il debutto discografico dei Nevecieca, progetto nato nella provincia di Varese. Questo album rappresenta un nuovo inizio per la band, che sceglie di rimettere al centro l’urgenza di suonare dal vivo e di fare musica in modo autentico, lontano dalla corsa a numeri, algoritmi e strategie da playlist.
Primo album ufficiale della band, rappresenta il tema ricorrente della “crisi del quarto di secolo”, ovvero quella fase tra i 20 e i 30 anni che segna l’inevitabile ingresso al mondo adulto con tutte le sue incertezze e speranze per quello che avverrà. La vita non sembra più semplice come un tempo e si ha la sensazione che il tempo che resta per concretizzarsi e scegliere una strada “quasi” definitiva stia terminando inesorabilmente.
Nevecieca traccia per traccia
L’ingresso di Cenere fa pensare all’istante ai Radiohead, ma poi sale il livello di elettricità, già prima che arrivi il cantato. E ci si trova proiettati negli anni Novanta, per stile ed energia (con qualche risonanza 80s qui e là).
Altri tuffi nel passato si compiono con Coscienza e lacrime, con qualche spazio narrativo in più e qualche sensazione post grunge distribuita lungo il tracciato.
Si rinnovano le memorie degli anni Novanta del rock italiano alternativo con Dio solitario (vengono in mente i Movida, in questo caso, se qualcuno se li ricorda). La potenza di fuoco, così come l’intensità, è sempre molto alta.
La risposta si fa più morbida e avvolgente, quasi una ballad elettrica ma dinamica e movimentata. Con un inizio alla Stranger Things, ci si immerge poi in Pezzi di te, che si mantiene lenta ma ricca di tensione, poi in grado di esplodere.
L’elettricità riprende il controllo con Quello strano riflesso, che però appartiene a tutta la fascia di canzoni dall’anima più melodica che rock, a dispetto dell’impegno della sezione ritmica per fare rumore.
Torna decisamente in campo rock invece Silenzio, che picchia piuttosto forte e accelera i propri battiti. Apertura di chitarra elettrica per Vacuità, la title track, quasi sfuggita dal metal anni ’80.
Il disco si chiude con una ballad, stavolta acustica, Son contento, per voce e chitarra classica.
In qualche modo il disco dei Nevecieca è fuori tempo massimo per sonorità e concetti, ma questo non significa che non sia valido e che non possa trovare un proprio pubblico: gli anni Novanta sono finiti da un po’, ma che qualcuno ne celebri l’eredità non sorprende né disturba.

