“Oka.pi” è il nuovo album degli Orange Combutta, pubblicato in digitale e in una edizione limitata in vinile bianco. Gli Orange Combutta più che una band sono un collettivo, diretto da Giovanni Minguzzi (compositore e fondatore del progetto) in collaborazione con Mattia Dallara (produttore artistico), e che vede la partecipazione di musicisti provenienti dagli ambienti più disparati, tra cui Paolo Ranieri, Vincenzo Vasi e il Maestro Massimo Morganti.
Una creatura multiforme capace di montare, smontare e rimescolare la propria formazione e le proprie canzoni; mondi sonori diversi, a volte paralleli tra loro, spesso inaspettati. Il risultato è una commistione di suoni e influenze che corrono tra il mondo delle colonne sonore, la sperimentazione, la soul music e il new jazz, con un attitudine hip hop nello stile di produzione.
C’è tutto questo dentro le undici canzoni di Oka.pi, che vedono anche la presenza di due ospiti come Nic T e Francesca Amati (Comaneci, Amycanbe) nei quattro brani cantati presenti nel disco.
Orange Combutta traccia per traccia
Prime mosse del disco dalla molto cinematografica e composita The Actor, con Nic T: un’allure vintage si stende sul brano, morbido e con qualcosa di gershwiniano (ma anche qualcosa che fa pensare ai Blur).
Molto più percussiva Tamer, che ha tratti ossessivi ma qui e là stempera la tensione con suoni dolci e cristallini. L’effetto è contrastante, al limite del bipolare.
Strumentale piuttosto sognante, ecco poi Okapilandia pt. I° (Intro), che funziona bene anche da intermezzo. Anche per introdurre al meglio Festa alle 2.30, che folleggia un po’, poi si ferma a meditare e a fare un po’ di bolle sonore, prima di un finale fantasioso.
Si torna a camminare sul vintage con Fantasmi: né orrore né panico qui, soltanto un’elegante camminata sonora con qualche tremolìo vagamente inquietante, mentre si esplorano stanze al suono del pianoforte.
Torna la voce su Water Cracker, altro componimento sognante (qui si pensa un po’ ai Mercury Rev), che si muove in ambito piuttosto british. C’è un vocale alla base di Varie ed eventuali di una situazione ordinaria, che poi sparge sonorità jazz intorno a sé.
Si procede poi con Okapilandia pt. II (Notte), solenne nell’incedere ma anche particolarmente fluida. C’è qualche contrasto in più in Lion Face, con la voce di Francesca Amati, che fa pensare ai momenti migliori del Bristol Sound, ma con una coda particolarmente insistita e tenace.
Molto più esplosivo il discorso che sta alla base di Cartone, che però esplora anche un caleidoscopio sonoro particolarmente colorato e variabile, come in un collage di situazioni differenti. Ma la direzione finale del brano è notturna anche se per niente cupa.
Finale fluido e rapido con Figaro, che non è particolarmente mozartiana (ma forse un po’ sì), ma sicuramente pesca da ambienti sonori eleganti, con qualche pizzico di orchestra e un po’ di cinematografia nostalgica alle spalle.
Nuovo ottimo lavoro per gli Orange Combutta, che perfezionano la propria espressività senza prendersi mai troppo sul serio ma offrendo spunti sonori sempre interessanti e vivi, in un’ambientazione sognante e sofisticata, per un pop intelligente che non manca di colpire sempre nel segno.

