Pipers, “Alternaïf”: la recensione

pipersTerzo disco per i Pipers, band formata oggi dai membri fondatori Stefano De Stefano e Stefano Bruno. Alternaïf raccoglie dieci tracce di cantautorato folk-pop in inglese. Mandolini, chitarre acustiche e atmosfere per lo più autunnali, come sottolinea anche la copertina, contraddistinguono questo nuovo lavoro, che si inserisce nella scia dell’alt-pop di marca britannica.

Pipers traccia per traccia

Empty-handed apre il disco in modo morbidissimo e placido, mettendo in evidenza le qualità folk della band. Si prosegue con la già nota Follow the Flow, già nota poiché scelta come video e singolo, che mostra qualche movimento e qualche qualità pop in più. Place in the world torna ad abbassare i toni, pur presentando una struttura con qualche svolta più agitata.

My whole lifetime riporta sulle tracce di Belle & Sebastian (di qualche anno fa), in un crescendo di malinconia che prevede ingredienti come il violino. When you come apre come brano folk ritmato, allargando poi piano piano gli orizzonti sonori. Si torna a ragionare sottovoce con Freckles.

Più ritmata e leggermente più appuntita In my dreams, che ovviamente però conserva per sé un manto onirico costruito anche dal pianoforte e dall’armonica a bocca. Don’t get me wrong inizia minacciosa, ma è una minaccia di gommapiuma, che presto si scioglie seguendo logiche melodiche. Chitarra acustica incisiva e un po’ springsteeniana in Words, presto sorretta dal drumming e dal resto della banda. Si chiude con Caress my Mind, soft e suggestiva.

E’ una miscela gentile, quella dei Pipers, che anche con questo terzo disco non rinunciano a sovrapporre strati di folk e di pop ottenendo un amalgama morbido e gustoso.

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