Ambiziosi e portatori di un messaggio molto forte, signore e signori ecco a voi i Syne: già vincitori di concorsi e portatori di paragoni importanti (“i nuovi Bluvertigo”, un po’ impegnativo e non del tutto centrato), la band emerge con l’esordio Croma.

Syne traccia per traccia

L’apertura è affidata a Verdemente, che apre una serie di variazioni sul tema cromatico, con l’ausilio di buone dosi di synth, ma anche con un drumming robusto e significativo.

Sono rosso si articola su complicati giochi ritmici operati da batteria e basso, immersi mani e piedi in un’atmosfera piuttosto oscura, talvolta rumorosa, con l’uso dell’elettronica rilevante ma non esclusivo.

Più contenuto il discorso di Cercami, che parte acustica e semplice, aprendo poi in un secondo tempo prospettive diverse ma senza uscire troppo dal percorso iniziale. Il livello di rumore si alza considerevolmente con Nera, ondata di intensità che prende strade ad alto volume, conservando però uno spleen sottotraccia che non si esaurisce.

Cambio di colore con B.L.U., che torna a proporre un synth dalle argomentazioni piuttosto consistenti, arrivando a escursioni cosmiche di rilievo, soprattutto quando la chitarra interviene a dare man forte. Robusto anche il percorso di guerra che Witches intraprende fin da subito, con un testo in inglese e altre gite fuori dai confini, saltando ora nel campo dell’hard prog, ora verso ritmiche quasi dance, con tratti di teatralità molto spiccata.

Tempo di riprendersi un attimo con la pausa costituita da [birds], ed ecco i Syne ripartire per nuovi lidi con Aerie, che rinuncia alla natura della traccia precedente per affrontare viaggi tra sample e sonorità artificiali, che nella seconda parte del pezzo aumentano in modo considerevole la capacità di aggressione. La chiusura, di nuovo rumorosa, è Yellow, che fa affidamento a stridii e potenza di fuoco bene assortita.

Presto per dire quale sarà il futuro di questa band, ma non è presto per riconoscerne le doti compositive e la qualità dell’esecuzione. Il genere di rifermento non è chiarissimo, visto che si viaggia comodamente dal synth pop all’hard rock, ma il problema è minimo. Più importante mettere in rilievo le potenzialità dei Syne, che al momento appaiono piuttosto vaste.

Se ti piace assaggia anche: Van Cleef Continental, “Unda Maris”