The Shalalalas, un percorso naturale #TraKs

Con un nome che abbonda di “las”, inventato con tutta evidenza per pura voglia di mettere in difficoltà giornalisti e blogger, The Shalalalas hanno catturato l’attenzione grazie a un pop acustico piuttosto dreamy, che ha trovato il proprio apice in There are 3 las in Shalalalas (qui la recensione), lp uscito di recente.

Il duo, che sarà in prima fila in alcuni dei festival europei di punta quest’estate, ha risposto alle nostre domande.

Avevate alle spalle soltanto un ep, che però è bastato a suscitare molto interesse: come avete approcciato il lavoro sul disco nuovo?

Per questo disco abbiamo iniziato a raccogliere idee subito dopo aver terminato la registrazione dell’ep, tant’è che alcuni pezzi dell’album li suonavamo dal vivo già nelle date per promuovere l’ep (anche perché sennò i nostri concerti sarebbero durati un quarto d’ora).

Poi una volta raccolto abbastanza materiale ci siamo chiusi una settimana in montagna e abbiamo fatto un po’ d’ordine. Da una trentina di pezzi, ne abbiamo selezionati tredici e siamo tornati a casa con le idee molto più chiare su che tipo di disco volevamo fare.

Vi siete isolati per comporre e avete chiamato in un secondo momento gli amici a collaborare: è stata una scelta programmatica, per mantenere il carattere intimo delle vostre composizioni, oppure un caso?

Volevamo che i pezzi avessero un’anima suonati solo da noi due, proprio perchè siamo un duo e ci teniamo a mantenere questa formazione anche dal vivo.

La collaborazione con gli amici è nata soltanto in fase di arrangiamento, quando ormai i pezzi avevano già una loro solidità a livello di struttura.

Sul disco volevamo arricchire un po’ il sound, proprio perché pensiamo che la canzone su disco non debba suonare esattamente come suona dal vivo. Sono due momenti differenti e quello che riesce a dare il live il disco non riesce a trasmetterlo. Si tratta più che altro di coloriture e non di stravolgimenti.

Mi incuriosisce, tra le altre, “Car Alarms”: come nasce?

Una notte Sara mi manda un pezzo appena scritto con una melodia bellissima ma sotto una chitarra psichedelica degna di Syd Barrett. Al che ci siamo visti e abbiamo lavorato soprattutto sull’armonia del pezzo per renderla molto più intima e in linea col testo della canzone.

Poi abbiamo chiamato Paolo Testa, mente dei Lapingra e chitarrista dei Quartieri che con la sua chitarra e il suo autoharp ha creato una trama magica di suoni e di rumori. Anche il mix di Fabio Grande ha contribuito a rendere il pezzo “sospeso”.

Suonerete sia al Primavera Sound di Barcellona, sia alla Festa dell’Europa di Bucarest: che cosa vi attendete da questi eventi?

Andiamo lì per imparare. Per noi possono essere grandi opportunità di crescita. Allo stesso tempo l’obiettivo è quello di divertirci e di sentire tanta bella musica con la quale siamo cresciuti. Al Primavera ci sono alcuni dei nostri artisti preferiti.

A giudicare dalle date del vostro tour, si direbbe che c’è maggiore interesse per la vostra musica all’estero che in Italia (a parte la Sardegna): vi sentite una band dalla vocazione internazionale (qualunque cosa questa espressione significhi)?

Sicuramente, con questo disco ci siamo rivolti immediatamente anche all’estero, proprio perché cantando in inglese secondo noi è un percorso naturale.

Già con l’ep ci avevano trasmesso alcune radio europee e americane. Non abbiamo fatto distinzione tra Italia e estero perché alle volte è più facile suonare fuori dall’Italia.

Ho letto una vostra intervista in cui dichiarate che potreste mettervi a sperimentare con la drum machine: è vero?

La storia della drum machine è uscita per scherzo quest’estate quando abbiamo registrato un pezzo con Garage Band e l’abbiamo arrangiato con una drum machine, un basso e un paio di synth.

Ci siamo molto divertiti a farlo e ne è uscito fuori anche un balletto. Il pezzo si chiama A week e lo trovate su youtube. Lo stesso pezzo, poi lo abbiamo riproposto sul disco, in una versione più semplice e più vicina a noi, suonato con la chitarra e una frasetta di synth.

Cogliamo quest’intervista per aprire un sondaggio su quale versione preferisce il nostro pubblico. A parte gli scherzi, vedremo, è ancora presto per parlare delle prossime cose. Siamo troppo concentrati sul disco appena uscito.

Pensavate mica di coglierci impreparati, vero? Volevate il sondaggio, e il sondaggio eccolo qui:

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