Via Lattea, “Questa Terra”: la recensione

cover via latteaQuesta Terra è l’album d’esordio della band toscana Via Lattea, formata da Giovanni Rafanelli (voce e chitarre), Savino Minerva (chitarre), Andrea Pennatini (basso), Giovanni Coiro (chitarre), Luca Miano (batteria). Batterie elettroniche e distorsori si mescolano a una voce appassionata e greve, creando la giusta cornice a testi di cantautorato new wave.

Fotografie del presente a partire dalla copertina del disco: il fotografo Matt Bigwood ha utilizzato la tecnica della stenoscopia, uno scatto a esposizione lunghissima (si parla di mesi) tramite un minuscolo foro. La pellicola registra tutto ciò che accade, il percorso del sole disegna un arco di luce interrotto dai periodi di nuvole e pioggia.

Via Lattea traccia per traccia

È arrivato l’inferno è la prima traccia dell’album. L’atmosfera rock elettronica è stridente, e la voce diventa un ulteriore elemento disturbante. Un bambino cresce spensierato nella sua città, senza sapere nulla del male, finché non arriva il terrore e la crudeltà della guerra a strapparlo dai sogni infantili. È arrivato l’inferno e no / non tornerà la primavera, l’orrore del mondo ora non è più trascurabile, perché è uscito dalla televisione ed è diventato reale.

Questa terra è title track e singolo scelto per la promozione dell’album. Un brano crudo per una storia crudele, quella delle tante anime che cercano di trovare un futuro possibile in un mare che non sostiene più / che lascia affondare. Dall’altra parte di quel mare ci siamo noi, spettatori distratti, ormai abituati ad ascoltare le notizie più strazianti con l’indifferenza di chi, apparentemente, non ha nulla da perdere. Il brano si conclude citando Aylan Kurdi, il bimbo siriano la cui immagine è diventata il simbolo del dramma migranti nel Mediterraneo.

Una vera e propria dichiarazione d’amore alla vita, un barlume di speranza in mezzo a uno scenario di guerra. Parole d’amore è un brano forte, con chitarre distorte che ricordano vagamente Grignani fine anni Novanta. L’urlo che si ripete, come un mantra, è  Non ti ho mai amata così tanto, vita mia!

È poi la volta di Marinaleda, che incarna il desiderio di un giovane di trovare il suo posto nel mondo, un luogo vicino ai suoi ideali come la cittadina spagnola. Il sogno viene interrotto bruscamente dal potente di turno, in questo caso l’Imperatore, che per ripristinare l’ordine e riaffermare la Restaurazione utilizza la violenza.

L’angelo è il tentativo di comprendere le motivazioni che portano un uomo ad intraprendere l’unico viaggio senza ritorno: è partito verso quel vuoto / che non fu nulla in confronto all’abisso / che portava da tempo nel cuore. Ci si chiede se noi, spettatori inermi, avremmo potuto fare qualcosa per salvarlo, o se è solo la presunzione a farci credere possibile offrire un’alternativa a chi decide di porre fine alle proprie sofferenze in un modo così definitivo. Ma chi l’ha detto che gli angeli nascono già con le ali / e che invece non possano crescere loro durante il volo? Questa è la sola speranza, offrire a questi angeli la speranza di un paio di ali che possano attutire la loro caduta.

Arriviamo così a L’età del muro e siamo nuovamente portati tra gli orrori della cronaca. La storia non ha evidentemente insegnato nulla, se ciclicamente ci si ritrova sempre allo stesso punto: si costruiscono muri per proteggere i confini, si lasciano esseri umani a crepare d’asfissia / ammassati come cani / abbandonati in autostrada. Il ritornello si fa spazio a suon di chitarra, ed è l’augurio che le cose possano evolversi al meglio: Mentre fuori piove, riposa ancora gli occhi amore / domani sarà un giorno nuovo / di certo migliore.

Buonanima ha un sound leggermente diverso dagli altri pezzi, il cantato è molto basso e va piano piano a tramutarsi in un urlo straziante. Il tema della denuncia sociale è sempre vivo e presente. Buonanima è un genitore che non c’è più, il cui ricordo accompagna il viaggio del protagonista, oltre le Colonne d’Ercole, e oltre i propri limiti. E aiuta a trovare la forza per resistere in mezzo alle avversità.  Perché se Dio da qualche parte esiste / darà perdono a tutto il mondo! A tutto il mondo, A tutto il mondo. Ed anche a noi.

L’ultimo pezzo Non mi sono mai sentito così vivo, è un po’ il tirare le somme di quanto detto nel resto dell’album. Cambiano i suoni nuovamente, ci si avvicina al cantautorato più tradizionale e a sonorità inaspettatamente folk. Tante domande senza risposta si susseguono: cosa sarà di me, di noi, delle nostre speranze, di questa Europa che puntualmente disattende le nostre aspettative?

I Via Lattea con Questa Terra sono riusciti a creare un album convincente, duro, profondo, che affonda le radici nel contesto storico attuale. Il messaggio è chiaro fin dalle prime note: non si può far finta di nulla, anche se le risposte tarderanno ad arrivare, le domande hanno bisogno di non essere dimenticate.

Chiara Orsetti

 

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi