VonDatty, “Ninnenanne”: la recensione

vondattyEsce il 5 maggio Ninnenanne, secondo album del cantautore romano VonDatty e lavoro che di fatto chiude la cosiddetta Trilogia della notte, iniziata con l’ep Diavolerie del 2012 e proseguita con il disco Madrigali del 2014. La scelta di realizzare una trilogia nasce dall’esigenza di riassumere in tre opere differenti, (ma legate tra loro da un sottile “filo rosso”), lo sviluppo, la crescita e l’evoluzione della forma-canzone nel progetto VonDatty.

VonDatty traccia per traccia

Si fa subito notte con Prima ninna nanna sulla Terra, con la collaborazione di Gabriele Proietti, che mette insieme qualità acustiche, elettriche e noise per confezionare una ninna nanna che non sembra fatta per agevolare il sonno. La chitarra acustica invece prende decisamente il sopravvento con Grigio perla, che inserisce nella tessitura della canzone un cantato serrato e una certa cura del dettaglio.

Profumo si fa più agile e descrittiva, anche un po’ danzata (per legarsi anche al testo), comunque piuttosto eterea, anche grazie all’intervento di Sarah Moon. Dalla carne fa entrare il pianoforte, insieme a qualche schermaglia di carattere noise e a un drumming non presentissimo ma molto sonoro. L’effetto è di intensità profonda.

Non credere ai fiori concede assaggi di leggerezza (e qualche pensiero pop, vagamente in stile Tiromancino) anche se il finale di organo suona un po’ isterico. Si torna ai bassi con Wonderland, intrisa di blues arrabbiato, con una chitarra impegnata anche in assoli molto tirati e molto Seventies. La parte mancante insiste sul tasto della drammaticità, coniugando un pianoforte versatile e una ritmica leggera ma insistita.

Ad ogni piccola morte si incarica di alleviare un po’ l’incombenza del brano precedente, utilizzando la chitarra per smussare un po’ gli angoli, ma anche per arricchire di elettricità l’aria.

Il peso delle labbra si affida a una combinazione voce-chitarra di un certo effetto, mentre La pietà recupera un discorso più di band, con un rock in salsa mediterranea ricco di veemenza. Prima ninna nanna sotto terra chiude il cerchio con caratteristiche fortemente melodiche e tradizionali, portando a termine il processo con altre dosi di intensità.

Lavoro davvero encomiabile, quello di VonDatty, che nel disco riesce a raggiungere vette notevoli con pezzi come La parte mancante e Dalla carne. Ma sono le caratteristiche totali, omogenee eppure mai ripetitive, dell’album preso nel suo complesso che confermano ed esaltano le qualità del cantautore romano.

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