Wander/Old Postcard: la recensione

Vincenzo De Luce, dopo la conclusione dell’esperienza con il due avant folk Zero Centigrade, ha dato inizio a un nuovo progetto per due chitarre acustiche in collaborazione con Matteo Tranchesi,  dando vita a Wander, tra slowcore, minimalismo e serialità. Il duo ha già partorito due lavori differenti e complementari: un cd omonimo, che esce per la piccola label francese Nothing out There nell’ambito dela trilogia “Four Arms, Two Necks, One Feedback” serie of guitar duos recordings”, e un ep, Old postcard, pubblicato da Many Feet Under.

Wander: Old Postcard

Pubblicato da pochi giorni, Old Postcard contiene quattro brani composti nel novembre scorso. Si parte con Last Lap, un ultimo giro che inizia da movimenti molto morbidi e appena accennati per poi inserire derive via via sempre più inquiete.

Le acque si calmano in parte con Like birds on the wire, mentre la semplicità di Gray Eyes è incrinata da piccole dissonanze. Variamente articolato il percorso di Red Barn, che chiude l’ep e che inizia semplice ma che incontrerà asperità lungo il percorso tali da dare luogo a un finale quasi epico.

Accompagnato da un video in stop motion (visibile qui di seguito) e pubblicato su bandcamp in free download, l’ep mostra le possibili evoluzioni del duo Wander, con qualche piccola fuga dal minimal e dalla serialità, pur rimanendo in un ambito molto coerente.
[bandcamp width=100% height=42 album=2155063207 size=small bgcol=ffffff linkcol=0687f5]


 

Wander

Leggermente più vecchio dell’ep precedente, Wander è stato pubblicato come detto nell’ambito dela trilogia Four Arms, Two Necks, One Feedback serie of guitar duos recordings: la prima uscita è stata O’Death Jug, progetto di Michel Henritzi e Christophe Langlade, la seconda è appunto Wander e a chiudere ci saranno i Przewalski’s Horses.

La partenza è affidata a Wander 10, che gioca sulle dissonanze e si muove in un ambito totalmente minimalista, a disegnare tracciati in cui l’unica guida sembra il miraggio. Più articolato e anche aggressivo il disegno di fondo di Wander 11, in cui il duo sembra voler forzare la mano.

Si rientra in atmosfere più morbide e sognanti con Wander 15, che si chiude in atmosfere sempre più oscure. Mood leggermente diverso per Wander 16, che però segue da certi punti di vista la stessa parabola del brano precedente, sereno all’inizio e inquieto nel finale.

Wander 18 comincia con lunghe iterazioni,  per poi inseguire anse di lentezza e ponderazione. Wander 19 chiude l’album con un percorso lungo, articolato e molto denso.

Rispetto a Old postcard, qui la parabola sonora appare più minimal, nonostante qualche episodio acido. Il valore della ripetizione, che artisticamente ha un senso, all’ascolto può rendere più indigesto il discorso e forse andrebbe limitato all’essenziale, anche se è chiaro che più che i particolari della trama, qui va ammirato l’arazzo nel proprio insieme.

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi