Si chiama L’Indimenticane il disco d’esordio dei DON Rodriguez, pubblicato da Dischi Soviet: quattordici tracce registrate a Lari (PI) nel SAM Studio da Ivan Antonio Rossi, che ha anche partecipato alla produzione artistica e in qualità di tastierista all’interno del disco. Il mastering è invece stato fatto oltreoceano alla Mistery Room di Milwaukee.
La band, originaria della provincia di Verbania, giustifica così il titolo dell’album: “La mascotte dei DON rodriguez è il Cardiocane, una creatura formata dal cane – la cui radice è comune a “cinico” – e dal cuore, che rappresenta invece l’amore. Una visione diversa dell’eterna lotta tra bene e male, eros e thanatos”.
DON Rodriguez traccia per traccia
Il disco si apre con Primo Carnera, canzone dedicata, e non soltanto come spunto, al grande pugile friulano: il discorso si sviluppa con lentezza, a ritmi che di rado si ritroveranno nel resto del disco. Molto più viva L’aria della città, che si muove su arie pop-rock con la chitarra protagonista.
Mossa con brio Per combinazione, che conserva dosi moderate di ironia e più consistenti di energia, con la sezione ritmica piuttosto impegnata e le chitarre piuttosto rumorose. A proposito di rumore, ecco la breve Prefrank, arricchita di rullate e atmosfere noise, che lascia spazio a una più moderata, ma non troppo, Frank (lo sparo), molto ritmata da un drumming rumoroso e dal sapore molto british.
Terreno piuttosto sdrucciolevole quello del testo di 6 novembre (quello dei rapporti di coppia con una certa differenza di età), su un tessuto colorato di indie rock, con discrete dosi di aggressività sparse sul tessuto medesimo. L’attenzione alla storia è ribadita da L’amore al tempo di Hitler, aperta da un riff ben costruito e costruita su un testo discretamente stralunato, con qualche pizzico di Franz Ferdinand nelle scelte sonore (soprattutto vocali).
E’ invece la batteria a orchestrare l’apertura de L’andina, lento movimento di racconto di un incontro non sempre semplice, con qualche stilla psichedelica. Si prosegue con Caldamente consigliato, serie di consigli e prescrizioni
Pensa ma prima fai un respiro si configura come una cavalcata in crescendo, in cui di nuovo torna alla mente qualche episodio originale ed energico dell’indie rock contemporaneo. Nuvole blu invece si comporta da breve ballata classica, benché la chitarra acustica d’ordinanza sia accompagnata da suoni elettronici. Ma le nuvole sono spazzate via da La Stagione degli Alisei: tornano le influenze british/punk e la citazione di fenomeni tedeschi contemporanei e meno contemporanei.
Ci si muove, un po’ a sorpresa, in orbita Marlene Kuntz con l’incipit di Diario di Bordo, che però prevede altresì esplosioni massimaliste rumorose e anche melodiche in modo potente. Si chiude con Stazione 28, pop-rock con drumming interessante e con rumoristica noise sullo sfondo.
Le idee dei DON Rodriguez privilegiano spesso l’originalità al già visto: e già con questo siamo 1 a 0 per loro. Se poi si aggiunge il fatto che le situazioni armoniche e melodiche sono centellinate con sapienza, che le influenze esterne si avvertono ma non sono mai prevalenti, che l’impatto di alcune canzoni è palese, ci si rende conto che il disco è non soltanto più che meritevole di essere ascoltato, ma anche di livello molto alto. Qualche perplessità sulla scelta del titolo dell’album, ma non è il caso di farne una tragedia.
