Sono passati quattro anni da “Amore o Purgatorio”, disco che segnò l’esordio dei salentini Fonokit: durante questo periodo la band è cresciuta, ha trovato modo di intessere collaborazioni importanti, e infine si è messa al lavoro su un nuovo disco.
Il risultato è Fango e bugie, un concept che per atteggiamento e scrittura può richiamare alla mente qualche episodio nobile del rock italiano anni Novanta, ma con sonorità dalla vocazione internazionale.
Il disco si apre con il rock diretto e cupo della title track, Fango e bugie, in cui chitarre e batteria iniziano a prendersi uno spazio che, per tutto il disco, non molleranno più. Sopravviveremo o no ribatte sul concetto delle verità mancate a colpi di chitarre e di testi piuttosto intensi e urlati.
E’ una sfida è particolarmente interessante non soltanto per il significativo intervento di Caparezza: in realtà si cambia anche registro e ritmo rispetto alle prime due tracce del disco e si ribadisce la capacità della band di interagire con linguaggio diversi dal proprio. Detto questo, il signor Salvemini si conferma inarrivabile più o meno in ogni propria espressione.
A seguire si cammina sulle nuvole di vetro di Da un inverno lontano: una ballata rock con tutti i crismi, tra intensità e speranze deluse. Più viva e mossa Camden Town ormai ci illude, che fa riferimento all’omonima zona “alternativa” londinese.
Sotto la luna aggredisce con ritmi alti , voce filtrata e stilemi indie rock a piene mani. Fuori dall’ombra è un altro pezzo picchiato e crudo, con la batteria in bella evidenza. Lo specchio è un uomo solo conclude il discorso con chiare citazioni nirvaniane.
Il disco è ben suonato e si accende spesso con grande intensità. Qualche variazione in più a livello di sonorità probabilmente lo avrebbe arricchito anche di più, ma l’impressione complessiva è di grande compattezza ed energia.

[…] il primo singolo dei Fonokit estratto dal nuovo disco Fango e Bugie (qui la nostra recensione). Il singolo e video è la title track […]