Una volta durante un’intervista ho detto a Colombre che era bravissimo a scrivere canzoni rancorose (tipo Blatte). Lui non era particolarmente d’accordo, e senza dubbio è passata moltissima acqua sotto i ponti: non c’è alcuna traccia di rancore in Luna di Miele, il nuovo disco di coppia di Colombre con Maria Antonietta.
La coppia nella vita si trasforma in coppia anche su disco e, si presume, sui prossimi palchi, per un disco composto soprattutto di dolcezza e di amore reciproco. E sicuramente c’è bisogno anche di questo, nel presente non proprio ricco di speranze che ci tocca di vivere al momento.
Colombre e Maria Antonietta traccia per traccia
Con un po’ di reggae, un po’ di luce di traverso, molto romanticismo senza troppi freni, A te apre il disco mettendo in evidenza maggiormente la vocalità di Maria Antonietta, ma non siamo certo qui con il bilancino a dire che cosa è di chi.
Appena più acidini ed elettronici i suoni di Signorina, buonasera: “le cose che abbiamo in comune ci fregano sempre“, mentre si esplorano concetti di onde e di corrente. Il pezzo è apertamente pop (ma probabilmente sarà così per tutto il disco), con qualche stilla vintage. Qui siamo in riviera romagnola, per un salto abbastanza consistente da Parigi che fa da sfondo al brano di apertura.
Altri sfondi geografici, tipo Marsiglia e le Alpi per un pezzo che si chiama Falafel e che parla moltissimo del “domani”: citazioni indirette di Leonard Cohen illuminano un brano veloce ma con qualche pausa di meditazione. “Mio primo vero amore” è una dichiarazione molto forte, che non a caso chiude il brano.
“Quanto ci costa esistere?”: domande e felicità occupano una canzone che “scoppia” come Gomma Americana, tra immagini di giostra e vibrazioni (e qualche equivoco voluto, tipo su “scoppiamo io e te”). E’ divertente esiste, conclude M.A.
Tornano i ritmi tropicali con Giornata perfetta, che insiste sull’oggi, con la possibilità di concentrarsi su un presente positivo, perché poi domani chissà come andrà. Il destino si incontra sempre, del resto, e ce lo ricorda Gelato con la panna, primo pezzo con aspetti cupi di tutto l’album: si balla ma c’è buio, la libertà è un’esigenza anche se, appunto, il destino ci aspetta in qualche strada e non possiamo evitarlo.
Abbracci e scommesse fanno da sfondo a Sui tetti come i gatti, altro assaggio di reggae e di sguardi sereni e innamorati. C’è da festeggiare in Chantilly, che di nuovo torna sulla diarchia onde/corrente, mentre proclama un amore da festeggiare perché ha resistito alle difficoltà.
Ai party migliori si resta fino alla fine: un assunto che ci porta dentro a un brano abbastanza serrato che porta a “spaccarsi la faccia“, tanto comunque “una canzone ci salverà“. Il brano è meno semplice e diretto di quanto potrebbe sembrare, ma riesce a risuonare forte e gentile a un tempo.
Si ritorna nei pressi dell’Adriatico per Velluto blu: citazione lynchiana che lascia spazio a una ballata notturna e molto romantica, giusto congedo per un disco che di romanticismo, ma non solo, si è nutrito dall’inizio.
Forse c’è un po’ più Maria Antonietta che Colombre in questo disco, ma avevamo detto che non saremmo stati lì con il bilancino e saremo di parola. Comunque il connubio funziona molto bene e non era scontato. Ma le sensibilità dei due cantautori, sicuramente differenti per proposta ma uniti da una ricerca sempre un po’ laterale e originale, si sposa bene.
E usiamo il verbo sposare evidentemente non a caso: in un momento di crisi di alcune coppie storiche dell’indie pop, Maria Antonietta e Colombre forniscono una fotografia di un presente con tutta evidenza molto positivo, tanto da far smussare in coppia spigoli che nella produzione individuale sono più ruvidi. Senza mai trasformare il miele in melassa, e di questo saremo loro grati per sempre.
