E’ disponibile su tutte le piattaforme digitali (in distribuzione Believe Music Italy) Lezioni di canto, il nuovo album di Kublai, l’alter ego del cantautore Teo Manzo, artista che negli ultimi anni ha costruito un linguaggio musicale riconoscibile: una miscela elegante di elettronica lieve, chitarre essenziali e atmosfere sospese, dove la canzone d’autore si intreccia con suggestioni elettroniche e narrazioni cinematografiche.
Il nuovo disco è un viaggio dentro un amore impossibile sullo sfondo di una Milano che forse non c’è più: uno di quegli amori che non si vivono davvero, ma che ci immaginiamo per sfuggire, o sfuggirci. Sono storie che nascono nella mente, affiorano nei silenzi, e che nell’album diventano rifugi, proiezioni, piccole vertigini emotive. Kublai li racconta con una scrittura che lascia emergere fragilità, nostalgie e tutto ciò che rimane quando la realtà non basta.
Kublai traccia per traccia
Un dente rotto (di pettine) e ghepardi sul letto tra le sensazioni sfumate che caratterizzano l’inizio di Prima, che tiene fede al proprio titolo e dà inizio al lavoro di Kublai. Una scrittura piuttosto fiorita e opportunamente accompagnata anche dagli archi pervade l’aria, con distanze sonore che si colmano.
La casa di Vincent (pronunciato alla francese, tipo “Vinsént”) sta in collina come la Mansion on the hill springsteeniana, ma qui le atmosfere sono tutte diverse, con un crescendo ritmico morbido e aria ovattata che però si fa più densa.
Arriva la chitarra elettrica in Canzone dell’abaco, anche se soltanto per qualche vagito accennato, in mezzo a un ambiente sonoro quasi fiabesco. La canzone avvolge e consola, con modi decisamente retrò, parlando di solitudine e di schiuma.
Inizia la Fashion Week, e inizia con un pulsare soffice, raccontando di camminate (che non sono sfilate) e di relazioni probabilmente ormai lontane nella memoria.
Molto ricca d’immagini, ecco poi Belva rara del ritorno, che accentua tutte le tendenze narrative, con la calma del cantautorato antico a caratterizzare un brano gentile e amaro.
Suggestiva e distante, ecco Vorrei chiamarti e non, che si aggira nei vuoti sonori e vive nel sospeso, prima di sollevarsi e di riempire l’aria con le proprie sensazioni vellutate. Il disco si chiude con Lezioni di canto, title track che punta sull’acustico per emozioni un po’ più concrete, ma senza rinunciare ad aspirazioni più aeree.
Singolare e molto curato nei dettagli sonori, come da consolidata abitudine dell’artista, il nuovo disco di Kublai è un piccolo gioiello di fine 2025 che si può ascoltare anche a inizio 2026 per assicurarsi una partenza morbida ma ricca di contenuti per l’anno che è appena partito.

