Sanremo 2026: una guida possibile

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Tra due settimane esatte avrà inizio il Festival di Sanremo ed è decisamente tempo di prepararsi (o, per chi non gradisce, di preparare le alternative). Incominciamo con il dire che non abbiamo ancora ascoltato le canzoni: non ci hanno invitato. E ciononostante ci accingiamo anche noi a occuparci della Settimana Santa della musica italiana, che si avvicina a grandi passi, incurante di Palestina, Ucraina, Iran, Venezuela, ICE, paesi e strade che crollano, femminicidi e leggi per non punirli adeguatamente, referendum, Olimpiadi, piste da bob inutili, tedofori spiritosi, Ghali ignorato. Ok ho fatto un elenco quasi alla Salvini, ma a Salvini probabilmente non piace questo elemento.

Anche quest’anno ci occuperemo di Sanremo, quindi, chi dal divano di casa chi sul posto, per cercare di capire in che direzione andrà la musica pop italiana, ammesso che il roster di quest’anno possa dircelo. Spoiler: non ci dirà niente di nuovo.

Uno sguardo ai partecipanti

A dire il vero uno sguardo ai partecipanti l’abbiamo già dato quando è stato annunciato il cast di questa edizione. Ci giriamo intorno? No: le scelte di Carlo Conti sono oggettivamente deboli e poco coraggiose, facendo sfigurare la pur non indimenticabile selezione dell’anno scorso. Ciò che c’è in quota “nuovo” arriva per numero di followers e non per meriti musicali. O meglio: Chiello, Eddie Brock, Sayf, Nayt, Samurai Jay, Luchè sono sicuramente bravi, ma non sono qui perché sono bravi, bensì perché hanno un grande seguito.

L’usato sicurissimo difficilmente ci regalerà sorprese travolgenti e sembrano già lontanissimi i tempi del primo Achille Lauro, di Lucio Corsi l’anno scorso, di Ghali, della Rappresentante di Lista, di Truppi, di Brunori, di Colapesce e Dimartino. E non si vede nemmeno una scelta particolarmente oculata anche in termini di strategia e di marketing, tipo i Maneskin del 2021. Ah già, e c’è pure la Pausini. Non ci resta che sperare in qualche sorpresa, oltre che avere fiducia in Levante, in Fulminacci, in Dargen. E anche in Maria Antonietta & Colombre, con una piccola riserva di cui si parlerà più sotto.

Una piccola guida

Il primo “gioco” che si fa quando si annunciano i partecipanti è il “ma quest* chi è?” Che è abbastanza motivato per alcune delle facce nuove di quest’anno. Lo prendiamo e lo allarghiamo anche ad alcuni dei nostri preferiti, ignorando totalmente i “troppo” noti e quelli che, non nascondiamoci, preferiremmo non vedere in gara, senza offesa per nessuno. Inutile spiegare qui chi sono Patty Pravo, Raf, Malika Ayane o Renga. Utile invece spiegare perché il nostro cuore batterà un po’ di più in occasione di alcune e ben determinate esibizioni. E un po’ di meno durante altre.

Tommaso Paradiso

Togliamoci subito un dente, sperando di non essere costretti alla dentiera, alla fine: come nel famoso film di Verdone, da Io non esisto (TheGiornalisti, anno di grazia 2011) in qua, Tommasone c’ha avuto un tracollo, che è passato attraverso Felicità puttana, il Circo Massimo, le accuse reciproche con gli ex compagni e una carriera da solista che non è mai veramente decollata. Si aspettava oggettivamente di volare ad altezza Jovanotti/Cremonini e invece è riuscito a risultare soltanto (aggiungere qui aggettivo a piacere) quanto loro. Dicono le cronache che la sua I romantici non sarà esattamente un passo in avanti, soprattutto per quanto riguarda la prevedibilità. Ci piace ricordarlo così:

Sayf

Primo nome sul quale le sopracciglia boomer si solleveranno, Sayf è un rapper genovese di nascita e di ascendenza italo-tunisina. Classe 1999, ha già dimostrato di saper dialogare bene con cantautori, sonorità sudamericane e anche con il jazz, una versatilità che all’Ariston potrebbe pagare, soprattutto nella serata delle cover, visti anche i suoi precedenti di duetti (anche con Mengoni e Rkomi): qui porterà il curioso duo Britti & Biondi. A qualcuno riporterà alla mente Ghali (quindi la Rai cercherà di non inquadrarlo né nominarlo mai?), ma i riferimenti più vicini a lui sono quelli della ormai nutritissima scuola rap genovese. Tu mi piaci tanto è il titolo, evidentemente molto “generazionale”, del brano in gara.

Luchè

Altro rapper, ma di scuola napoletana, un po’ più esperto e un po’ più conosciuto rispetto ad altri esordienti di quest’anno. A 16 anni fonda i Co’ Sang insieme a Ntò e firma due dischi di notevole successo, in salsa gangsta. Il duo si scioglie (ma ritornerà nel 2024 con grande successo) e Luchè procede a costruirsi una personalità molto solida in campo hip hop, anche grazie a featuring nei dischi del gotha del rap italiano, con Marracash, Guè, Geolier fra gli altri e con dischi che riscuotono un successo molto vasto. Difficile pensarlo “sanremizzato”: con la sua Labirinto probabilmente cercherà soprattutto un’affermazione della sua proposta, già molto matura e strutturata. E portare Grignani per il duetto quando la Pausini sarà onnipresente è un colpo di genio.

Mara Sattei

Non è più esordiente, visto che in Liguria a febbraio c’è già stata nel 2023, e quest’anno porta Le cose che non sai di me. Che fa così: “Quante cose che non sai di meeeee”. Ah no, quella era un’altra. Ok c’è un problema di fondo, e credo che anche Mara/Sara in fondo lo sappia: talento qua ce n’è da vendere e non è soltanto una questione di famiglia (anche se thasup è un filo sparito ultimamente, ma chissà che starà combinando). Si tratta però di incanalarlo in maniera un po’ più originale e sorprendente di quanto visto finora. Perché il rischio è quello di diventare un’altra Noemi o simili. Che va benissimo, per carità. Però è un po’ uno spreco.

Ditonellapiaga

Anche per lei un ritorno, stavolta da sola: giusto presentarsi in prima persona, per quanto la combo con Rettore fu molto efficace. Ma Margherita saprà sicuramente farsi valere anche in solitaria: la vocazione dance che si avverte nei suoi pezzi si concretizzerà in Che fastidio! Probabilmente ci basterà che non provi a snaturarsi, e che ci faccia divertire e ballare, ma in modo radicalmente diverso da ciò che proverà a fare Elettra Lamborghini. Certo poi la serata cover con Tony Pitony non promette niente di non trash, ma stiamo a vedere.

Levante

Diciamo che se dovessimo scommettere su un nome che arriva dall’indie per la vittoria finale sarebbe inevitabile puntare su Claudia, ormai esperta anche su questo palco, sempre affascinante e sempre portatrice di canzoni con quel retrogusto amaro che in realtà a Sanremo spesso ha pagato. Ma chissà se il televoto sarà d’accordo con noi (spoiler: non lo è mai). Si chiama Sei tu il brano che ha scritto in prima persona e sul quale si esibirà, regalando sicuramente tre minuti di charme durante i quali sarà inevitabile perdersi nei suoi occhi e nei suoi suoni. E se non vince, onestamente, chi se ne frega.

Tredici Pietro

Tanti anni di lavoro per arrivare là dove papà è arrivato (ma molto più giovane): la possiamo vedere così, oppure possiamo riconoscere a Tredici Pietro la carriera che gli spetta, le scelte controcorrente, la voglia di affermarsi “a prescindere” dall’essere figlio di Morandi. Non mi piace “tutto” quello che ha fatto, ma gli sono estremamente grato per aver fatto qualcosa di veramente “suo”. E spero molto che Uomo che cade, che porta all’Ariston, proceda esattamente in questa direzione. (Menzione ulteriore di merito per aver deciso di portare uno degli ultimi eroi dell’indie, Galeffi, nella serata delle cover).

Samurai Jay

Probabilmente il più sorprendente fra gli esordienti al Festival, ha un cv talmente striminzito che perfino il suo ufficio stampa non è riuscito ad andare più in là di quattro paragrafetti per raccontarlo. Diciamoci l’onesta verità: la sua Halo ha fatto 70 milioni di stream ed è per questo che Carlo Conti ha detto: “ok, questo è il palco, accomodati”. Dopodiché questo non significa che la sua Ossessione, il brano che porterà in gara, sia da bocciare a prescindere. Magari sorprende e magari no. Certo pensando ai talenti che qui non hanno trovato spazio, si spera che non sia un’occasione persa.

Serena Brancale

A quanto dicono tutti, ha deciso di fare un passo indietro: Serena Brancale ha iniziato e portato avanti una signora carriera da performer a tinte jazz, che poi ha, come dirlo, “messo da parte” (madonna se sono un drago con gli eufemismi) per una svolta a base di “anema”, “core”, “cozze”, Alessandra Amoroso (ma almeno una sana rivalità Bari-Lecce qui no?) e pinzillacchere varie. Ora che ha raggiunto la fama, prova a tornare almeno un po’ indietro: la sua Qui con me, dedicata alla madre scomparsa sei anni fa, è narrata come un pezzone ed è una delle favorite dormienti di questa edizione. Se saprà metterci quel quid di interpretazione di cui è sicuramente capace, non è detto che rimanga dormiente.

Nayt

Partiamo dal duetto per la serata cover: esordisce e porta La canzone dell’amore perduto, insieme a Joan Thiele. Questo per dire che al ragazzo la personalità e il coraggio non mancano (e anche delle discrete vibes classiche). Di Nayt non ho mai capito una cosa: se ti chiami (davvero) William Mezzanotte che bisogno hai di un nome d’arte? A parte questo, massimo rispetto per una carriera costruita attraverso album di ottimo successo e live credibili. Non è improbabile che anche lui completerà la metamorfosi da rapper a cantautore, come molti transitati dal palco sanremese, forse anche tramite Prima che, il brano in gara.

Dargen D’Amico

Parlerà di Intelligenza Artificiale Dargen, con la sua AI AI, e quindi probabilmente sarà come sempre uno dei pochissimi ad affrontare la realtà circostante (con probabile terrore di Carlo Conti). Certo dopo due Festival (e X Factor) la sua diversità potrebbe essere un po’ annacquata, ma visto il panorama generale potrebbe comunque suonare sorprendente e alternativo. L’idea di portare Pupo nella serata dei duetti francamente non l’ho capita, ma magari la capirò.

Bambole di Pezza

Sono nate nel 2002 e ciononostante gran parte della platea sanremese non avrà la minima idea di chi siano le Bambole di Pezza, storico gruppo pop punk milanese tutto femminile, importante anche per le tematiche femministe di cui ha fatto bandiera. Resta con me è il brano che porteranno a Sanremo e rimane da vedere se lì non smarriranno parte della carica oppure se non ne faranno un po’ parodia, come viene da temere quando ti accorgi che hanno scelto Cristina D’Avena come partner per la cover. Speriamo vivamente che ci sappiano smentire.

Fulminacci

Filippo torna a Sanremo dopo il 2021, quando aveva una bella canzone e lo sguardo del cerbiatto in tangenziale. Ora, mi dicono, ha un pezzo anche migliore, Stupida Sfortuna, probabilmente lo stesso cuore, e anche una direzione da imboccare: siamo felici delle sue ascendenze nobili e del suo rispecchiarsi in Daniele Silvestri, ma è ora di spiccare davvero il volo e di salire di livello. Non mi aspetto una performance tipo Diodato in Fai rumore, forse sarebbe troppo. Ma qualcosa di quel genere lì è nelle sue corde, ne sono convinto.

Chiello

Oddio la trap, che paura, è morta la musica! No perché c’è stato, e non è stato tantissimo tempo fa, un periodo in cui, frequentando quel recinto di dinosauri che è Facebook, è sembrato che il problema principale di questo Paese fosse la trap. Ecco: a tutti quelli che quando vedranno Chiello e si scioglieranno alla sua canzone Ti penso sempre (e saranno tanti, e saranno anche boomer) vale ricordare gli esordi molto trap con i FSK (era il 2019, non 100 anni fa). Poi il ragazzo si è evoluto, ha fatto strada e molti giurano che spaccherà a Sanremo. E io onestamente ci credo abbastanza. Certo riportare un certo signore con certi precedenti su quel palco lì, nella serata dei duetti, per conto mio vale dieci punti in meno, ma crediamo ancora nello stato di diritto e nella presunzione d’innocenza. Almeno noi.

Eddie Brock

Ha costretto, con il suo nome d’arte, Wikipedia a scrivere una pagina di disambiguazione, e non è una cosa che possono dire tutti. Dopodiché Edoardo Iaschi, che ha rubato il nom de plume dall’alter ego di Venom, a Sanremo parlerà di Avvoltoi (e se conosci Spiderman e i suoi villain capisci che lo fa apposta). Sicuramente anche lui è qui in virtù della viralità di un brano solo, Non è mica te, calcuttesca il giusto e forse non il miglior singolo della sua vita. Ma lui di storia alle spalle ne ha abbastanza, comprese radici profonde nel cantautorato romano. Uno dei nomi che mi incuriosiscono di più, in questa edizione.

Maria Antonietta & Colombre

Mamma che paura. Mi spiego meglio: era il 2018, Maria Antonietta pubblicava Deluderti, probabilmente il suo singolo da solista più noto, sottolineando un percorso da cantautrice peculiare, con quella vocetta volutamente insinuante. L’anno prima Colombre aveva pubblicato Pulviscolo, uno dei dischi meglio riusciti dell’indie, con quella perla del disdegno che era Blatte, in un rarissimo connubio pop con Iosonouncane, nientemeno. Di acqua sotto i ponti ne è passato un oceano, i due piccioncini hanno anche pubblicato un (buonissimo) album insieme e l’hanno chiamato Luna di Miele. E il rischio che vogliano fare di loro il succedaneo/successore di quello che sono stati i Coma_Cose sanremesi è fortissimo. Posto che i CC hanno sempre fatto del loro meglio per restare se stessi (ma, come dire, Cuoricini non è Pakistan, ecco). Li salverà San Brunori nella serata delle cover, ne sono certo.

Non abbiamo parlato di

Malika Ayane, Patty Pravo, Francesco Renga, Leo Gassman, Sal Da Vinci, Enrico Nigiotti, Arisa, Raf, LdA & Aka Seven, Ermal Meta, Elettra Lamborghini, Michele Bravi, J-Ax, Fedez & Masini (anche se qui e là due parole ci potevano anche scappare, soprattutto sugli ultimi. Ma ne parleremo in diretta). E non abbiamo parlato della Pausini e non ne vorremmo parlare, ma saremo costretti.

Fantasanremo: qualche consiglio

Studiato il regolamento di quest’anno siamo arrivati alla conclusione che non c’è più il Fantasanremo di una volta, quello in cui un cantante che moriva durante il Festival prendeva 100 punti, per dire (ora se uno è squalificato perde 100 punti: che tristezza). Ma è come con tutte le rivoluzioni: prima o poi s’annacquano.

Comunque: è inutile perdersi fra gli ormai troppi bonus e malus, alcuni dei quali marketta per gli sponsor. Meglio puntare su chi andrà ad aggiudicarsi più punti con le classifiche e i premi.

Detto questo le squadra che abbiamo messo in campo per questa edizione sono queste:

Fabio: Levante (capitano), Dargen D’Amico, Eddie Brock, Maria Antonietta & Colombre, Fulminacci. Riserve: Sayf, Chiello.

Chiara: Tommaso Paradiso (capitano), Michele Bravi, Maria Antonietta & Colombre, Dargen D’amico, Sayf.
Riserve: Arisa, Malika Ayane.

Pronostici “a secco”

Cioè senza aver sentito le canzoni e prima che inizi tutto il bailamme, qualunque cosa sia il bailamme (non l’ho mai capito):

Fabio: 1. Emma Nolde, 2. Marta Del Grandi, 3. Daniela Pes… Ah no, mi sono confuso: 1. Serena Brancale, 2. Tommaso Paradiso, 3. Levante.

Chiara: 1. Tommaso Paradiso 2. Malika Ayane 3. Fulminacci. (Ma senza convinzione, lo scrivo solo perché mi costringe Fabio).

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