Taglialucci, “Una solitudine troppo rumorosa”: la recensione

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Una solitudine troppo rumorosa è il primo ep di Taglialucci, il progetto solista di Claudio Calamita, disponibile su tutte le piattaforme digitali (distr. Believe Music Italia). Il disco prende il titolo dal romanzo di Bohumil Hrabal, e ne sposta radicalmente il senso nel presente. Racconta ed interpreta l’isolamento non come mancanza, bensì come saturazione: un eccesso continuo di parole, immagini e stimoli che occupano lo spazio dell’intimità.
 
L’ep mette in scena un soggetto attraversato dal rumore del mondo, incapace di distinguere ciò che pensa da ciò che ha assorbito. La solitudine non è silenzio, ma compressione; non vuoto, quanto accumulazione. Il riferimento a Hrabal non è letterario, neppure nostalgico: la sua “pressa meccanica” può essere una metafora contemporanea, vicina ai meccanismi del flusso digitale e dell’esposizione continua.

Taglialucci traccia per traccia

Taglialucci si butta a Capofitto in tutto e ce lo fa sapere con chiarezza: la traccia d’apertura dell’ep è curiosa, ritmata, nervosa e con qualcosa di irrisolto.

Segue percorsi del tutto peculiari Eliotropica, che pesca da una certa new wave per regalare sensazioni vagamente da clubbing, però piuttosto distorte, con un testo che ha tratti abbastanza surreali.

Gira bene il basso inseguendo Libellule: “tutti sono sessualmente compatibili/se non sono normalmente nevrastenici” è una teoria interessante, ma è soltanto una delle molte proposte da un pezzo synth pop che ha qualcosa dei Bluvertigo dei tempi migliori.

Un po’ più cupi i toni di Martedì/Venerdì, una settimana corta in cui trovano posto risonanze e oscurità di vario genere. Ci si infila in tunnel non necessariamente quantistici, ma sicuramente piuttosto angoscianti.

Atmosfere più lievi quelle di Celestiale, che però si irrobustiscono nel percorso, acquistando forma ed elasticità, con echi quasi industrial.

Si chiude in modo ovviamente curioso con Musichette anonime per lounge bar che non apriremo (Capofitto – reprise), lungo congedo strumentale (con qualche vocalità strana) acidello che si trasforma quasi in una suite elettronica.

Le autodefinite “glitch songs” di Taglialucci sono interessanti e molto originali. L’ep fila via liscio benché ricco di contenuti, proponendo una via molto personale alla new wave, e provocando la giusta curiosità per ascoltarne ancora, possibilmente in un lp “completo”.

Chi è Taglialucci

Taglialucci è il progetto solista di Claudio Calamita, musicista, chitarrista e produttore attivo nella scena indipendente italiana. Dopo gli Oneiros Way, fondato nel 2020 con la cantante Regina Ramos, affronta una svolta stilistica dando vita ad un progetto personale che fonde canzone glitchata, ambienti cinematici, riferimenti letterari e spiritualità distorta. Una solitudine troppo rumorosa è il suo ep di ultimissima pubblicazione (che contiene i primi due singoli “Capofitto” e “Eliotropica”), registrato presso Escape Music e prodotto da Kupo Music (alias Claudio Cupelli).

Genere musicale: synth pop, new wave

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Pagina Instagram Taglialucci

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