Stato: Instabile è il primo ep degli Under One Hundred. Sei canzoni che raccontano momenti di vita di una generazione che cerca il proprio equilibrio in un mondo frenetico. Ecco la nostra intervista.
Ciao ragazzi, raccontateci la storia degli Under One Hundred
Siamo un trio di un paese appena fuori Vicenza. Dopo un progetto musicale di qualche anno fa, abbiamo deciso di rinascere sotto il nome di Under One Hundred. Abbiamo età, stili ed estrazioni diverse, ma insieme troviamo un equilibrio nel tradurre emozioni su un tappeto musicale. Il promotore, nonché la forza trainante del progetto, è Sebastiano, detto Seabass, classe ’93, che spinge con le produzioni e ricerca innovazione e sperimentazione.
L’mc, diamante grezzo, è Giorgio, aka Billy, classe ’00, che porta flow e rime con un groove che pesca dalla nuova scuola ma strizza l’occhio al rap classico. SamaKruss, detto Luca, classe ’85, riversa nel progetto tutta la sua esperienza. Tre dinamiche che si armonizzano di volta in volta su progetti stimolanti, con la voglia di fare live, concerti e occasioni di condivisione.
È uscito da poco il vostro ep Stato Instabile. Come è nato questo progetto?
Nasce da un’esigenza comune: affrontare una vita normale. Ognuno ha le sue difficoltà, ma nessuno è particolarmente bravo a trovare soluzioni. L’intento era creare strumenti che ci facessero riflettere, ballare ed esorcizzare gli inciampi quotidiani che si traducono in un eterno “stato instabile”. Un modo per guardarci in faccia e dirci, sorridendo: “Sei umano anche tu, tranquillo”.
Quale canzone del progetto vi ha sorpreso durante la scrittura, prendendo una direzione diversa da quella inizialmente immaginata?
Ansia brilla su tutte: ci ha divertito, fatto ballare e dato una carica pazzesca. È riuscita sotto tutti i punti di vista e, durante la composizione, la sensazione non era quella di strutturare una canzone, ma di vomitare il malessere e liberarsene.
Avete mai avuto paura di essere troppo sinceri in un testo?
Non esserlo sarebbe scorretto. In primis per come viviamo la musica e, in secondo luogo, per il potere di condivisione che essa ha. Camuffarsi sarebbe fallimentare.
Le vostre canzoni come nascono? Prima il sound o il testo?
Suono, elaborazione, idea, confronto, testo. A volte sono passaggi che hanno bisogno di mesi, altre volte si chiude tutto in due serate. Nessun passaggio viene saltato: abbiamo la necessità di essere convinti di ogni dettaglio, talvolta anche in modo ossessivo.
Qual è il compromesso artistico che non sareste mai disposti ad accettare?
Interpretare qualcosa che non ci appartiene. Se ci venisse detto: “Contratto domani, ma fate pop”, la nostra risposta sarebbe: “Troviamo il modo di renderlo nostro oppure non si fa niente”. Qualche pensiero legato alla commerciabilità, ai trend o al seguire ciò che funziona è emerso nelle nostre discussioni. Ma non ci riusciamo: se non c’è il disagio o l’emotività che sentiamo davvero, non portiamo a casa risultati.
Se questo ep fosse il primo capitolo di una storia, come immaginate il secondo?
Gratuito! A parte gli scherzi, probabilmente, dopo un’esplorazione dello “stato instabile”, un secondo progetto potrebbe varcare le soglie del dialogo con l’altro, formulare ipotesi sugli atteggiamenti umani e tuffarsi a piè pari in un bagno di realtà. Non vi resta che seguirci per scoprirlo!

