Giuliano Sangiorgi e i Negramaro hanno saputo cambiare pelle per non sentir passare le stagioni, per iniziare subito con una citazione di una delle tante canzoni che hanno regalato al pubblico dell’Arena del Mare, in occasione della data genovese del tour Una storia ancora semplice, nell’ambito di Altraonda Festival.
Giuliano Sangiorgi e i Negramaro sanno di averci lasciati in bilico, tra tutti i nostri vorrei: per noi che abbiamo superato i quarant’anni e che c’eravamo anche agli esordi, dal Verde coniglio in poi, ma anche per chi non c’era ed è arrivato dopo, nell’era della maturità artistica, che altro non è se non la diretta conseguenza di ciò che è stato e di ciò che, inevitabilmente, sarà.
Giuliano Sangiorgi e i Negramaro, infatti, riescono a far ballare e cantare in piazza un pubblico a dir poco eterogeneo: genitori e figli, coppie, amici, anime unite dalla voglia di accogliere una band che mancava da tanto, forse troppo tempo, da una città che ha regalato al mondo perle di cantautorato tutt’altro che trascurabili. Lo stesso Sangiorgi ha confessato di aver visto nascere Genova22 proprio in questa città: una piccola canzone di un piccolo album che ha poi aperto la strada a tutto quello che è arrivato dopo.
Lo spettacolo inizia alle 21.30 in punto, senza artisti di apertura, in una serata dal caldo intenso. Lo sfondo è sempre quello del Porto Antico, con i traghetti che passano e le mani di chi sta partendo per le vacanze impegnate a salutare chi si trova in piazza ad ascoltare, cantare e sognare. Luna piena apre il concerto, con tante grandi lune gonfiabili lanciate in mezzo al pubblico (e sulla testa dei fotografi) per scaldare l’atmosfera, se mai ce ne fosse stato bisogno.
Segni del tempo
Una band elegante negli abiti e nelle maniere, con qualche segno del tempo in più: un tempo che ha cementato il legame con i fan e che continua a regalare affetto senza fine a chi è stato la colonna sonora di una vita intera. Si prosegue con l’ultimo brano sanremese dei Negramaro, Ricominciamo tutto, per arrivare a Contatto e poi a un breve passaggio di Canzone di Lucio Dalla, il primo di tanti tributi che Sangiorgi ha scelto di intonare.
La serata scorre, come tutto, per oltre due ore e ripercorre le tappe di questa lunga storia: La prima volta, Ti è mai successo?, Nuvole e lenzuola, nella quale fa capolino anche Sweet Dreams. Poi Sangiorgi resta solo sul palco, accompagnato soltanto dal pianoforte, e arrivano Sei, Attenta (brano che diventa anche l’occasione per richiamare l’attenzione sul tema della violenza sulle donne) e Sing-hiozzo. A metà dell’ultimo brano la band torna sul palco e Sangiorgi lascia spazio alle immagini che raccontano, dagli esordi ai giorni nostri, brevi estratti della vita dei giovani ragazzi pugliesi che sono stati e degli uomini che sono oggi.
Ancora successi storici uno dietro l’altro, tra cui Vedrai vedrai di Tenco e Amore che vieni, amore che vai di Faber, con un’altra incursione dedicata ai bambini vittime del “gioco della guerra”, ai quali L’immenso viene dedicata coralmente.
Meraviglioso è il ponte tra la fine della prima parte e l’inizio del bis: Alieno, Mentre tutto scorre e Parlami d’amore sono il terzetto scelto per accompagnare verso il finale genitori e figli, coppie, amici, anime.
Tanto non cambia l’idea che ormai abbiamo di loro. E forse anche loro lo sanno.



























