In attesa del nuovo album, Setak torna dal vivo con una serie di date italiane. Il cantautore abruzzese, vincitore della Targa Tenco 2024 per il Miglior album in dialetto con Assamanù, ha fatto tappa il 13 maggio all’Arci Bellezza di Milano con il suo A piene mani tour, dopo l’appuntamento dell’8 aprile al Teatro Massimo di Pescara e prima delle date di Bologna (Locomotiv) e Roma (Monk).
Sono felice di questi concerti, che mi permettono di incontrare ancora una volta il pubblico che segue la mia musica e mi sostiene nel percorso. Mi piace l’idea di farli prima di chiudermi nuovamente nel meraviglioso inferno della realizzazione del nuovo album
Per l’occasione, la sala dell’Arci Bellezza si è presentata in una disposizione diversa dal solito, con i tavolini disposti davanti al palco, in un’atmosfera più vicina a quella di un piccolo club o di un blues bar. La sala era quasi piena, con un pubblico prevalentemente adulto. Tra i presenti anche alcuni spettatori abruzzesi, richiamati probabilmente dalle origini di Setak e dalla centralità del dialetto nella sua scrittura, ma la platea appariva comunque eterogenea.
La scenografia era ridotta all’essenziale: sul palco batteria, chitarre, lap steel e organo Hammond. Una scelta coerente con il tipo di concerto, costruito soprattutto sulla resa strumentale e sull’interazione tra i musicisti.
Lavoro di gruppo
Ad aprire la serata è stato Emanuele Colandrea, in solo, voce e chitarra, con un set composto da brani nuovi, alcuni ancora senza titolo, e da pezzi già editi come Ho imparato. Colandrea conferma una buona capacità di tenuta del palco anche in una formazione minima: voce e chitarra gli sono bastate per costruire un set compatto, con una scrittura riconoscibile e una presenza consistente.
Setak si è poi presentato sul palco con la band. La formazione prevedeva Nazareno Pomponi alle tastiere, Emanuele Colandrea alla batteria e Roberto Angelini alle chitarre lap steel. Il lavoro del gruppo ha dato ai brani una resa sonora molto piena, mantenendo un equilibrio costante tra le parti. La qualità strumentale è stata uno degli elementi più evidenti del concerto: gli arrangiamenti live hanno spesso ampliato la forma dei pezzi, lasciando spazio a interventi solistici, code strumentali e variazioni vocali.
La scaletta si è aperta con Troppe parole ed è proseguita con Mane a ’tj’, La fame e la sete, L’erba ’nzì fa pugnale, Di chi ssi lu fije?, Quanda si ’fforte, Camine, Aspitte aspitte, Curre curre, Cumbà, Figli della storia, Pane e ’ccicorje, Alè Alessa’ e Assamanù. Nel bis sono arrivati Picchè, Marije e una ripresa finale di Pane e ’ccicorje.
La forza dei brani
Il concerto ha mantenuto per tutta la durata un andamento omogeneo, senza grandi rotture di atmosfera tra un brano e l’altro.
Tra i momenti più riusciti della serata si può indicare Pane e ’ccicorje, non solo perché è uno dei brani più noti del repertorio, ma anche perché la versione live ne ha valorizzato la struttura e l’intenzione. Molto convincente anche Curre curre, più morbida e raccolta, tra i passaggi emotivamente più efficaci del concerto.
Particolarmente significativa anche la presenza di Cumbà, che ha portato sul palco un clima più leggero e condiviso: durante l’esecuzione il dialogo tra i musicisti è apparso evidente, con un’atmosfera distesa e sorridente. Questo aspetto ha contribuito a rendere il concerto meno frontale e più vicino a una dimensione collettiva, senza però perdere precisione musicale.
Nel complesso, la data milanese di Setak all’Arci Bellezza ha mostrato una band molto affiatata e una scrittura che dal vivo acquista spessore soprattutto grazie alla qualità degli arrangiamenti. Senza scenografie o elementi visivi particolari, il concerto si è retto interamente sulla forza dei brani, sulla preparazione dei musicisti e sulla capacità di creare un’atmosfera riconoscibile. Una serata ben costruita, in cui la dimensione del club ha valorizzato l’ascolto e permesso al pubblico di entrare con naturalezza nel mondo sonoro di questo cantautore .
Chi è Setak
Con la sua chitarra e la sua voce, Setak, pseudonimo di Nicola Pomponi, incarna la quintessenza di una nuova coraggiosa musica d’autore italiana. Il suo pseudonimo trae ispirazione dal soprannome affettuoso della sua famiglia, “lu setacciar”, e rivela un legame profondo con le sue radici e la sua identità.
Nel 2019, irrompe sulla scena musicale con il suo primo album solista, Blusanza, un’opera completamente cantata in lingua abruzzese ma dalle sonorità universali. L’accoglienza entusiasta da parte del pubblico e della critica non tarda ad arrivare, culminando con la vittoria del prestigioso “Premio Loano” come miglior disco nella categoria under 35. L’album si fa strada nella scena musicale italiana, guadagnandosi la cinquina delle prestigiose “Targhe Tenco” e aggiudicandosi il riconoscimento per la “migliore reinterpretazione di un brano di Andrea Parodi” al Premio Parodi.
Il suo stile compositivo è un vero e proprio melting pot di influenze musicali, che conferisce alla sua musica un’originalità senza tempo. Con il secondo album, Alestalé, pubblicato nel maggio 2021, Setak continua a stupire il pubblico. Il disco si aggiudica un posto d’onore nella cinquina delle Targhe Tenco 2021 come “Miglior album in dialetto”.
Il 7 maggio 2024, Setak pubblica il suo terzo album, “Assamanù”, anticipato dal singolo “Curre curre”. L’album vince la Targa Tenco 2024 come Miglior album in dialetto.
Sangue e latte è la nuova canzone di Setak, uscita a sorpresa a novembre 2025; il brano chiude lo speciale per il 50esimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini organizzato dal quotidiano abruzzese Il Centro, ed è ispirato dalle poesie abruzzesi dell’antologia pasoliniana del Canzoniere Italiano.

