Osaka Flu, “Lasciateci divertire”: la recensione

osaka flu

Lasciateci Divertire segna il ritorno degli Osaka Flu, a sei anni di distanza dall’ultimo lavoro La Strana Famiglia. Il disco, anticipato dai singoli Odio gli indifferenti Urlo, ha come titolo un omaggio esplicito ad Aldo Palazzeschi.

Allo stesso modo, gli Osaka Flu trasformano questa suggestione in una dichiarazione d’intenti contemporanea: un atto di ribellione sociale contro un mondo dove tutto deve essere utile, monetizzabile e produttivo. 

Ci siamo lasciati divertire affrontando temi complessi con attitudine punk e dissacrante. L’album racconta la realtà di provincia, scavando nei sentimenti più profondi come l’amicizia e l’amore, ma attraversa anche la parità di genere, la critica al lavoro-prigione, la decrescita felice e la difesa dell’ambiente. In questo percorso, la lezione di Gramsci resta centrale: in un’epoca di apatia, rivendichiamo il valore della partecipazione attiva. Lasciateci divertire è il grido di chi sceglie di essere partecipe del mondo, rifiutando il ruolo di spettatore passivo

Registrato a Roma presso lo studio di Valerio Fisik, il disco vede la band abbandonare la “presa diretta” per una cura certosina degli arrangiamenti, dando vita a brani che spaziano dal punk-rock al synth-pop, dal post-punk fino a esperimenti rap, code psichedeliche e atmosfere dance. Gli Osaka Flu hanno voluto sperimentare generi diversi, muovendosi liberamente tra le loro influenze senza badare troppo ai confini.

Con testi nati dalla collaborazione con Alice Vittoria Berti, l’album intreccia riferimenti letterari altissimi – da Antonio Gramsci a Italo Calvino, da Gianni Rodari a Seneca e Ungaretti – con il racconto della realtà cruda e vera della provincia, la parità di genere e la critica al sistema lavorativo.

Siamo uniti da 15 anni e questo è il nostro quinto album. 15 anni di musica, di concerti, di serate in sala prove a rifare un accordo, di sessioni di registrazione, di sigarette, birre, viaggi in furgone e imprevisti. Fino ad ora ci sembra di avere capito poco di tutto, ma rivendichiamo il diritto al divertimento puro e alla libertà di esprimerci con la musica, anche se ad ascoltarci fossero solo in tre

Osaka Flu traccia per traccia

Una lettera a se stessi apre il disco, già su ritmi accelerati: Mio Caro Me è il primo brano dell’album, ma è anche un’esortazione a rimanere saldi sui propri principi, pur con qualche domanda e qualche dubbio qui e là, senza troppe rigidità e ammettendo le proprie debolezze.

Un recitato su ritmi particolarmente rapidi allinea le parole di Odio gli Indifferenti: l’incontro (casuale) con Antonio Gramsci e la necessità di essere partigiani (nel senso di prendere una parte con convinzione), immerso in ricordi della propria giovinezza, insieme a ritmi piuttosto ossessivi.

Una Canzone che Non Serve a Niente parla di se stessa, elencando tutto ciò che questa canzone non curerà e non sanerà. Il concetto si estende a tutte le canzoni, che sono “solo aria che sta tremando“. Ritmi più moderati e suoni più alternative, quasi new wave, per Immaginiamo che, sorretta da un’ottima linea di basso.

Si fa narrativa Andrea, che torna a correre, picchiare e a cantare in coro: una storia di amicizia e di bicchieri di cui si vede spesso il fondo, senza eccessive speranze di salvezza.

Torna a compilare elenchi Urlo, che non parla di Munch ma di rock e di rivolta, con un occhio aperto sui live, e con una lista apodittica che mescola storia, politica, sport, eventi di vario genere. Parte piano Rumore, ma la chitarra si mette a ruggire subito, e le va dietro la batteria, per il brano più punk fin qui, con un finale prossimo al parossismo.

Chi mandare su Marte? Non milionari, stilisti, banchieri, senatori, burocrati, generali, preti evidentemente non stimati come la crema dell’umanità, per così dire. “Deve essere un cantante/su Marte ad ammartare“: solo i musicisti hanno abbastanza “la testa tra le stelle” da trovarsi a casa propria sul pianeta rosso.

L’elenco di Muore la primavera è tutto al femminile, per un brano dinamico che cita De André e parla di coraggio e di vette da raggiungere.

Quasi swing, ecco poi AAA Cercasi Casa, approccio morbido e ironico all’emergenza abitativa, per concludere in modo romantico. Svolta verso l’hip hop Gibba, acidina e giocosa, capace di riprendere i concetti del titolo dell’album alla ricerca di un divertimento che non prevede banalità, ma leggerezza sì.

Midtempo con attitudini elettriche, ecco poi Controvento, che racconta panorami urbani piuttosto grigi, mentre le chitarre allungano il finale, alla ricerca di “nuovi azzurri”. Finale corale e acustico per Io Voglio Decrescere, tra gatti che crescono di panza e arroganza e arcobaleni, più sognati che visti davvero.

Energico e compatto, il disco degli Osaka Flu conferma suoni e concetti, ma qui e là lascia trasparire sguardi un po’ più malinconici, forse anche dovuti al passare degli anni. Ma la band è sempre vivissima e lo conferma traccia per traccia. E, c’è da aspettarselo, lo confermerà ancora di più in concerto.

Genere musicale: punk, alternative rock

Se ti piacciono gli Osaka Flu ascolta anche: Gin Sonic

Pagina Instagram Osaka Flu

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