Lamante, “Non dico addio”: la recensione

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Lamante pubblica Non dico addio, il suo secondo album: interamente scritto da Giorgia Petribiasi e prodotto con Taketo Gohara, il nuovo disco prende forma nei luoghi dell’infanzia dell’artista, in Veneto. Nella chiesa di san Francesco di Schio la musicista ha trovato lo spazio in cui far risuonare in modo autentico le sue nuove canzoni.

Lamante traccia per traccia

Si parte da lontano con Un elenco di 11 cose, che procede come uno strumentale ambient finché la tensione è carica abbastanza da supportare un cantato a cappella (o quasi) per raccontare una serie di cose che “non servono” ma che ciononostante si vogliono, prima di un finale tempestoso e disperato.

Suoni ambientali e melodie molto dolci e profonde si confrontano in Governatevi, che procede ad altri elenchi di immagini anche fulminanti, mentre gli archi sorreggono e sospingono il brano verso l’alto. Anche la voce sale in quota, esprimendo un dolore e una passione che non si possono fraintendere. La diarchia finale “governatevi/disarmatevi” è un grido che mi fa pensare ai CSI per la nuda forza e la sincerità interiore.

Batteria e vuoti/pieni in Una Magia più forte della Morte: il lutto e il dolore prendono forme rock anche estreme, con l’evidente bisogno di sfogarsi e di trovare una terapia nella musica. Il brano è corredato anche da un video in cui un sogno di Lamante ha preso forma e ha trovato una corrispondenza fisica e geografica, in Lituania.

Si cercano punti fissi nel mondo di mezzo raccontato da Rimani con me: “la morte non è di chi muore ma di chi rimane“: qui la sofferenza si traduce in modi e sonorità più morbidi e anche languidi, in un sottobosco popolato di suoni e ombre.

La title track Non dico addio arriva più o meno a metà disco e ha un respiro cantautorale: una canzone per non dimenticare, tra immagini del passato e uno sguardo verso un futuro che conosce la fine del lutto, ma non sembra sgombro di nuvole né di nostalgie: “E canterò il tuo nome/per non morire“.

Un rock muscolare accompagna Un canto nuovo, che in realtà celebra una probabile fine del mondo, che però forse lascerà spazio a nuovi inizi. Il brano ha quasi un respiro pop, sicuramente figlio di un drumming molto evidente e di un cantato corale e articolato.

Cita Nanni Moretti, o almeno così sembra, La stanza del Figlio, che ha suoni acustici: siamo eternamente figli unici, mentre gli archi di nuovo si alzano in volo come stormi d’uccelli particolarmente melodiosi. Da madre in figlia ci sono passaggi interrotti che lasciano senza fiato. “E tu mi hai dato il mondo ma io il mondo a chi lo do?

Si viaggia verso la parte finale del disco con Dopo di te, che parla di case distrutte: anche qui gli archi, anche qui la sofferenza tagliente, racchiusa da piccoli gesti che si è obbligati a compiere. Un’altra riflessione che parte piano e poi si fa più rumorosa con Il Mondo è quello che deve ancora venire: la crudeltà della maternità, anche se ipotetica, che si dibatte tra la realtà, spietata, e le speranze che in qualche modo vanno instillate.

A chiudere, delicatezza e speranze: Ritorneremo a guardare il cielo è quasi solenne nell’incedere, dopo un’intro appena accennata; il passo è lento e le idee positive crescono con molta calma, consapevoli della loro precarietà.

Anche più semplice e diretta del passato, Lamante si confronta con il dolore, con l’età, con gli spigoli della vita ricavandone tantissima bellezza, approfondendo la propria avventura musicale e autorale. E confermando un talento e una creatività molto rare.

C’è una sofferenza enorme con la quale confrontarsi, c’è un lutto da vivere e superare, anche senza sapere come fare. Ma uno dei modi possibili è cantarlo, questo lutto, e trovargli degli esiti che lo esternino e facciano in modo che non marcisca dentro.

Ho già avuto occasione di dire, nella recente recensione del disco di Birthh, che le cose migliori della musica indipendente italiana in questo momento sono tutte o quasi tutte al femminile: se metti in fila appunto Lamante, Birthh, Emma Nolde, Mille, Francamente, Giulia Mei e altre cento che non riesco a citare qui, fai una somma di talento che raramente si è vista nella musica italiana. Festeggiamole ma soprattutto ascoltiamole.

Genere musicale: alternative, cantautrice

Se ti piace Lamante ascolta anche: Emma Nolde

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