Ticketone e Magazzini Generali: ho visto le migliori menti della mia generazione… #sottotraccia

magazzini generali

Avete voglia di leggere un comunicato stampa, o almeno un pezzo? Dai, citiamo testualmente:

TicketOne annuncia la finalizzazione di un importante accordo di partnership con Magazzini Generali, una delle realtà più iconiche dell’intrattenimento milanese (…). Nell’ambito dell’intesa, TicketOne assumerà il ruolo di primary ticketing partner della venue, gestendo i servizi di biglietteria per gli eventi organizzati presso lo storico spazio di via Pietrasanta.

L’accordo si estende, inoltre, anche a Lime Club e Downtown Club, rafforzando ulteriormente la collaborazione tra le parti e affidando a TicketOne il ruolo di partner di riferimento per la vendita dei biglietti e la gestione delle attività di ticketing delle tre strutture.

Tutto normale no? Ticketone è uno dei leader del settore dei concerti, è ovvio che stringa accordi commerciali vantaggiosi. Le aziende nascono per fare soldi e quando intuiscono opportunità di guadagno, si muovono di conseguenza. Può non piacere ma si chiama capitalismo, è così che funziona.

E in particolare qui non c’è niente di strano o di “pericoloso”, in apparenza. I Magazzini Generali sono uno dei locali più importanti per la musica a Milano, hanno ospitato nel corso della propria storia tantissimi artisti italiani e stranieri (anche Yoko Ono e Allen Ginsberg, per dire della portata storica), principalmente in ambito dance e dj set, ma occasionalmente anche rock (i Marlene Kuntz, per fare un nome) o pop.

Ma questo è un semplice accordo commerciale: Ticketone aiuterà i Magazzini Generali, il Limo Club e il Downtown Club, altri due club milanesi a vocazione dance, a vendere più biglietti e a migliorare il proprio sistema di vendita. Tutti contenti, tutti felici.

Il percorso di consolidamento

Prosegue il comunicato:

L’operazione rappresenta un ulteriore passo nel percorso di consolidamento di TicketOne nel settore del live entertainment e del clubbing, comparti in continua evoluzione e sempre più centrali nell’offerta culturale e di intrattenimento delle grandi città. Grazie a questa partnership, TicketOne metterà a disposizione delle venue la propria infrastruttura tecnologica, la rete distributiva e gli strumenti di marketing e promozione, contribuendo a valorizzarne la programmazione e a migliorare l’esperienza di acquisto del pubblico.

Un consolidamento nel settore del live entertainment e del clubbing. Chi ha parlato di musica? L’infrastruttura tecnologica, la rete distributiva, il marketing… Un sistema perfetto per vendere un prodotto. Non facciamo gli ingenui e lasciamo parlare Andrea Grancini, amministratore delegato e direttore generale di TicketOne: 

Siamo particolarmente orgogliosi di avviare questa collaborazione con Magazzini Generali in un anno così importante per la sua storia. Parliamo di una realtà che rappresenta da cinquant’anni (in realtà trenta, Ndr) un punto di riferimento per la musica e l’intrattenimento milanese e nazionale. L’estensione della partnership anche a Lime Club e Downtown Club conferma la volontà di costruire relazioni di lungo periodo con le principali venue del territorio, mettendo a disposizione competenze, tecnologia e servizi in grado di supportarne la crescita. Questo accordo rafforza ulteriormente il ruolo di TicketOne come partner strategico per il live entertainment e il clubbing, contribuendo allo sviluppo di un ecosistema sempre più efficiente e orientato al pubblico

Un ecosistema sempre più efficiente, ecco che cosa serve davvero al settore. O no?

Chi è Ticketone

Vale la pena di ricordare che Ticketone, che solitamente ci viene in mente quando stiamo cercando di comprare un biglietto (carissimo) per un megaevento, fa parte del gruppo tedesco CTS Eventim: sede a Brema, fatturato 2,8 miliardi di euro nel 2024 (fonte: Wikipedia), i ragazzi tedeschi non sono proprio al primo acquisto nel settore, in Italia. Nel corso degli anni si sono comprati Vertigo, Friends & Partners, Vivo Concerti, D’Alessandro & Galli.

Ovviamente hanno acquisito un sacco di altre cose in giro per il mondo, tipo lo storico Holiday on Ice, ma hanno confermato una certa predilezione per il nostro paese e per Milano in particolare con l’Arena Santa Giulia, poi ribattezzata Unipol Dome, costruita per ospitare alcuni eventi delle Olimpiadi invernali e poi destinata ai concerti. Con una capienza di circa 16.000 posti, dopo il concerto di inaugurazione di Ligabue nel maggio scorso, ospiterà una fitta programmazione di concerti a partire da settembre: i Me contro Te (ok), Giorgia, di nuovo Ligabue, Andrea Pucci (seriamente?), Pitbull eccetera. Eventoni, insomma.

E non si possono certo sollevare questioni di monopolio, in realtà: il Forum di Assago (sponsorizzato Unipol anche quello) è in diretta concorrenza, visto che è di Live Nation, multinazionale americana che di recente si è comprata anche il Carroponte di Sesto San Giovanni e il teatro RePower.

Qual è il problema?

Il problema è questo: i colossi tipo Ticketone prima ti assaggiano, poi ti mangiano. E’ andata così parecchie volte e andrà così, ne siamo assolutamente certi, anche questa volta. Per ora li assaggiano, poi quando avranno constatato che i Magazzini Generali portano profitti, se li mangeranno e ne faranno quello che vorranno. E così faranno con tutti gli spazi dove si fanno soldi con la musica, pardon, entertainment a Milano e provincia, e poi forse oltre.

Al momento sono le discoteche, che portano soldi e che hanno spazi sufficienti per ospitare una programmazione di “intrattenitori” che ci aiutano a pensare ad altro, chiedendo in cambio soltanto un rene o due. Perché è bene ricordarsi che dove arrivano Ticketone o Vivo Concerti, raramente i prezzi calano, di solito il contrario. Ma migliora “l’ecosistema”, no?

Poi probabilmente saranno anche gli altri spazi “medi” che possono ospitare eventi musicali di un certo tipo. Tutto nelle mani di un paio di multinazionali straniere, giusto perché da noi va al governo tendenzialmente chi grida fortissimo la propria italianità, ma solo quando c’è da prendersela con qualche povero cristo immigrato. Se l’invasore invece è armato di miliardi, allora tappeti rossi e fioriere.

E a me, lo dico sinceramente, fregherebbe anche poco della proprietà italiana o straniera di un locale, se poi la programmazione fosse varia, i prezzi accettabili, magari ci fosse un minimo di attenzione per gli artisti locali non già strafamosi eccetera. Ma è normale: pretendere da una multinazionale che si comporti in modo culturalmente accettabile sarebbe come chiedere a un bambino di un anno di stare composto a tavola. Ride, rutta, fa casino con la pappetta e ti vomita addosso.

Sarebbe il caso di impedire alle multinazionali di comprarsi tutto, come dire. Lo so che fa molto ridere, in una città che si è venduta sostanzialmente anche le mutande. E personalmente mi incazzo sempre quando si parla in questi termini di Milano, perché è casa mia e perché non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Ma di fronte all’evidenza c’è pochissimo da difendere.

Il fatto che, poco prima di morire, Allen Ginsberg si sia esibito in un reading proprio ai Magazzini Generali, di fronte a un pubblico di quattromila persone, fornisce un contrasto talmente stridente e beffardo che a progettarlo a tavolino non ci si sarebbe riusciti. Chissà che cos’avrebbe detto Ginsberg delle menti migliori di questa generazione che si sta vendendo tutto per un pugno di mosche. Probabilmente gli sarebbe scappato un altro Urlo.

Essi hanno spezzato la schiena per sollevare Moloch al Cielo! Strade, alberi, radio, tonnellate! sollevando la città al Cielo che esiste e ci circonda ovunque!

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