Non ha detto nulla, Mannarino, per quasi tutto lo spettacolo che lo ha visto protagonista all’Arena del Mare per la tappa genovese del suo tour estivo, targata Altraonda Festival. Non ha detto nulla parlando, ma ha detto tutto, e anche di più, cantando, emozionandosi, scegliendo con cura le note prima e i musicisti a cui farle suonare poi, esprimendo con il corpo, e non solo con la voce, ogni vibrazione, ogni pensiero, ogni piccola rivoluzione.
Il nuovo album, Primo Amore, porta con sé una maturità artistica e personale importante, fatta di esperienze e di viaggi, di consapevolezze e di ritmi lontani. Ritmi che hanno contaminato anche i nuovi arrangiamenti dei vecchi successi, da Tevere Grand Hotel a Serenata Lacrimosa, per citarne un paio di quelli che lo hanno reso celebre anche al di là della Casilina, e che per l’occasione hanno cambiato la loro sovrastruttura senza perdere il significato più profondo.
“Parlo poco perché non voglio fermare il viaggio“, ha detto Alessandro, e viaggio è forse la parola giusta per descrivere quanto messo in scena: non ci sono grandi scenografie, il palco è occupato fisicamente dalla band, a cominciare dalle immancabili Lavinia Mancusi e Simona Sciacca, con lui ormai da tempo immemore, insieme ad Alessandro Chimienti, Cesare Petulicchio, Matteo Pezzolet e Francesco Santalucia. Ma, quando c’è la sostanza, sappiamo bene che la sovrastruttura non serve: il gruppo è affiatato e, quasi respirando all’unisono, trasmette arte nel senso più ampio del termine, portando lontano anche un pubblico di non addetti ai lavori.
Mannarino mescola il romano a suoni sudamericani, parla di politica e d’amore intrecciando le tematiche come fossero lunghi capelli, e riesce a dare equilibrio a ogni pensiero. In scaletta ci sono tanti nuovi brani, da Ciao a Maradona, passando per Carne e Kalanera, ma non mancano incursioni negli album precedenti, come Arca di Noè, L’Impero e Gli Animali. Mannarino, in scena, cambia anche abiti, sempre colorati e in linea con l’immaginario visivo creato dalla copertina del suo ultimo album, mettendo inoltre in mostra un fisico in splendida forma.
Immancabile il momento in cui entra in scena con un’enorme bandiera della Palestina, senza dire nulla, limitandosi a sventolarla a lungo, ancora una volta a dimostrazione di quanto gli artisti abbiano piena coscienza del fatto che il palco su cui salgono sia uno strumento fondamentale per trasmettere messaggi di speranza.
Inevitabile, anche in questo caso, un riferimento al G8: “In questi giorni ricorre l’anniversario di ciò che accadde vent’anni fa: un attacco ai movimenti che proveniva dai poteri del mondo. La giustizia sociale e l’uguaglianza, gli stessi principi della Rivoluzione francese, sono stati traditi e spesso utilizzati persino per giustificare le guerre. Mi viene in mente 1984. A un certo punto si dice: “Sai cos’è il futuro? Uno stivale che calpesta un volto umano, per sempre”. Io, invece, penso che uno stivale possa calpestare oggi, ma non possa farlo per sempre. E non sarà per sempre. Perché lo stivale può schiacciare i corpi, ma non può schiacciare il pensiero. Finché continuiamo a pensare, non ci possono fermare. Possono fermarci per un momento, possono rallentarci, ma l’umanità non sarà schiacciata. E so che anche voi lo sapete, perché questa sera lo abbiamo dimostrato con la forza di Genova“.
Una forza che resiste, nonostante tutto, e che lo fa a tempo di musica: questo è ciò che Mannarino riesce ancora a fare. Ed è cosa ben rara.
Dammi
Ciao
Apriti cielo
Cantarè
Maradona
Carne
L’impero
Primo amore
Kalanera
Bambino
Arca di Noè
Per un po’ d’amore
Animali
Fatte bacià
Tevere Grand Hotel
Serenata lacrimosa
Scetate vajò
Me so ‘mbriacato
Marilù

























