Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi
Corre l’anno 1988 e alcuni ragazzi di Napoli con il nome che inizia per G, cioè Gennaro Tesone, Giovanni Mantice, Gemma Aiello e Gianni Guastella ignorano il fatto che il nome di Patrizia Di Fiore inizi per P, la reclutano attraverso un’inserzione su un giornale e formano gli Almamegretta. Si parte da un r&b psichedelico che procura alla band qualche data nei locali della città, nonché qualche contest di rilievo, ma Patrizia sente il peso delle troppe G (si scherza) ed esce dal gruppo. E’ il 1991 e Raiz entra nella band. Vero nome di Raiz? Gennaro Della Volpe. Sarà un caso? Io non credo alle coincidenze.
Il complotto delle 5G in realtà dura molto poco perché nei primi anni ci sono diversi cambi di formazione, un rimescolamento che però mantiene la band aperta alle contaminazioni, che saranno una caratteristica irrinunciabile degli Almamegretta. Il primo disco, anticipato da una partecipazione ad Arezzo Wave e dall’ep Figli di Annibale, è Animamigrante ed esce nel 1993, sorprendendo positivamente la critica e iniziando a costruire un pubblico importante per la band.
Uno dei nomi importanti tra quelli che collaborano al disco è Stefano Facchielli (in arte D.RaD) che dapprima collabora con il gruppo come fonico, poi entra nella band a pieno titolo, mettendo le basi del sound caratteristico degli Almamegretta.
Figli di Annibale, che ritorna d’attualità in particolare dopo che certi generaletti di oggi si paragonano a figure importanti della storia, è uno dei manifesti della band agli esordi: cantata tutta in italiano e su sonorità che debordano verso lo psichedelico e il dub, racconta dell’invasione Cartaginese, del passaggio delle Alpi e dell’eredità genetica lasciata dall’esercito africano in Italia.
Il disco mescola con naturalezza istinti mediterranee, sonorità orientali, elettronica, pop, reggae e idee urban, per una specie di calderone in cui ogni membro getta qualcosa di proprio per ricavarne magie.
Le nebbie del nord
Il disco vince la Targa Tenco, ma un riconoscimento anche più importante arriva dalle nebbie del profondo nord e precisamente da Bristol: i Massive Attack ascoltano Animamigrante e ne sono così colpiti da proporre alla band di remixare Karmacoma, uno dei loro brani simbolo. Ed ecco la molto contaminata e fortemente caratteristica Karmacoma (The Napoli Trip).
E’ soltanto il primo passo verso un’internazionalizzazione ulteriore della band, che non cesserà mai il dialogo con l’estero e con le isole britanniche in particolare. Come succede con Adrian Sherwood, che aveva lavorato con Depeche Mode, Primal Scream, Sinead O’Connor, che si occupa di missare il loro secondo lavoro, Sanacore, che esce nel 1995.
Oltre a portare ulteriori collaborazioni, come quella con il regista Pappi Corsicato che gira il video di Nun te scurdà, o quella con Giulietta Sacco che canta la tammuriata che dà il titolo al disco, il disco consolida sonorità e risonanze della band, che inizia ad affermarsi anche a livello di vendite. L’anno successivo esce Indubb, che rivisita pezzi già editi del gruppo in chiave dub.
Sono anni piuttosto frenetici a livello di pubblicazioni: c’è una collaborazione niente meno che con Pino Daniele su Canto do mar, e considerando che Raiz aveva iniziato a lavorare facendo il facchino per i tour di Pino la soddisfazione è doppia.
Ecco poi il nuovo album degli Almamegretta, Lingo, registrato a Londra e pubblicato nel 1998. Pino restituisce il favore e collabora al disco, così come Bill Laswell, Eraldo Bernocchi e altri bei nomi alternativi. Il lavoro inizia ad approfondire il dialogo con l’hip hop e prova a esplorare altri lidi rispetto a quelli coperti fino ad allora.
Il millennio si chiude con un altro disco, a testimonianza di una produttività quasi irrefrenabile: 4/4, che esce nel 1999, vede una collaborazione con Sainkho Namtchylak ed è registrato a Milano nelle Officine Meccaniche di Mauro Pagani. Il suono della band si espande ulteriormente e punta a idee sempre più internazionali.
Rallentamenti, partenze e ritorni
La superproduttività prosegue anche al cambio di millennio: tra dischi di inediti e live susseguenti si mantiene la cadenza di un’uscita all’anno. Ma nel 2003 Raiz molla il gruppo per tentare l’avventura solista. A prendere il suo posto alla voce torna Patrizia Di Fiore, ma anche il rapper Lucariello, che rimarrà con la band fino al 2008.
Chi lascia, purtroppo per sempre, è D.RaD, che perde la vita in un incidente stradale a Milano, nel 2004. Nonostante lo shock il gruppo decide di proseguire la propria avventura, anche se l’attività rallenta un po’. Il nuovo disco di inediti, Vulgus, esce nel 2008 e vede anche il ritorno, anche se soltanto come ospite, di Raiz. Che comunque negli anni successivi si riavvicinerà definitivamente alla band.
Nel 2013 gli Almamegretta si esibiscono al Festival di Sanremo, con Mamma non lo sa e Onda che vai, nel periodo in cui ci si presentava con due canzoni. Tra tour, riproposizioni, raccolte, live, il cuore della band non si spegne mai. L’ultimo album è datato 2022 ed è Senghe cioè “fessure” in napoletano, una ricerca di quelle crepe nei muri che favoriscono la comunicazione.
Negli ultimi anni Raiz è protagonista di alcune contestazioni: convertito all’ebraismo, è stato accusato di fiancheggiare in qualche modo le derive sioniste dello stato d’Israele. Il cantante ha dichiarato che il suo è un percorso spirituale improntato al rispetto reciproco e alla convivenza pacifica. Ma è di questi giorni la polemica perché si è mostrato in concerto con la maglietta dei Culture Club come a suggerire un sostegno nei confronti di Boy George che ha appena pubblicato una canzone molto filo-Israele. Raiz ha risposto ulteriormente dicendo di essere sempre stato pro Palestina e ha minacciato querele.
La lunga strada percorsa dagli Almamegretta è esemplare per molti motivi, ma è anche unica come unico è il suono che sono riusciti a ottenere mescolando antico e nuovissimo, sud e nord, est e ovest, alla ricerca di tutti i modi possibili per saltare i confini e andare a giocare in campi diversi, certi di tornare a casa più ricchi e più vivi.

