Il 23 ottobre è uscito Va Tutto Bene, il primo ep di Zemic, progetto solista di Marco Lucchi, cantautore di Cesena. Sei brani tra rock alternativo, cantautorato e noise, nei quali il rock alternativo italiano della fine degli anni Novanta incontra una passione per effetti, distorsioni, rumori e synth poco interessati a comportarsi bene. Gli arrangiamenti sono volutamente irregolari e fanno da cornice a testi intimi.
Il comunicato presenta Zemic come un cantautore che in realtà vorrebbe essere una band e che, nell’attesa di trovarne una, ha lavorato nel suo Bunker Studio. Dall’esterno sono arrivati due contributi: Andrea Cola ha mixato Hollywood allo Stonebridge Studio e Steve Scanu ha curato il mastering dell’intero ep. La copertina è di Marcella Magalotti.
La tracklist si apre con Disgelo e prosegue con Va Tutto Bene, Olè, Hollywood ed EHS, per chiudersi con Acciaio sulle palpebre. Il disco gioca con una contraddizione che il comunicato descrive così: la frase che usiamo per tranquillizzare gli altri, o forse noi stessi, diventa quasi una provocazione, un lamento travestito da frase di circostanza mentre il corpo si rompe, i pensieri si confondono e il bisogno di essere salvati convive con quello di essere lasciati in pace. Un verso della title track tiene il punto: «L’essenza è ancora qui nelle mie mani. L’essenza è ancora qui nelle mie vene».
Zemic scrive per se stesso, per mettere fuori quello che normalmente rimane dentro. I suoi codici segreti possono essere fatti propri da chi ascolta, attraversati, oppure lasciati andare. I sei brani partono da quella parte dell’esperienza personale che non è sempre facile da raccontare, e vanno avanti con una certa ostinazione.
In autunno il progetto lascia lo studio e arriva dal vivo, accompagnato per la prima volta da una band. Il comunicato chiude con una battuta: non è detto che vada tutto bene, ma intanto si suona.
Va Tutto Bene è il tuo primo ep: sei brani scritti, suonati, registrati e mixati da solo. Da dove sei partito, qual è stata la prima canzone che ha dato la direzione al disco?
La scelta di suonare tutte le parti è stata difficile ma necessaria perchè non ho trovato musicisti che potessero dedicare a questo progetto le energie che richiedeva, così dopo vari cambi di formazione e prove che andavano a rilento ho deciso di fermarmi e iniziare a costruire qualcosa di concreto da solo.
Per le registrazioni ed il mix invece è stato semplice…mi diverto a farlo anche se sono consapevole di non poter raggiungere i livelli di un vero studio professionale.
Non c’è stato un pezzo in particolare che abbia segnato la strada e non sono partito pensando a un ep, avevo tanti pezzi pronti, ho solo scelto quelli che in questo momento sentivo di più e mi sono fermato a sei per non allungare troppo i tempi. Ora si parte con i prossimi 6!
Dici che il titolo forse non significa quello che sembra. Che cosa significa per te, e quando hai capito che sarebbe stato il titolo dell’intero ep?
Ci sono tanti risvolti legati a quella frase, che spesso viene detta senza esserne convinti fino in fondo. In un momento per me molto difficile ho scritto il brano Va tutto bene, che inizialmente si chiamava Terremoti. Nonostante tutto, in quel momento potevo suonare e quindi per enfatizzare il fatto che anche nei momenti più duri dobbiamo cercare gli aspetti positivi, ho poi scelto come titolo proprio quel Va tutto bene che ho utilizzato anche per rappresentare tutto l’ep.
Il comunicato parla di dolore che non viene spiegato né risolto, ma attraversato. Come scrivi di una cosa difficile da raccontare, senza trasformarla in una morale?
Scrivo per quello che vivo, non voglio spiegare niente a nessuno né fare morali.
Disgelo e Hollywood sono i due singoli che hanno anticipato l’ep. Perché proprio questi due, e che cosa dicono del disco a chi li ha ascoltati prima?
Perché sono stati i primi due pezzi a essere pronti! Be’, penso anche che diano un’idea di quello che si potrà sentire nell’ep.
Chiudi l’ep con Acciaio sulle palpebre. Come hai deciso l’ordine dei sei brani, e che cosa vuoi che resti a chi arriva in fondo?
Non c’è una motivazione particolare nell’ordine dei brani, in generale penso che siano pezzi per chi ama ascoltare musica andando in profondità…Acciaio sulle palpebre, per esempio, dura più di otto minuti e chiude l’ep….solo per veri fan!
La seconda è una domanda veramente difficile, a volte per me le canzoni (di altri intendo, in questo caso) sono un rifugio, e sarebbe bello se per qualcuno lo fossero le mie.








