Roberta Barabino @Tiqu Genova: il report

Roberta Barabino @Tiqu Genova: il report
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Scrivere canzoni è sempre una magia per chi le scrive, trovando l’ispirazione nei momenti più impensati, quando tutto sembra fuori posto. Ma è una magia anche ascoltarle, quelle stesse canzoni, magari in un piccolo teatro del centro storico, pieno di amici e appassionati, che sono lì per lasciarsi stupire e attraversare da note e parole.

Si potrebbe riassumere con queste poche righe il concerto di sabato 7 novembre al TIQU di Genova che ha segnato il debutto dal vivo di UH, il quarto lavoro in studio di Roberta Barabino. Un disco di nove tracce pubblicato da 6T3, prodotto da Mattia Cominotto e registrato al Greenfog Studio.

Il ritorno discografico della cantautrice genovese arriva dopo un periodo in cui aveva temuto di non riuscire più a scrivere canzoni; e invece, come per magia, i brani sono arrivati, ognuno con la sua storia, figlio di momenti, esperienze e incontri.

Sul palco il nuovo disco ha preso forma insieme ai musicisti Tristan Martinelli, Francesca Sophie Giona e Joel Cathcart, lasciando a ogni canzone la libertà di muoversi a modo suo. Roberta sorride spesso, racconta aneddoti, abbraccia chi divide la scena con lei, sorride ancora. L’affetto del pubblico è tangibile, si aggrappa alla musica e diventa parte integrante dello spettacolo.

Ospiti della serata anche Raffaele Rebaudengo, violinista e anima degli Gnu Quartet, e Tommi Scerd, che ha scritto e interpretato una strofa di V Grado, brano contenuto nel disco. Una canzone che porta sul palco anche il piacere di condividere la scrittura e la musica con altre persone, dando spazio a voci e strumenti che si incontrano.

La scaletta attraversa le nove tracce di UH: Balena, Lampi, V Grado, Paradiso, Lo so che lo sai, Due di notte, Esperando na Janela, Come sei e Bruno. Ci sono la delicatezza di Balena, gli sguardi raccontati in Lampi, le sfumature malinconiche di Lo so che lo sai e la leggerezza di Paradiso. E poi Esperando na Janela, rilettura di un classico in lingua portoghese.

Tra i momenti da non dimenticare c’è la storia di Due di notte, una delle canzoni più personali del nuovo album, nata dopo un viaggio in macchina insieme a Tristan. I due stavano tornando da un concerto quando hanno ascoltato Culodritto di Francesco Guccini. Quelle parole hanno acceso in Roberta il desiderio di scrivere una risposta, inizialmente pensata proprio per Guccini. Ma, una volta cominciato a scrivere, la canzone ha preso un’altra strada, diventando una risposta rivolta a suo padre. Partire con qualcosa da dire a una persona e ritrovarsi, alla fine, a parlare con qualcun altro, fa sempre parte della magia dello scrivere.

Oltre ai nuovi brani, trovano spazio anche alcune canzoni che hanno accompagnato il percorso artistico della cantautrice negli anni. Tra queste, Il tempo degli animali, nata in un locale di Milano mentre Roberta aspettava il proprio turno per suonare, in mezzo alla confusione, sul tavolino di un locale, con l’ispirazione che ancora una volta è arrivata senza preavviso.

Particolarmente intensa l’esecuzione di come sei, proposta con il solo accompagnamento delle tastiere. Senza la chitarra, Barabino ha cantato stringendo tra le mani il vestito, quasi a cercare un appiglio durante l’interpretazione. Un gesto piccolo, ma capace di raccontare la dimensione più intima di una serata in cui la musica ha lasciato spazio anche alla fragilità e alla spontaneità.

C’è qualcosa di bello anche nel modo in cui Roberta abita il palco, senza nascondere l’emozione e senza rinunciare a scherzare, a fermarsi per raccontare, a cercare con lo sguardo i musicisti che la accompagnano. La sensazione è quella di essere parte di una festa condivisa con le persone che, in modi diversi, hanno fatto parte della sua storia.