La parte migliore è il debut album di Sammarco, in uscita il 22 marzo per Platonica. Il disco, anticipato dal singolo Il panico, è il primo capitolo discografico del cantautore milanese, in equilibrio tra delicatezze acustiche e sonorità folk.
La parte migliore nasce dalle viscere esistenziali di Sammarco. I sette brani costruiscono una finestra su ricordi e sensazioni, raccontate attraverso introspezioni delicate e immediate, accostabili a quelle di cantautori italiani. Contemporaneamente, gli arrangiamenti acustici rimandano a sonorità internazionali come quelle di Damien Rice e Iron & Wine.
“Non è mai facile parlare di sé, dell’amore o della vita, della paura o della morte. Ma poi a un certo punto si sente l’esigenza di farlo, e basta.” (Sammarco)
Sammarco traccia per traccia
Si parte piano e con dolcezza (ma l’atmosfera non varierà molto da qui): Sottopelle è un pezzo dolce e leggermente malinconico, con voce e chitarra al centro del discorso.
Il panico cresce piano piano, leggendo aspetti positivi anche in aspetti non propriamente idilliaci. Il brano ha una parte “tempestosa” che increspa la superficie liscia.
Contrasti e arpeggi caratterizzano Ulisse, in una canzone ricca di fiducia, o almeno di richieste della stessa, con un ritmo folk un po’ danzato.
C’è un che di Afterhours nel testo e nel cantato, piuttosto impetuoso, della prima parte di L’importante è non morire (“è un modo di morire come un altro/solo un modo di morire come un altro”) con il pianoforte a tenere insieme le fila di un brano dolce e duro insieme.
Finisce il mare parte pianissimo ma accelera presto, seguendo una chitarra acustica che macina con continuità. Il testo si tramuta in un elogio dell’incomunicabilità, perché capirsi non garantisce la salvezza.
Canzone di ricordi, ecco Il giorno di Natale, che aspira alla guarigione ma che non vede speranze di fronte a sé: “solamente se si può/fare finta di star bene quando se ne va/ogni fottuta speranza”.
Il disco si chiude con La parte migliore, title track che usa come punto di riferimento un pianoforte molto composto. La voce di Sammarco canta di simbolici re uccisi.
Non è (più) facile fare un disco come quello di Sammarco: troppe volte folk e cantautorato sono andati a braccetto, lungo le generazioni. Va perciò a maggior merito del cantautore offrire una prospettiva intensa, positiva e personale, con sette canzoni varie a livello di sonorità e sempre ben scritte.

