Alessandro Fedrigo, “Mutaforma”: recensione e streaming

É in uscita il nuovo album del poliedrico compositore e musicista Alessandro Fedrigo, un nuovo capitolo dal titolo Mutaforma, anticipato dal singolo Elegia. Mutaforma rispecchia il modo di Alessandro Fedrigo di immaginare la musica, in continuo cambiamento, in questo disco ha infatti attraversato alcuni nuovi scenari con un basso dal suono cangiante, mutevole.

Alessandro Fedrigo traccia per traccia

Si parte dalla title track MutaForma, che si avvia sul sentiero dell’improvvisazione di marca jazz, tra battiti irregolari e il basso che esplora territori in totale libertà.

La più breve Airplane percorre una traccia più diretta, ma sempre aperta a qualche piccola sorpresa sonora. Fisspa Session ha tratti un po’ più cupi, mentre scoppiettano intorno dei piccoli “pop” sintetici.

Ecco poi il singolo Elegia, che si muove con cautela su terreni probabilmente pericolosi, sicuramente circondati da atmosfere oscure, ma con un battito regolare che apre la strada.

Il basso elettrico ritrova la propria libertà di esecuzione in Folletti (che cantano un po’ elettronici ma come se fossero i sette nani, diciamo). Far Variation si apre con suoni elettronici che appaiono casuali e che invece poi costituiscono un loop, aperto però a ulteriori costruzioni.

Qualche piccolo gioco elettronico caratterizza Gate Live, vibrata, breve e molto serpeggiante. Il lavoro si chiude sulle note di Sonit Sea, il brano più lungo del disco, caratterizzato da field recordings su cui si innesta una melodia inquietante, con battiti che risuonano profondi, per il crescendo finale.

Alessandro Fedrigo mette insieme otto tracce per poco meno di ventisette minuti con grande libertà e creatività. La sua conoscenza musicale non cede ai virtuosismi, ma piuttosto a una voglia di spaziare senza porsi troppe limitazioni. Ne esce un disco significativo e molto intenso.

Genere musicale: jazz, sperimentale

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