Alessandro Pelagatti, “Planet Soul”: la recensione

Il pianista Alessandro Pelagatti pubblica il cd Planet Soul: brani inediti per piano solo, che descrivono in musica l’anima dei pianeti, così come tramandata nelle narrazioni di astrologia e mitologia antiche.

Alessandro Pelagatti traccia per traccia

Si parte da The Sun Stops, una melodia dolce e avvolgente in cui il pianoforte di Pelagatti compie giri concentrici. Il discorso diventa ampio e orchestrale nella seconda parte del brano.

Jumping Mercury si propone in maniera molto più vivace e saltellante, pur con qualche momento meditativo durante il percorso. Si torna tranquilli con la seguente Venus Spell, e invece con Moon Faces si sceglie la malinconia come sentimento dominante, ma con qualche accenno più potente nel finale.

Mars, The Warrior è bellicosa fin dalle prime battute, con un battito che si assomma alle note del piano e con un atteggiamento di fondo molto vivace. Ne esce un brano quasi pop.

Si torna alla dolcezza, ma con trame piuttosto fitte, con The Victory of Minerva. Molto più morbida e quasi solenne Back to Jupiter.

Deep Saturn accoglie accenti più sofferti e quasi drammatici, prima che The Rings of Neptune chiuda l’album con un mix equilibrato, soft ma consistente.

Astronomia, mitologia e perfino chimica congiurano nel disco di Alessandro Pelagatti per fornire un background culturale solido a un album coerente e solido dal punto di vista musicale è strutturale.

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