Esce per Lost Generation Records Dionysus, il nuovo album di Anna Soares. Qui, la cantautrice e producer snocciola un discorso già iniziato lo scorso anno con Sacred Erotic muovendosi in direzioni più spirituali e mature, creando delle preghiere in musica per la sua divinità oscillando tra sensualità e alterazione dei sensi, mostruosità e moniti evolutivi.
L’elemento sperimentale, sempre presente nell’elettronica di matrice future garage, va a incontrarsi con un cantautorato che non dimentica di strizzare l’occhio a melodie e vocalità pop. I nove brani di Dionysus vanno quindi a creare un percorso spirituale verso il basso, toccando i luoghi più oscuri dell’esplorazione di sé.
Anna Soares traccia per traccia
Ambienti oscuri e molto ambigui quelli sui quali si muove Sex Monster, primo brano del disco che stende un tappeto elettronico e poi ci si muove sopra con sensualità.
Ambito abbastanza analogo quello in cui si muove una cupa Anesthetize, anche se qui i suoni sono più fitti e densi. La voce talvolta si alza, ma più spesso sussurra.
Hypnodoll si muove con circospezione, ma poi il brano decolla, con ritmiche più rapide e suoni che virano verso la new wave. Si esplorano ambiti pornografici con Ahegao (dai, cercati da sol* che cosa vuol dire e a cosa si riferisce, oppure smetti di far finta di non sapere cos’è), particolarmente inquieta e punteggiata dal synth.
Anche DD/lg mette al centro del discorso pratiche erotiche, con modalità piuttosto dirette e qualche sospiro in più, quasi a esemplificare in modo materiale ciò a cui la canzone si riferisce.
La parte finale del disco è contraddistinta dalle collaborazioni: si incomincia con Spiral Cage, che ospita Dorian Nox, in grado di regalare al brano strofe hip hop e ulteriori dosi di oscurità.
C’è Gennaro Ferraro per Venus in Aquarius, frizzante di piccoli suoni, ondeggiante e un po’ orientale, che si allunga su ambienti che si fanno ancora una volta piuttosto torvi.
Fabio Fraschini collabora a Spleen & Ideal, che gioca con i ritmi e si fa vellutata. A chiudere ecco Ritual, con Pasquale De Rosa, ultimo passaggio sospirato nella sensualità, con ambiti sonori piuttosto minimali.
L’esplorazione di Anna Soares prosegue con un nuovo disco che si caratterizza per essere anche più oscuro del precedente. Il binomio amore/dolore (ma non come lo intenderebbe Gazzelle, diciamo) è ulteriormente analizzato, con modalità synth pop/dark wave, alla scoperta continua di una sensualità in chiaroscuro.

