E’ uscito il videoclip di 3000X di Blindur nella versione remix del brano a cura di Marco Messina, storico co-fondatore dei 99 Posse. Il video è il primo estratto da 3000remiX, il nuovo ep pubblicato da Blindur, progetto guidato dal cantautore e produttore Massimo De Vita.

Prima domanda quasi obbligatoria: perché sette versioni dello stesso brano?

L’idea di provare a remixare una mia canzone è nata un po’ per gioco; ma fatte le prime due versioni, ci abbiamo preso gusto! Ero certo, come autore, la canzone avesse tanto da dire e, come produttore, sentivo che 3000X potesse indossare più di un vestito.

In prima battuta eravamo arrivati a sei versioni, ma sette è un numero magico presso varie tradizioni e in un qualche modo questo numero chiude il cerchio con l’aspetto più rituale, estatico, della canzone.

Vorrei saperne qualcosa di più del video, evidentemente legato a concetti ancestrali. Come nasce il concept?

La sfida è stata quella di provare a rappresentare una liberazione, una trasformazione. Nella canzone c’è già questa traccia, c’è l’idea di provare a ritornare, liberandola, alla nostra parte più “animale”, rompendo il vincolo della “civiltà”, con tutte le catene, le costrizioni, le mutilazioni emotive e non del caso. In questo senso abbiamo affidato tutto a Marianna Moccia, una straordinaria performer napoletana, che ha saputo, spesso improvvisando, sintonizzarsi perfettamente sulla sensazione di fondo della canzone mettendo in scena una vera e propria evasione da se stessi. Per tutto questo è stata fondamentale la bellissima Maschera di Luca Arcamone e la sapiente regia di Alessandro Freschi.

In definitiva è un gioco di danza in un rito elettrico e ancestrale allo stesso tempo, capovolgendo alcuni significati: la “felicità”, o la ricerca di essa, così come comunemente accettata, con il suo bagaglio di individualismo e di sfrenata competitività, diventa coltello e prigione, perversione e dolore; mentre di contro la bestialità diventa il simbolo di una gioia primitiva, di un ritorno alle origini, di una verità più pura.

“3000x” fa anche un riferimento al G8 di Genova. Vorrei capire meglio la contestualizzazione del riferimento nel testo. 

Nella canzone ci sono, in maniera del tutto non narrativa, molti riferimenti a episodi della mia vita che in un qualche modo ho vissuto e che credo abbiano segnato indelebilmente il mio pensiero e la mia sensibilità. Potrei e dovrei raccontare una lunghissima storia per ognuna delle visioni oniriche che sono celate dietro le parole di “3000X”, ma nel caso specifico posso dire che “sento ancora quell’urlo ancestrale – il fantasma che suonò il trombone – le melodie di catene agitate” è un passaggio che fa riferimento a una sofferenza, un dolore che corre da tempo immemore come traccia nascosta, ma poi nemmeno così invisibile, sotto i piedi del nostro modello culturale di sviluppo di pochi ai danni di molti.

Nella storia recente, anche solo quella degli ultimi venti o trent’anni, ci sono stati tantissimi esempi di questa violenza in nome dello sviluppo, della ricchezza, della “felicità” del mondo occidentale e qualsiasi modello culturale, qualsiasi diversità, che mettesse in discussione questo presunto “sviluppo” è stato represso, schiacciato, massacrato. Penso alla Palestina, al Rojava, ma penso anche a Genova, all’alternativa di mondo che alcuni di noi sognavano e sognano, all’inaudita, gratuita, cieca violenza praticata dal sistema ai danni di chi non vuole una felicità che assomigli ad un coltello.

3000x parla (anche e forse soprattutto) di felicità. Se doveste dare una definizione sintetica del concetto per voi, quale sarebbe?

Sintetica è impossibile!!!

Qualcuno, in punto di morte, pare che lasciò scritto sulla parete di un vecchio bus in cui viveva in Alaska “la felicità è tale solo se condivisa”. Parte un po’ da qui la mia visione. Non credo in un modello di civiltà basato sulla competizione, sull’obbligo di dover essere il più bravo, il più ricco, il più bello, quello con più certezze, il più veloce, il più furbo. Questo sento che fa si che le persone siano private di una visione di bene collettivo, di benessere di tutti, per cui il gesto del singolo ha ripercussioni sempre e comunque sui suoi simili. In questo senso la felicità che mi piace è quella che riesca a spingerci a superare noi stessi, i nostri limiti, per essere migliori tutti, nel rispetto di tutti.

 Magari tutto questo può suonare un po’ da “nipote dei fiori”, ma in realtà, per esempio, gli attuali movimenti ambientalisti credo rappresentino una grande occasione in questa direzione. Parlerei altre 100 ore di questa faccenda, ma magari rimandiamo la questione a una prossima intervista e nel frattempo mi affido alle parole di 3000X!

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