Il cantautore siciliano nicolainmusica pubblica il nuovo singolo Pressioni, una sorta di messa a fuoco che riguarda identità, linguaggio e direzione. Il singolo si colloca in una fase in cui la scrittura sembra aver trovato un punto di equilibrio tra esposizione personale e capacità di intercettare una dimensione più ampia, condivisa.
Il tema del sentirsi fuori dal gioco si muove infatti su un doppio livello: da un lato l’esperienza individuale, dall’altro una condizione che riguarda una fascia generazionale precisa, sospesa tra aspettative esterne e difficoltà nel riconoscersi nei modelli dominanti.
All’interno di questo perimetro, Pressioni lavora per stratificazione. La componente fragile, già centrale nel percorso dell’artista, viene qui affiancata da una tensione più reattiva, quasi una forma di risposta emotiva che passa anche attraverso l’energia della produzione. Un tentativo di tenere insieme due spinte opposte: l’introspezione e la necessità di affermarsi. Il risultato è un brano che si muove con coerenza tra questi poli, sostenuto da una costruzione sonora che amplifica il contenuto senza appesantirlo.
Pressioni affronta il tema del sentirsi “fuori dal gioco”: è una sensazione generazionale o più intima?
Entrambi. Qui l’intimo sfocia facilmente nel generazionale. So bene che questa condizione è comune tra le persone della mia età, che spero colgano e apprezzino il messaggio contenuto nel brano.
Quanto è stato importante trovare una produzione che restituisse sia energia che fragilità nel brano?
La fragilità è uno dei leitmotif dei miei brani, ma in questo cerco anche di rispondere con una certa energia e con sentimento di rivalsa. La vera sfida questa volta è stata trovare una produzione che si sposasse bene anche con questa seconda anima più energica.
C’è un’immagine o un verso di Pressioni che senti particolarmente rappresentativo del tuo stato d’animo?
“Vedo gli altri cambiar forma ma il mio mondo rimane una pietra che non si sposta”. Raramente penso di aver rappresentato così bene una sensazione precisa che ho vissuto. È il verso che mi emoziona di più quando la canto.
Il tuo progetto ha un’identità visiva curiosa ma forte, a partire dal broccolo: come si collega questo immaginario alla tua musica?
L’idea del broccolo nasce anni fa dalla somiglianza coi miei capelli ricci. Poi mi sono accorto della bellezza di questa verdura che ha una chioma così complessamente perfetta. La mia musica non sarà sicuramente perfetta ma tende un po’ a rappresentare la complessità dei sentimenti, delle situazioni, e dei suoni.
Guardando al tuo percorso, cosa è cambiato nel modo in cui scrivi rispetto agli inizi?
Ho notato che nei miei lavori recenti riesco a essere un po’ meno astratto rispetto ai miei primi brani. A qualcuno sembreranno comunque testi poco diretti e comprensibili ma questo è quello che penso.
Se dovessi descrivere Pressioni a qualcuno che non ti ha mai ascoltato, da dove partiresti?
Da settembre. È il mese in cui tutto il mondo attorno riparte ed è facile sentirsi piccoli e insignificanti di fronte agli importanti eventi delle vite degli altri. E importanti spesso non perché lo abbiamo deciso noi. Parlo delle incombenze del lavoro, della famiglia, della società.

