Di Chiara Orsetti, foto di Isabella Rizzitano

Avrei dovuto intervistare Brunori Sas, che ieri, 23 gennaio, è arrivato a La Feltrinelli di Genova per presentare il suo nuovo album Cip!. Avrei voluto chiedergli un sacco di cose, considerando che in meno di un mese il suo disco è diventato uno dei piccoli grandi capolavori della musica italiana, osannato dal pubblico e ancor più dalla critica. E poi con Dario avrei voluto proprio chiacchierare, come si fa con gli sconosciuti sul treno dopo qualche ora di viaggio trascorsa accanto e in silenzio.

Perché sì, a dispetto di quanto tutti dicono per me Brunori è uno di noi, lontano dal divino e vicinissimo al sentire comune. La sua grande, grandissima dote è quella di saper comunicare con parole semplici concetti spesso ostili, e non sempre musicali. Il dolore degli altri, a detta sua, è utile per raccontare il proprio sotto mentite spoglie, e questo è ciò che spesso chi scrive fa, magari anche senza rendersene conto. Se poi riesce a toccare il cuore di tutti, la formula è senza dubbio vincente.

Dico avrei perché alla fine è mancato il tempo per i giornalisti, ma ne ha dedicato parecchio al suo pubblico: una scatola contenente le domande di chi ha partecipato all’incontro hanno fatto da spalla alla grande personalità di Brunori, che tra una battuta sulla santità che gli hanno appioppato e la necessità di vendere per vedere crescere il conto in banca regala sorrisi mentre parla e brividi quando canta imbracciando una chitarra.

Si è parlato di Sanremo, ormai alle porte, non tanto per il futuro quanto per l’esperienza dello scorso anno come ospite degli Zen Circus sia stata una scelta ben precisa, condivisa con l’amico inaspettato Andrea Appino, con cui ha in comune molto più di quanto si possa immaginare dalle apparenze.

Dario Brunori dimostra sempre come l’intelligenza e il garbo non abbiano bisogno di urla o di argomenti pruriginosi per rendersi evidente e tangibili: a chi gli chiede quali cambiamenti siano intervenuti nel corso degli anni risponde semplicemente che ogni album rispecchia il periodo in cui è stato concepito, in un processo non pensato ma sentito, e forse neanche mai completamente risolto. La natura ci vuole paurosi, lo vuole pauroso, ma la scelta è di provare attraverso le canzoni a comunicare a chi ascolta i timori per condividerli e renderli meno spaventosi.

In platea anche l’ormai noto fratello Alessandro, seduto in prima fila e visibilmente ancora emozionato per essere diventato famoso inconsapevolmente.

Dopo aver risposto alle domande, chitarra in mano, Brunori ha regalato al pubblico 3 brani estratti da Cip!: Per due che come noi, Al di là dell’amore e Il mondo si divide. Durante l’esibizione, una strofa al posto dell’altra, la presa di coscienza, e l’autoironia nel farlo notare e ricominciare da capo.

Credo sia questo che rende speciale Brunori e la sua arte: non è affatto il superuomo che vuole far credere, ammette l’errore, ci scherza su, e continua per la sua strada senza far finta di essere quello che non è. Che poi è una lezione di vita che dovrebbero imparare tutti, soprattutto da chi vorrebbe essere un esempio.

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