Esce oggi, venerdì 13 marzo 2026, per l’etichetta ad est dell’equatore Quinto Quarto, il quarto album di inediti di Carmelo Pipitone (in vinile, e anche sugli store digitali da maggio).
Il chitarrista e fondatore dei Marta sui tubi torna a due anni di distanza da Piedi in acqua con un nuovo lavoro: undici brani composti in questo ultimo periodo che si muovono agevolmente tra inglese, italiano, siciliano e arabo.
Nel mio Quinto Quarto c’è fame e verità, mani ruvide e odore forte, storia popolare e illusione perché la nobiltà nasce dalla trasformazione degli elementi e ciò che era poco nutre tanta gente e quel che resta diventa festa
Carmelo Pipitone traccia per traccia
L’introduzione al disco è solenne e cinematografica per scelta: Mother’s Love è un brano breve ma grandioso, del tutto strumentale, che Pipitone mette in relazione con i sentimenti che gli evocava la colonna sonora di Ben Hur quando era bambino.
Più tranquilli gli ambienti nei quali si muove OM, quasi campestre ma con qualche stilla di inquietudine a percorrerla da capo a fondo. L’inquietudine si fa levantina con Boffe a Manu China, cantata in dialetto siciliano (marsalese? Trapanese? Non chiedetemi troppo ora), che promette schiaffi a mano piena e li mantiene anche, almeno a livello sonoro.
Risonanze di chitarra classica costruiscono la struttura di Cane fantasma, evocativa e fitta di suoni pur rimanendo minimale nei modi, ma anche variabile per umori e sensazioni. Molto cantautorale, almeno sulle prime, Filo di lana, che poi scivola dall’italiano all’inglese e manifesta ispirazioni internazionali variegate e nobili. L’esito del brano è elettrico e innervato, in modo improvviso e imprevisto.
Atmosfera giusto leggermente differente quella che si incontra in Scemo Shuffle, insieme a Gnut divertissement per chitarra, voce e battimani, con il concetto dello “scemo” piuttosto rimarcato. Con chiusura che accenna agli White Stripes.
Arpeggi fitti aprono Tossica mente, che torna ad atteggiamenti più composti. Il pezzo è densissimo di contenuti e di suoni, e cresce in modo piuttosto impetuoso, parlando di lacrime amare e di tradimenti di sé.
Meno cupa Livido al cuore patetico, che pure si pone interrogativi inquietanti e parla di uccisioni veloci e di morte che bacia in bocca. Ma le sonorità accarezzano più che colpire.
Viaggia nell’intimo Barabba, che canta in arabo la vicenda del presunto assassino, ma anche ribelle e rivoluzionario, salvato dal popolo al posto di Gesù Cristo. C’è il pianoforte a raccontare Solchi tra le mani, che sa di memorie, di Paolo Conte e di profonda tristezza. Ma il brano non si adagia, anzi si fa irruente, con movimenti ascensionali: “Suona sempre, amico mio“.
C’è bisogno di chiudere con tranquillità e un pizzico di blues in Quasi aprile, malinconica uscita dall’album.
La strada che Carmelo Pipitone si sta costruendo, a volte con la dinamite, a volte con lo scalpello, è piuttosto delineata ma non per questo non riserva sorprese. E di sicuro riserva sempre canzoni ispirate, piene, convincenti e che meritano svariati ascolti. Questo disco non fa eccezione e anzi aggiunge sfaccettature nuove e più profonde.
Chi è Carmelo Pipitone
Chitarrista, polistrumentista, cantante, autore e produttore, Carmelo Pipitone nasce in Sicilia, a Marsala, nel 1978, dove trascorre i primi anni di vita e – giovanissimo – studia chitarra e compone le prime canzoni.
Nel 2001 si trasferisce a Bologna dove – insieme a Giovanni Gulino – forma i Marta Sui Tubi, progetto che lo vedrà impegnato per 15 anni, raggiungendo il picco di popolarità grazie alla partecipazione al Festival di Sanremo 2013.
Durante l’esperienza con i Marta sui Tubi ha occasione di collaborare con molti artisti di grande fama, fra i quali Lucio Dalla, Franco Battiato, Enrico Ruggeri, Antonella Ruggiero, Paolo Benvegnù, Moltheni, Marlene Kuntz, Cristina Donà.
Nel 2017 intraprende la carriera solista e nel 2018 pubblica il suo primo album, Cornucopia, prodotto da Lorenzo Esposito Fornasari. Disco introspettivo, sanguigno, disturbante che porta in giro per l’Italia accompagnato da Nicolas Roncea, suo amico fraterno.
Segue Segreto Pubblico pubblicato nel 2020; la produzione artistica è nuovamente affidata alle sapienti mani di Lorenzo Esposito Fornasari che questa volta lo segue in tour inserendo elementi elettronici al suo spettacolo. Grazie a “La Fabbrica” gira lo stivale in lungo e in largo e nel 2023 pubblica il suo primo disco che cattura l’essenza dei suoi live Solo dal vivo.
Nel 2024 è la volta di Piedi in Acqua, prodotto da lui e da Federico Fiamma, un disco maturo, diverso, a tratti destabilizzante che mostra un Carmelo sempre in continua ricerca ed evoluzione. Ne seguirà un lungo tour questa volta accompagnato dal chitarrista pavullese Massimiliano Codeluppi.
Nel tempo, in parallelo, sviluppa altri validi e apprezzati progetti, fra i quali Dunk (con i fratelli Ettore e Marco Giuradei, Luca Ferrari dei Verdena e Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz) e O.R.K. (con Pat Mastelotto dei King Crimson, Colin Edwin dei Porcupine Tree e Lef, gia con Obake e Berserk) Imum Coeli, con Stefano Orzes e Vanni Garoia, produce lavori di Monolith Grows, Diamarte, Federico Fiamma, Arousal e collabora con molti artisti della scena indipendente.

