Esce oggi 20 novembre Segreto pubblico, il secondo album da solista di Carmelo Pipitone, chitarrista e co-fondatore del gruppo Marta sui Tubi e membro delle band O.R.K. e Dunk.

Il disco, che vede nuovamente la produzione artistica di Lorenzo Esposito Fornasari, già al lavoro al fianco di Carmelo Pipitone nel precedente Cornucopia, è stato anticipato dal singolo e video Le mani di Rodolfo, seguito dal secondo estratto Gabriè.

Musicista dalla creatività instancabile e dalla grande originalità compositiva, Carmelo Pipitone ha fatto della potenza del suono e di un linguaggio ossimorico e viscerale i suoi marchi di fabbrica, consegnando, a due anni di distanza dall’esordio solista, 11 nuovi brani che presenta con queste parole: “Terrore, ricordi di felicità, mani che sfiorano, amici scomparsi, lettere perdute nel tempo, sogni, incubi, passioni, abusi, cadute e ricadute, vertigini della mente, allucinazioni e ossessioni. Queste 11 canzoni sono il ritratto del nostro lato oscuro, è un segreto che tutti possono toccare come si tocca un livido anche se ci fa male.” 

Carmelo Pipitone traccia per traccia

L’Intro è molto morbida e levigata: meno di due minuti di chitarra acustica che scivola con dolcezza. “Basta, io torno a raccontare”: tutt’altre atmosfere quelle di Nera, che ha un passo drammatico e un cantato/recitato che celebra un climax molto violento e ruvidissimo.

Si parlava di spalle (che si addormentano) nel brano precedente, ma ecco Le mani di Rodolfo, un po’ più rilassata benché anche qui la voce produca parole a fiotti, ma con umori avvolgenti e sonorità che hanno qualcosa di orchestrale e un flauto che sa di progressive.

Gabrié ricorre a cori, dialetto, suoni dalle influenze orientali e un drumming martellante. Abbastanza assatanata, la canzone ha passaggi strumentali anche piuttosto articolati e sconfina in zone math rock.

Qualcosa del progressive italiano degli anni Settanta (tipo il Banco di Darwin!) emerge da L’intelligenza delle bestie, pezzo piuttosto breve ma anche schizofrenico per mood.

Sussurrata, ma senza dolcezza, ecco Giusti, piuttosto insinuante e con qualche pizzico di malignità. Sensazioni che tutto sommato condivide con Lei: un ritratto femminile di una donna che ha “Nella testa la peste”, fra altri cori che si sollevano e un sassofono che offre qualcosa di più all’inquietudine.

Il mio vecchio mondo è un intermezzo recitato (o meglio, raccontato) in mezzo al temporale. Si torna in Sicilia con Abbuccamo, guidata soprattutto dalla voce, con la chitarra che segue e accompagna.

Qualche virtuosismo in partenza per Vertigini in mare aperto, che si fa presto piuttosto elettrica e voluminosa. C’è il pianoforte, e c’è Ettore Giuradei come autore del testo, in Ogni giorno e io, che cresce piano prima di chiudere il disco.

Ci ha evidentemente preso gusto, Carmelo Pipitone, che dopo Cornucopia non lascia passare troppo tempo per pubblicare un secondo disco che forse suona anche più libero e senza freni. Accanto alla maestria assoluta dal punto di vista strumentale, anche i contenuti convincono del tutto: benché le tentazioni progressive (e quindi a sfociare in suite o simili) siano evidenti, Pipitone sa dove fermarsi e come costruire canzoni “vere”.

Anzi, spesso i brani del disco sono brevi come schegge impazzite, tutti animati da impeti narrativi e spesso con atmosfere e sonorità molto variabili. Ogni pezzo del puzzle trova il proprio posto, per un lavoro che va in direzioni differenti dal trend del momento, ma lo fa con una sapienza tale da risultare totalmente contemporaneo.

Genere: alternative rock

Se ti piace Carmelo Pipitone assaggia anche: I Segreti di Hänsel

Pagina Facebook