C’mon Tigre, “Lumina”: la recensione

Ascoltalumina di c'mon tigre
C’mon Tigre, “Lumina”: la recensione

C’mon Tigre pubblica Lumina, il nuovo album che porta a compimento un percorso creativo sviluppato nell’arco di oltre un anno attraverso l’uscita di una serie di singoli e una sperimentazione live condivisa con il pubblico ben prima della sua pubblicazione.

Composto da tredici brani, Lumina rappresenta un nuovo approdo nella ricerca del duo. Se nei lavori precedenti elettronica, strumenti acustici e sperimentazione convivevano come elementi complementari, qui l’elettronica diventa l’architettura stessa del suono.

Arpeggiatori e sequenze ritmiche dialogano con oud, violoncello, xilofono, vibrafono e percussioni, dando vita a un flusso continuo in cui anche la voce perde la propria funzione narrativa per trasformarsi in materia sonora.

C’è una domanda che attraversa tutto il disco, e non è estetica: è su come si fa musica adesso, in un momento in cui la tecnologia ha cambiato non soltanto gli strumenti ma il modo in cui percepiamo il suono, il tempo, la presenza fisica. La risposta che abbiamo cercato non è una sintesi tra mondi opposti. È qualcosa di più instabile: un equilibrio che non si chiude mai, che tiene insieme corpo e macchina, ritualità e sperimentazione, senza che nessuno dei due lati prevalga o venga ridotto a citazione dell’altro

C’mon Tigre traccia per traccia

Il lavoro prende il via dai mormorii di Enter, che parte lenta e con ampiezza, salvo poi farsi serrata per quanto riguarda ritmi e dinamiche, anzi quasi frenetica, difficile da rallentare e obbligatoria da seguire.

The Beautiful Glitch è piuttosto aderente al proprio titolo: altri vocalizzi decostruiti, stratificati, elettronificati, in grado di rotolare su un ritmo frammentato. A stendersi sul tutto, un falsetto che ha caratteristiche soul per restituire un po’ di anima a tutti questi struggimenti sintetici.

Ci si trasferisce nel vicino oriente per Vanta, che oscilla fra le inquietudini. Il brano si trasforma in una danza fra suoni leggeri che si intrecciano e si alternano, viaggiando in modo fluido e vivace, sempre accompagnati da dinamiche in continuo movimento.

Ecco poi Driver Idle, con Perry Mansun e con una profonda componente r&b, almeno nel cantato. La parte puramente sonora segue altri percorsi ricchi di tensione, quasi componendo autonomamente delle spy story sulle quali ballare. Intermezzi vocal-rappati-recitati aggiungono pathos al brano.

Idee totalmente africane quelle che porta con sé Nanã, ricca di cori e di tamburi. L’escursione dura poco ma lascia presto spazio a Burukê, che esplora ulteriormente ritmi, abbeverandosi a fiumi che vanno dal Gange allo Zambesi.

Anche con Sawa il ritmo è protagonista ed è sempre più accelerato, forse perché impegnato in qualche inseguimento mentale di cui non sappiamo nulla, se non che ci porta con sé. Coro femminile e controcoro maschile dialogano sulla piattaforma musicale, che mescola gli elementi in modo morbido.

Profonda malinconia e battiti altrettanto profondi per Both Sides of the Moon, che si fa sporcare dai glitch ma mantiene una linea molto integra, lungo la quale disegna una melodia piuttosto struggente.

Si viaggia con Riad, che riprende i battiti ravvicinati, sempre tra piccoli suoni elettronici che popolano il brano. La danza si fa lunga e non smettere si spingere. Si cambia continente con le onde di Ceiling Drip Gospel, insieme a TYTO, per un viaggio che mescola alto e basso, facendo collidere morbidamente gli opposti.

Altra escursione all’est con We Were Here, Technically, ma qui la componente elettronica si fa prevalente e prende sempre più campo, fino alla fine. Gioca su suoni alti e altissimi Late Checkout, senza rallentare mai.

Chiusura di nuovo dai colori africani con K//AK//A, apparentemente gutturale e invece molto fluida nonostante le punteggiature ritmiche.

Cinque album e dodici anni di scavo nel progetto C’mon Tigre fanno constatare una profondità e una ricchezza di lavoro che non ha moltissimi paragoni nella musica alternativa italiana. Capaci di far risuonare un brano jazz, funk, r&b, elettronico, world music a seconda di come lo si guardi (e ascolti), i due padroneggiano la materia in modo totale.

In questo caso i brani sono quasi sempre giocati sulla corsa, spinti a ritmi molto alti, in modo da muovere al ballo, ma senza mai perdere di vista nemmeno un dettaglio sonoro, a suffragio di una creatività mai ferma e sempre alla ricerca di scenari differenti.

Chi è C’mon Tigre

C’mon Tigre è un duo che rappresenta il cuore creativo attorno al quale si struttura un collettivo omonimo, composto da artisti uniti dalla passione di spingersi oltre i confini del suono e del genere. Il suo stile è una fusione ipnotica di jazz, funk, elettronica e world music, che si traduce in un paesaggio sonoro che sfida la facile categorizzazione.

Nato nel 2014, il progetto si è subito ritagliato uno spazio unico nel mondo della musica contemporanea, distinguendosi per il suo approccio innovativo alla composizione, caratterizzato da un profondo legame con le arti visive e le animazioni cinematografiche. La discografia del collettivo riflette il suo incessante impegno nel campo della sperimentazione, ma anche la sua profondità e il suo impegno intellettuale, con album che toccano questioni sociali e politiche e temi come la connessione umana, approfondendo argomenti che facciano riflettere.

Il 23 novembre 2023 C’Mon Tigre ha pubblicato Habitat. L’album è stato presentato con diverse interviste e servizi in trasmissioni televisive e radiofoniche nazionali. Nel corso degli anni C’mon Tigre ha continuato a evolversi, collaborando con alcuni dei più talentuosi artisti nel campo della musica e delle arti visive: una ricerca intensa e inarrestabile, che lo ha reso uno dei progetti più dinamici e affascinanti, imperdibile per chi è alla ricerca di esperienze sonore uniche e all’avanguardia.

Il 6 dicembre 2024, il collettivo ha dato vita a un nuovo capitolo della sua sperimentazione con la pubblicazione dell’album Soundtrack For Imaginary Movie Vol 1: un lavoro che lo ha visto adottare, per questo side project, un nuovo nome, C’mon Tigre – Instrumental Ensemble, per la composizione di colonne sonore di film immaginari a partire da testi realizzati in collaborazione con l’intelligenza artificiale, nella ricerca di nuovo equilibrio tra creatività umana e tecnologia.